“A noi la presidenza del Consiglio”
08:00 Sabato 14 Giugno 2014 3Il Pd alessandrino rivendica per il "suo" Ravetti la poltrona promessa da Fassino e Gariglio a Laus. Ambasciatrice della "pressante" richiesta unitaria la sindaca Rossa. "E se non dovesse riuscire esca dalla segreteria regionale"
Nessuno lo ammetterà mai, ma dietro l’inattesa quanto spiazzante mossa di una santa alleanza tra la componente bersaniana e quella renziana della prima ora in quel di Alessandria non c’è solo la richiesta ferma e pressante di ottenere dal partito regionale la poltrona di presidente del consiglio regionale e farvi sedere l’attuale segretario provinciale Mimmo Ravetti. C’è, o almeno s’intravvede un pericoloso gioco del cerino che le circostanze, ma non solo quelle, fanno sì che finisca in mano a Rita Rossa. Le circostanze sono quelle che individuano nella sindaca del capoluogo l’unico alessandrino in segreteria regionale, ma il cerino è stato acceso ieri nella segreteria provinciale alessandrina dove si è decisa la linea: chiedere formalmente e con forza a Davide Gariglio che il territorio mandrogno, escluso per la prima volta nella storia dalla giunta regionale, abbia la sua rappresentanza con l’attribuzione a un suo consigliere della presidenza dell’assemblea di Palazzo Lascaris. Ad avanzare la richiesta dovrà essere proprio lei, Rita Rossa. «E se non dovesse riuscire credo si dovrà convenire sulla opportunità di chiedere il ritiro di Rita dalla segreteria regionale» aggiunge, come innescando una bomba ad orologeria, Graziano Moro renziano della prima ora, fedelissimo di Enrico Morando, rimasto fuori dal ripescaggio in virtù del conteggio ufficiale della Corte d’Appello, quando ormai era dato per certo il suo ingresso nel parlamentino piemontese.
Dal summit provinciale di ieri non è uscita soltanto al richiesta di avere la presidenza, ma è stato pure indicato il nome di colui che la dovrebbe occupare. E se l’appoggio a Mimmo Ravetti era scontato da parte della componente bersanian-cuperliana, cui egli è stato il candidato di riferimento, non altrettanto si sarebbe potuto pensare dai renziani. Che invece non hanno avuto la minima titubanza addirittura proponendo e caldeggiando il nome del segretario neoconsigliere. Ancora lo stesso Moro, pur dall’estero dove si trova per qualche giorno, ha inviato messaggi inequivocabili a favore del segretario, trovando immediato appoggio nel senatore Daniele Borioli - «Sono assolutamente d’accordo» - che insieme al collega Federico Fornaro aveva già duramente criticato la mancata rappresentanza del territorio alessandrino in seno alla giunta Chiamparino.
Insomma, niente strapuntini di consolazione, ma la poltrona presidenziale. Pur non facendo finta di non sapere che quella poltrona è già stata destinata a Mauro Laus e che dietro si staglia l’ombra lunga di Piero Fassino, gli alessandrini spiegano che la loro non è una richiesta fatta tanto per farla. Lo stesso Borioli non più tardi di ieri l’altro proprio allo Spiffero aveva detto chiaramente che «bisogna capire se il partito democratico piemontese vuole continuare a seguire la logica di assegnazione dei posti accontentando quelle correnti che Renzi ha giustamente detto di doversi rottamare e superare oppure riconoscendo la rappresentanza ai territori. Non mi risulta che Fassino o altri siano titolati a decidere in questo frangente. C’è un partito, una segreteria e vedremo quale sarà la risposta». E se la risposta attesa
è quella di indicare in Mimmo Ravetti il presidente del consiglio regionale, la domanda a Gariglio deve porgliela Rita Rossa. Lei che in campagna elettorale si è spesa allo spasimo nel sostenere l’altro consigliere eletto, Valter Ottria indicato (anche) da Paolo Filippi come il suo candidato dopo che erano naufragati i tentativi dello stesso Filippi di entrare nella rosa degli aspiranti consiglieri regionali. “Vorrete mica che votiamo i nostri carnefici?” aveva detto Filippi ai suoi fedelissimi, all’inizio della campagna elettorale, riferendosi proprio al renziano Moro e al segretario provinciale bersaniano Ravetti, annunciando il suo endorsement per Ottria. Moro e Ravetti e le loro componenti erano (e sono) per Filippi le barricate alzate per impedirgli di candidarsi. Da lì in avanti è stato una campagna elettorale dura e divisiva, anche nei brindisi pre e post risultati. Fassino dopo aver presenziato alla chiusura della campagna elettorale con tutti e quattro i candidati, si spostò di qualche centinaia di metri per alzare i calici a favore di Ottria, con tanto di foto opportunity e, naturalmente Filippi e Rossa. Lei, che non ha mai negato la volontà di aprire la via a un percorso del partito a livello provinciale legato a filo doppio con il sindaco di Torino, oggi si trova a dover assolvere a quel mandato deciso all’unanimità, magari con qualche mal di pancia ben dissimulato da parte di qualcuno, in segreteria provinciale.
Che Rita Rossa sia “profondamente delusa” dalla mancanza assoluta di una rappresentanza alessandrina in giunta regionale lo aveva detto e ripetuto in questi giorni. Che siano falliti i tentativi di trovare un posto a Filippi nell’esecutivo hanno certamente accresciuto la sua delusione, tanto da farle dire, nei giorni scorsi, “non è questione di nomi, ma di territorio. Chiunque va bene, purché la provincia alessandrina abbia la presenza che le spetta”.Forte di questi presupposti non le dovrebbe costare troppo andare a chiedere a
muso duro a Gariglio di tirare una riga sul nome di Laus e mettervi al suo posto quello di Ravetti. Ma sa bene la Rossa quale sia il legame tra Laus e Fassino e quanto quest’ultimo punti sul presidente in pectore, già il lizza per un assessorato, per la ricostituzione dell’Area Dem di cui lei stessa dovrebbe essere la punta di diamante alessandrina e per tutto quel Piemonte che non è Torino. Senza rivangare i “carnefici di Filippi” di cui secondo il presidente della Provincia farebbe parte l’uomo per cui la sindaca ora deve andare a chiedere la poltrona più importante di Palazzo Lascaris, difficile pensare che le parole pronunciate poco prima delle elezioni dal senatore Fornaro abbiano avuto il seguito auspicato: “Adesso siete quattro candidati, ognuno corre per vincere, la campagna elettorale ha anche momenti di tensione e di scontro, ma finite e elezioni il partito deve tornare ad essere compatto. Tutti uniti”. Compatti nell’avanzare la richiesta a Gariglio, lo sono. Ma quell’ambascia affidata a Rita Rosa sembra una bomba a orologeria. Che qualcuno ha innescato e chissà se qualcuno vorrà e potrà evitare che esploda. (s.r.)



