Nella Granda una Lega mignon
18:15 Lunedì 01 Dicembre 2014 15Fuggi fuggi dei militanti, chiusura di molte sezioni. Il Carroccio arretra anche anche a Cuneo, fino a qualche anno fa roccaforte inespugnabile. Tra due settimane un congresso semi-clandestino, mentre cresce l'ala dei dissidenti alla gestione Gancia-Bergesio
Nella provincia Granda la Lega Nord s’è fatta piccola. In poco più di un anno dalle oltre venti sezioni, il Carroccio cuneese si è ridotto a contarle tutte con una sola mano, solo cinque quelle che hanno resistito, tanto che il prossimo congresso provinciale convocato, quasi in sordina, per il 14 e 15 dicembre si annuncia con le dimensioni di una riunione di condominio. Dove, come sempre accade, le beghe non mancano. Qui non si aspetta nemmeno la riunione. Non pochi i mal di pancia per la gestione commissariale, dalla primavera 2013 ad oggi, retta da Giorgio Bergesio, accusato dai non allineati con lui - e soprattutto con Gianna Gancia - di un totale immobilismo, capace di far perdere l’entusiasmo anche ai più convinti militanti. Secondo molti quelle sezioni chiuse, quei paesi dove la Lega c’era e oggi non c’è più, sono sì colpa delle mutande verdi di Roberto Cota, dei diamanti di Belsito, ma anche di una gestione del partito accentratrice e capace di far perdere la voglia a tanti.
Vista la situazione e il solido appoggio dell’ex presidente della Provincia, oggi consigliere regionale, l’elezione di Bergesio a segretario del Carroccio cuneese sembra poco più che una formalità. Ma è pure l’occasione per alzare il velo su quella roccaforte leghista che oggi vive un travaglio pressoché silenzioso, ma pronto a deflagrare anche e soprattutto per il cambio di passo imposto da Matteo Salvini, il successo incassato dal nuovo leader e non ultima l’ascesa a numero due di via Bellerio del piemontese Riccardo Molinari. A quest’ultimo guardano tutti quelli che, regnante la Gancia, hanno disertato la militanza e in molti casi pur tenendo la tessera in tasca non si sono più fatti vedere nelle sezioni, tant’è che una gran parte di queste ha finito con l’abbassare la serranda. Guardano a un cambio di passo, a una riga tirata su decisioni passate mai digerite: una tra tutte l’esclusione di Claudio Sacchetto dalla candidatura per la Regione. “L’unico assessore non indagato dovrebbe essere un valore aggiunto, invece per una parte del movimento è stato un peso” commenta amaro un insider che, insieme ad altri, non ha perdonato l’ascesa a gomitate e sgambetti della Gancia e del cerchio magico cotiano. Per questo guardano al nuovo vicesegretario federale come a una sorta di ultima spiaggia per non dover dire definitivamente addio alle armi, scendendo dal Carroccio.
E guardano pure a uno degli uomini più vicini a Molinari, ovvero al leader del giovani padani, Alberto Brignone. Vedrebbero bene lui a guidare la Lega cuneese, ma i numeri dopo la cura dimagrante imposta dalla Gancia, non lasciano spazio alle speranze. I lumbard della Granda, quasi certamente avranno dunque un segretario espressione di quella parte della Lega più lontana da Salvini e ancora vicina al governatore decaduto, tutt’oggi segretario nazionale, ovvero del Piemonte. È quello, l’elezione del successore di Cota, l’appuntamento cui guardano gli aventiniani del Carroccio all’ombra del Monviso, forse l’occasione attesa per tornare ad aprire quelle sezioni chiuse, certo per motivi economici, ma anche per quelle famose mutande e tutto ciò che c’era attorno. Se la decotizzazione del Piemonte ha ormai preso l’avvio con la nomina di Molinari, anche la posizione dell’ex zarina verde di Cuneo appare all’interno del movimento meno granitica rispetto a non molto tempo fa. Riuscirà certamente a far eleggere quel Bergesio che Sacchetto battezzò come “baciapile della Gancia”, ma il suo potere che le consentì di avere l’elezione blindata a Palazzo Lascaris potrebbe essere ridimensionato all’interno del Carroccio piemontese alla cui guida è difficile immaginare una figura diversa da quella di chi è stato per anni in minoranza, fuori dal cerchio magico cotiano e vicino a Salvini, per il tramite di Molinari. Sarà con la segreteria piemontese, in rinnovo a breve, la rivincita di quei militanti che hanno visto la Lega diventare piccola nella provincia Granda?


