OPERE, PAROLE E OMISSIONI

Troppe ombre sul mega appalto

Esplode il caso del tunnel di corso Grosseto. Un'opera da 180 milioni di euro sulla quale il Pd in Regione vuole vederci chiaro. Dubbi sulla gestione della gara e il ruolo di alcuni personaggi che hanno assegnato la gara. Gariglio: "Fare chiarezza"

Quante zone d’ombra sul passante ferroviario urbano di corso Grosseto, un’opera mastodontica, probabilmente la più importante che investirà Torino nei prossimi anni e sulla quale il Pd in Regione Piemonte chiede di fare luce a partire dalla gara di aggiudicazione che ha visto vincere l’associazione d’impresa tra la società Itinera, del Gruppo Gavio, e la cooperativa rossa Ccc. Cento milioni l’importo totale, dopo un ribasso d’asta del 25 per cento (l’importo complessivo del progetto era di 180 milioni di cui 20 messi a disposizione dal Cipe e gli altri 160 dalla Regione. Trenta di questi sono stati utilizzati per la progettazione). Nessun rilievo su un progetto che lo stesso Gariglio definisce «di importanza strategica, in quanto collegherà la linea ferroviaria Torino – Ceres con il passante ferroviario di Torino, consentendo così un collegamento veloce verso l’aeroporto di Caselle ». Le riserve sono piuttosto su come l’opera è stata affidata.

 

La gara è stata bandita da Scr, la stazione appaltante della Regione, ancora durante la legislatura di Roberto Cota. Già un anno fa il consigliere democratico Davide Gariglio e il senatore Stefano Esposito esprimevano una serie di riserve riguardo al metodo utilizzato per la selezione della ditta deputata alla realizzazione. «In modo inusuale e, a mio avviso, non condivisibile,  il ribasso d’asta  incideva per meno di un sesto sul punteggio complessivo – dice allo Spiffero –. Mentre decisive risultavano le caratteristiche tecniche dell’offerta». Parliamo del progetto dei parcheggi in superficie, la pista ciclabile, o la quantità di energia utilizzata per il cantiere. Insomma, una serie di parametri «ad altissimo tasso di discrezionalità, per questo già un anno fa dissi che quel bando era inopportuno e oggi lo ripeto» afferma il numero uno della formazione democratica a Palazzo Lascaris.

 

Certo, nel frattempo è caduta la giunta di centrodestra e si è insediato Sergio Chiamparino, ma i dubbi suscitati da questa operazione restano gli stessi come ribadito da Gariglio in commissione Trasporti davanti al nuovo assessore Francesco Balocco. E a conferma dei dubbi espressi arriva anche l’impugnazione della gara da parte dell’azienda esclusa, la Consorzio Stabile con il Tar che ha già fissato la prima udienza il 5 novembre. Non ci sarebbe stato bisogno neanche di sapere quanto offriva per completare l’opera la Consorzio Stabile, il distacco dai primi era già incolmabile dopo l’apertura della prima busta, quella in cui viene valutata l’offerta tecnica, nella busta con l’offerta finanziaria avrebbe potuto scrivere che era disposta a farlo gratis quel tunnel, l’appalto sarebbe andato comunque ad altri.

 

Ma non è tutto. Attraverso un accesso agli atti effettuato da Gariglio, dai verbali del cda di Scr è emerso che quando la stazione appaltante regionale nomina la commissione aggiudicatrice decide di escludere il dirigente responsabile per le opere pubbliche, Sergio Manto, perché oberato di lavoro, tanto che la commissione viene affidata al direttore amministrativo Leo Massari, uomo legato a doppio filo con il sottobosco politico dell’ex An di cui l’ex assessore ai Trasporti Barbara Bonino era esponente di spicco non solo a livello regionale. «Poco dopo, all’aggiudicazione della gara, lo stesso Manto che poco prima era troppo impegnato per presiedere la commissione aggiudicatrice diventa il responsabile unico del procedimento nel cantiere che sta per aprirsi e che resterà aperto almeno per cinque anni». Lo stesso Sergio Manto che accidentalmente è il fratello di Aldo Manto, direttore in Regione e membro del consiglio di gestione di Scr. Ricapitolando, il massimo dirigente di chi ha affidato l’appalto a Itinera-Ccc diventa il responsabile del cantiere messo in piedi dai vincitori della gara. Evidentemente è una coincidenza, ma certo non essere presente nella commissione aggiudicatrice non può bastare per togliere l’interessato (e non solo) dal’imbarazzo.

 

La ciliegina sulla torta arriva da Palazzo Civico, dove l’assessore alla Viabilità Claudio Lubatti fa sapere di avere in mente delle varianti in corso d’opera, o come da lui stesso definite "nuove opere". «Ma come, proprio ora che la gara è stata affidata e che c’è un ricorso al Tar?» si chiede Gariglio, che sulla faccenda ha deciso di andare in fondo. Ma in cosa consistono le varianti? L’ipotesi è di far proseguire il collegamento in sotterranea con corso Ferrara e lo Juventus Stadium così da decongestionare il traffico soprattutto durante le partite, in cui quello snodo diventa un imbuto. Peccato che proprio in sede di gara una delle aziende escluse aveva presentato questa opzione come miglioria al progetto, da effettuare senza maggiorazioni di spesa sull’importo complessivo, ma la commissione a un’idea evidentemente tanto "balzana" non diede neanche un punto e l’azienda in questione (la Cogefa di Fantini) finì indietro nella classifica. «Ora se ne riscopre l’utilità e magari dovremo pagare la differenza per metterla in atto». Ce n’è abbastanza per ulteriori approfondimenti e, forse, non solo a livello politico.   

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