Pd, da Alessandria tamburi di guerra
17:43 Giovedì 12 Giugno 2014 6Dopo l'esclusione dalla giunta regionale e la doccia fredda della Corte d'Appello che sbarra la porta di Palazzo Lascaris al terzo candidato, il partito mandrogno alza i toni con Borioli: "Un calcio nelle reni a tutto il territorio". Ma Novara esulta
La questione di Alessandria, per Sergio Chiamparino e Davide Gariglio, ormai è una maledizione, incominciata tra promesse e delusioni su candidature avanzate e poi abortite, finita, si fa per dire, tra volar di stracci dopo l’esclusione di una rappresentanza mandrogna in seno alla giunta e diventata ancora più insopportabile da quando i conteggi ufficiali hanno fatto svanire la possibilità di assegnare alla circoscrizione alessandrina il seggio resosi disponibile dall’opzione di Aldo Reschigna, spegnendo le speranze del primo degli esclusi, Graziano Moro, e limitando a due consiglieri la “delegazione” di quella che demograficamente è la terza provincia piemontese.
E se quella alessandrina per Gariglio e Chiamparino può sembrare una maledizione non v’è dubbio che sia una brutta gatta da pelare. Una questione che lo stesso Gariglio, ancora ieri, ha ripetuto di voler risolvere in un incontro con i vertici alessandrini del partito e lasciando intendere che, chiusa ogni possibilità di rimaneggiare la giunta, “la questione della rappresentanza alessandrina si porrà nell’ambito del consiglio regionale”. Una rassicurazione che non smorza affatto la tensione, tantomeno apre a una silenziosa attesa tra i dirigenti locali. Il senatore Daniele Borioli affida a una nota la sua severa critica circa i criteri che hanno portato, per la prima volta nella storia della Regione, la provincia alessandrina a non avere alcun membro all’interno dell’esecutivo e, soprattutto, sul fatto che non si sia dato ascolto a tempo debito delle legittime istanze: “Nonostante la questione sia stata posta, ancora sabato scorso, nelle sedi proprie, in modo pacato seppure fermo. Ed è spiacevole pensare che le spiegazioni non siano state date solo perché non ce n’erano, di convincenti, da fornire. Così il tema è stato tout-court eluso. Un niente sordo, non spiegato”.
Elenca numeri, a supporto di quel riconoscimento atteso e non arrivato, Borioli: “La provincia di Alessandria ha dato a Chiamparino oltre 97mila voti, terza dopo Torino e Cuneo. Il Partito Democratico della provincia di Alessandria ha dato a Chiamparino circa 72.000, terza dopo Torino e a una manciata di voti da Cuneo. Eppure, Torino a parte, Cuneo esprime nella Giunta di Chiamparino due assessori e Alessandria nessuno. Più in dettaglio, oltre ai torinesi, il Pd avrà in giunta un assessore di Cuneo, dove i voti sono stati di poco superiori a quelli ottenuti in provincia di Alessandria, nell’ordine di un paio di migliaia, e poi un assessore a Novara dove ci sono stati 8mila voti in meno di Alessandria, Asti e Verbania, dove i voti sono stati meno della metà”. Per il senatore dem non sono poche le situazioni in cui vive il territorio alessandrino che avrebbero dovuto, al di là del riconoscimento politico, portarla ad avere un esponente in Piazza Castello: dalla grave condizione che ha investito il capoluogo a causa del default prodotto dalla precedente amministrazione di centrodestra, alla crisi di alcuni dei suoi più importanti distretti produttivi, al punto da esporre, nell’ultima analisi congiunturale, dati peggiori di quelli relativi agli altri territori del Piemonte, fino al fatto di essere interessata da un complesso processo di infrastrutturazione, legato al “terzo valico”, che richiede un delicato lavoro di inserimento territoriale, per non dire delle forti propensioni centrifughe, verso Liguria e Lombardia, accentuate negli ultimi anni da un indirizzo delle politiche regionali messe in atto da Cota, che l’hanno molto penalizzata, nel campo dei servizi sanitari, dei trasporti e della logistica, degli insediamenti universitari.
Questi e altri motivi Borioli li ha elencati a tempo debito al segretario regionale e al neopresidente, ma come dice allo Spiffero, in maniera ancor più diretta e con toni assai più duri di quelli usati nella nota, «l’assenza di un rappresentante del territorio alessandrino dalla giunta regionale è inspiegabile e inspiegata. Non da Chiamparino e neppure dal Pd piemontese. Ho esercitato responsabilmente la mia funzione ponendo la questione negli organi del partito. La risposta è stato un calcio nelle reni al territorio». Il senatore allarga il ragionamento e arriva a dire che «non si tratta di un affronto solo al Pd, ma all’intero territorio alessandrino che Chiamparino avrebbe potuto far rappresentare in giunta anche da un non eletto nelle nostre liste, una personaggio esterno anche alla politica purché si riconoscesse nel programma. Invece niente, neppure in questo senso».
Una chiusura totale che, a questo punto, spalanca le porte a una polemica e a frizioni che solo un’improba soluzione annunciata da Gariglio potrebbe forse attenuare. «Questa ferita non si rimargina con uno strapuntino a mo’ di cerotto», precisa Borioli. Il quale lancia anche un messaggio ben intellegibile guardando alle caselle già riempite, in base ad accordi, per quanto riguarda il Consiglio regionale, dove la neo costituita corrente di renziani della seconda ora, che fa capo a Piero Fassino, ha nella presidenza di Mauro Laus un punto fermo. «Bisogna capire se il partito democratico piemontese vuole continuare a seguire la logica di assegnazione dei posti accontentando quelle correnti che Renzi ha giustamente detto di doversi rottamare e superare oppure – sostiene Borioli - riconoscendo la rappresentanza ai territori. Non mi risulta che Fassino o altri siano titolati a decidere in questo frangente. C’è un partito, una segreteria e vedremo quale sarà la risposta».
Dopo il calcio nelle reni, Borioli avverte: «non è che adesso, per accontentarci ce ne danno uno meno forte negli stinchi». Altro che grana, insomma. Accentuata, se possibile, dallo svanire della speranza, che pareva quasi certezza, di veder ripescare il primo escluso. I numero ufficiali dicono altro: a
seconda di come opterà Reschigna (eletto sia nel listino, sia nella lista del Verbano-Cusio-Ossola), a Palazzo Lascaris entrerà il segretario provinciale cuneese Emanuele (Momo) Di Caro oppure il novarese Domenico Rossi, detto Mimmo. E proprio nei confronti di quest’ultimo arriva oggi il forte endorsement della senatrice democratica Elena Ferrara: «La meritata nomina del novarese Augusto Ferrari nella giunta presieduta da Chiamparino, proprio per il delicato ruolo di rappresentanza di tutti i piemontesi in materia di Politiche Sociali e Casa, suggerisce l'ingresso di un secondo rappresentante di Novara e provincia a Palazzo Lascaris». Per la parlamentare di Oleggio «la presenza di Mimmo Rossi in Consiglio sarebbe un valido punto di riferimento per il Piemonte Orientale e premierebbe l’importante contributo dell’elettorato del Novarese e Vco al risultato ottenuto dal Partito». Una questione di rappresentanza che per la Ferrara trova conferma nei numeri: «Con oltre 5mila e trecento preferenze, Rossi, risulta il più voltato tra gli esclusi, non solo nel Novarese, ma in tutte le province piemontesi e anche in un’ottica che guarda a Expo 2015 e a fronte del grande potenziale riconosciuto ai nostri laghi così come all'Ovest Ticino risulta necessario garantire la giusta attenzione al Piemonte Orientale e ai suoi cittadini». Nell’attesa di sapere se la scelta di Reschigna (e del Pd regionale) aprirà le porte al novarese Rossi o al cuneese Di Caro, Gariglio dovrà trovare il modo per evitare che altre porte, quelle del partito alessandrino che per domani sera ha convocato la segreteria provinciale, non sbattano rumorosamente. Magari in faccia a qualcuno. (s.r.)



