DIRITTI & ROVESCI

Cattaneo accusa la politica: “Complice di sciamani e ciarlatani”

La scienziata e senatrice a vita anticipa allo Spiffero il suo intervento inaugurale della Festa "democratica metropolitana" di Torino. "Le istituzioni dovrebbero essere vicine a malati e famiglie". E sul caso Stamina plaude all'iniziativa di Guariniello

“Non ci si può rendere complici degli sciamani” e, quindi il pm Raffaele Guariniello sequestrando i preparati e bloccando le infusioni praticate da Stamina negli Spedali di Brescia “ha fatto quel che andava fatto quando si è in presenza di farmaci, e uso questa parola tra virgolette, inefficaci e pericolosi”. Elena Cattaneo, ricercatrice di fama mondiale, cofondatrice e direttore di UniStem, il Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università Statale di Milano, coordinatore del consorzio europeo Neurostemcellrepair  e dall’agosto dello scorso anno senatrice a vita, non ha dubbi sulla assoluta necessità del provvedimento assunto dal magistrato torinese. In un colloquio con Lo Spiffero, la scienziata torna a puntare l’indice accusatore contro quelli che definisce “sciamani e ciarlatani”, ma ne ha anche per la politica «troppo spesso traballante e impreparata» davanti a temi su cui, invece, «dovrebbe allearsi con la scienza e fare molto di più di quanto non abbia fatto fino ad ora per aiutare le famiglie che vivono il dramma di malattie sulle quali la ricerca lavora, ma non ha ancora trovato rimedi efficaci e definitivi».

 

Concetti e rimbrotti che la Cattaneo ribadirà anche in un luogo dove la politica celebra uno dei suoi riti: la Festa democratica “metropolitana” di Torino che si aprirà proprio con un intervento della ricercatrice insignita del laticlavio da Giorgio Napolitano. Ma adesso, quando ancora le polemiche sulla decisione di Guariniello infiammano il dibattito, proprio nella città in cui il guru Davide Vannoni ha mosso i suoi passi grazie al sostegno di numerosi esponenti politici, i suoi j’accuse sembrano prediche fatte ormai tempo addietro nel deserto, della politica soprattutto, ma non solo. «Va detto che nell’ospedale di Brescia è stato permesso il trattamento di pazienti con sostanze pericolose e questo con medici silenti a dispetto della deontologia medica».  Sostanze pericolose di cui non esiste un protocollo e soprattutto nelle quali si è accertata la presenza «come confermato dalle analisi dell’Aifa già nel 2012, di detriti di tessuti, cellule morte, cellule ossee e nessuna traccia di staminali». Giusto, dunque e soprattutto «indispensabile che la magistratura ordini l’interruzione di trattamenti che la scienza medica non riconosce».

 

Per la professoressa Cattaneo va fatta chiarezza, tra l’altro, su un punto nevralgico della vicenda: «Non esiste la libertà per i cittadini di trattarsi con le pozioni più diverse e soprattutto le istituzioni non devono consentire a ciarlatani e sciamani di approfittare dei drammi delle famiglie dei malati». Eppure fino ad oggi non è andata così: magistrati che ordinano la prosecuzione delle infusioni, altri che le bloccano. Una situazione paradossale figlia anche, a detta della ricercatrice, di decisioni delle istituzioni e della politica a dir poco discutibili. Come il decreto dell’allora ministro della Salute Renato Balduzzi che nel 2013 consentì la prosecuzione del trattamento per i quattordici pazienti ai quali erano già state infuse le preparazioni di stamina: «Quel decreto è stato un passaggio deleterio. Lo dissi anche a Balduzzi. Il Senato poi stravolse in peggio il testo e la Camera non riuscì ad evitarne le conseguenze negative, tra le quali pure l’avvio dei lavori della prima e poi seconda commissione scientifica». Accertamenti quelli disposti dal ministero che la Cattaneo definisce «folli, come è folle predisporre accertamenti su un preparato in merito al quale già scienziati come il professor Massimo Dominici si erano espressi chiaramente, così come la stessa Agenzia del farmaco». In effetti Dominici ha ancora recentemente sostenuto come  le infusioni  del metodo Stamina non sono in grado di rispettare i criteri di staminalità, non sono in grado di rigenerare cellule in grado di beneficiare i pazienti e quando si parlava di staminali si infondeva altro.

 

Nonostante gli studi e i pareri di importanti scienziati, «Balduzzi non ne ha tenuto conto nel suo decreto, aprendo un varco pericoloso per i ciarlatani». In tutto questo, ovviamente, non vanno dimenticate le decisioni dei Tar e di alcuni magistrati che, anche in virtù di quegli spazi lasciati dalla politica “traballante e impreparata”, hanno disposto le infusioni su richiesta di famigliari dei malati. «Ecco proprio a loro, alle famiglie che vivono drammi indescrivibili, che debbono assicurare una presenza continua giorno e notte vicino ai malati e sono invece lasciati soli, dovrebbero pensare la politica e le istituzioni. La ricerca agisce per il futuro, ma nel quotidiano chi deve confrontarsi con malati che necessitano assistenza continua oggi è quasi sempre lasciato solo. Questo non è accettabile».

 

Dice di avere ancora speranza in un cambiamento della politica, «una politica che sia meno legata ai partiti e che dia più spazio alle persone, alle idee, al confronto, che sappia elevare i ragionamenti e che finalmente porti a un clima in cui scienza e politica non diffidino più l’una dell’altra». Poi, tornando per un istante alle vicende giudiziarie e alle decisioni delle istituzioni «che spesso non hanno affrontato nella maniera giusta il problema», Elena Cattaneo pone una domanda: «Quanti soldi si sono spesi in questa vicenda di sciamani e ciarlatani? Quanto meglio poteva essere impiegato quel denaro, per aiutare le famiglie che, disperate, vivono un dramma che neppure noi, pura contatto dei malati, possiamo davvero comprendere fino in fondo?». (sr)

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