GLORIE NOSTRANE

Un Sito per l’ingegnere di Chiamparino

Il governatore richiama dalla pensione il suo ex direttore generale vicario, per quasi trent'anni incontrastato ras dei lavori pubblici. Nominato presidente dell'Interporto di Orbassano. Una fulgida carriera costellata da inciampi e inchieste giudiziarie

Ha trovato un posto, anzi un Sito Giambattista Quirico, ex direttore generale vicario del Comune di Torino andato in pensione alla fine del 2012 ma tutt’altro che intenzionato a trascorrere le sue giornate ai giardinetti. Il cda di Finpiemonte Partecipazioni l’ha nominato lunedì scorso presidente della società che gestisce l’interporto di Orbassano, Sito per l’appunto. Un buen retiro coi fiocchi quello assicurato al vecchio mandarino di Palazzo civico, sulla cui scrivania sono passati tutti i dossier più scottanti del ventennio aureo targato Castellani-Chiamparino, evidentemente poco gratificato dallo strapuntino nel board del Teatro Regio, poco più di un contentino dopo aver visto sfumare la poltrona, assai ambita, al vertice di Infra.To. Sciolti con qualche strascico polemico i rapporti con l’amministrazione comunale, Quirico viene ripescato dalla Regione guidata dall’amico Sergio Chiamparino, a costo di forzare l’interpretazione della normativa che mette precisi paletti nell’affidamento di incarichi pubblici a pensionati della Pa (decreto legge 24 giugno 2014 n.90 poi convertito legge 11 agosto 2014 n. 114). Questione che verrà sollevata in Consiglio Regionale.

 

Laureato al Politecnico di Torino, Quirico ha svolto tutta la sua carriera nelle stanze comunali: dal 1973 Ingegnere all’Ufficio Tecnico del Comune di Torino, poi dirigente e dal gennaio 1995 sino al dicembre 2012 Ingegnere Capo. Senza disdegnare lavori per conto di privati, soprattutto se eccellenti. Da Chiamparino ha ottenuto il nullaosta per effettuare il collaudo del grattacielo per conto di Intesa: fuori dagli orari d’ufficio l’ingegnere doveva controllare i lavori fatti dai costruttori, Rizzani de Eccher e Implenia, un compito che è poi proseguito anche dopo la sua uscita dal municipio. Stessa funzione l’ha svolta allo Juventus Stadium, opera finita nel mirino della procura di Torino per l’utilizzo di un acciaio improprio. Quirico fu indagato, ma la pm Gabriella Viglione non individuò prove di reati e il fascicolo venne archiviato, anche se lo stesso magistrato ha sottolineato all’ingegnere l’opportunità di astenersi da incarichi di privati specialmente se svolti nel Comune in cui lavora come direttore di un ufficio tecnico pubblico. Al momento la Procura di Torino sta approfondendo uno stralcio, un’inchiesta senza ipotesi di reato e senza indagati per accertare la regolarità di questi incarichi.

 

Una lunga corvée quella di Quirico. Pochi ricordano però che l’allora giovane ingegnere in Comune, sotto l’ingegnere capo, Aldo Brizio, fu al centro dell’inchiesta per il crollo del Palazzo degli Stemmi, edificio storico di via Po che il 2 giugno 1984 rovinò a terra, a parte la facciata, per un difetto nella ristrutturazione. Quirico e Brizio dovevano vigilare sui lavori e secondo l’accusa non lo fecero abbastanza, anche per una disordinata divisione dei ruoli. Rinviati a giudizio nel luglio del 1987, furono assolti per insufficienza di prove il 28 gennaio 1989. Ma la vicenda gettò un ombra sui controlli che il Comune avrebbe dovuto eseguire sul patrimonio storico della città. Dal processo emerse evidente che la ristrutturazione del Palazzo degli Stemmi fu fatta al contrario di quanto era previsto dalla tecnica e dal buon senso. Incredibilmente si incominciò dal tetto e dagli ultimi piani, che vennero caricati di tonnellate e tonnellate di cemento, mentre le fondazioni e i primi piani dell'edificio collassavano per il peso che dovevano sopportare. Insomma, la vicenda del Palazzo di via Po, che avrebbe dovuto insegnare a scegliere meglio gli uomini dei vertici tecnici comunali, non impedì folgoranti carriere. Come quella dell'ingegner Quirico che divenne ingegnere capo del Comune ed ora si appresta a presiedere una società con molti problemi rispetto alla sua permanenza sul mercato del trasporto. Il riciclaggio di manager spesso provenienti da enti locali o società finite in piena crisi (vedi l'esercito di ex Fiat ai tempi neri del Lingotto) non ha mai portato fortuna alla città. Basti pensare a Sagat e al suo non facile destino.

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