Lega, Gancia sfida Molinari (e Salvini)
Oscar Serra 17:26 Mercoledì 07 Ottobre 2015 10Carroccio nel caos. A due mesi dal congresso lady Calderoli resta in pista nonostante il leader federale e lo stesso Cota si siano schierati con il numero due di via Bellerio. Le trame di Simonetti e Allasia. Rischio commissariamento del partito piemontese
Un Matteo Salvini insolitamente più affabile e accomodante del solito non è bastato per far desistere Gianna Gancia dai suoi propositi e ora la Lega Nord rischia il caos a un paio di mesi dal congresso nazionale (ovvero piemontese, nel gergo padano) che dovrebbe rilanciare un partito fiaccato da 14 anni di satrapia targata Roberto Cota. L’incontro, tenuto a lungo riservato, è avvenuto lunedì scorso in via Bellerio: presenti il numero uno del Carroccio, lady Calderoli e Riccardo Molinari, nella doppia veste di candidato in pectore alla guida delle truppe allobroghe e vicesegretario federale. In quella sede Salvini contava di ricompattare la faglia emersa nei giorni scorsi, convincere la Gancia a un passo indietro e, di fatto, preparare la strada alla candidatura di Molinari, che ha appena ottenuto l'interessato sostegno di Roberto Cota, finalmente convinto a farsi da parte. Un passaggio alla vigilia considerato stretto, ma con buone possibilità di riuscita, finché la numero uno di Palazzo Lascaris non ha gelato i due e senza troppe metafore ha ribadito la sua intenzione di misurarsi nella competizione interna al partito.
A questo punto la campagna congressuale è partita e, se da un lato Salvini teme di trovarsi con un altro fronte aperto dopo quello lombardo con Roberto Maroni, dall’altro Roberto Calderoli si trova nell’imbarazzo di trovarsi stretto tra ragioni di realpolitik che lo spingerebbero verso Molinari e questioni di cuore che lo portano a Narzole tra le braccia della sua neo moglie. Per questo ha fatto sapere che per ragioni di opportunità, qualora “Gianna” fosse candidata lui non si farebbe vedere in Piemonte per sostenerla. La situazione è intricata e per questo il solitamente sanguigno Salvini ci va coi piedi di piombo: sa che a fronte di un indiscusso appeal sull’elettorato, ancora non è riuscito a crearsi una sua rete di militanti e amministratori e non ha nessuna intenzione di correre rischi: per questo c’è chi vocifera addirittura che a fronte di una situazione ingovernabile, nel prossimo “Federale” in programma lunedì, dove già è previsto un redde rationem con Maroni sulle amministrative di Milano, potrebbe commissariare il partito piemontese.
L’ultima data emersa da una serie di riunioni informali è il 5 dicembre, ma il continuo procrastinare l’appuntamento viene visto da tutti come un segnale chiaro di instabilità. Al momento Molinari ha incassato il sostegno di Cota, che in cambio avrebbe ottenuto garanzie in vista delle prossime elezioni politiche, in cui il partito è pronto a rispedirlo a Montecitorio. Ad oggi l’ex governatore è l’unico “big” a essersi schierato apertamente: l’europarlamentare Gianluca Buonanno resta alla finestra, così come il collega Mario Borghezio, mai troppo appassionato alle beghe di partito. Nel Vco l’ex parlamentare Enrico Montani tiene in piedi la sua candidatura,
anche se con chance di vittoria prossime allo zero, mentre restano confuse le manovre che si stanno mettendo in piedi sull’asse Biella-Torino, tra i deputati Roberto Simonetti e Stefano Allasia, che da un lato lasciano intendere la possibilità di una loro discesa in campo, dall'altro si apprestano a trattare la resa. Proprio il capoluogo in questo momento è una polveriera. Allasia è tra i pochi a poter contare su un manipolo di militanti, ma i rapporti con il segretario provinciale Alessandro Benvenuto non sono più idilliaci come un tempo, Benvenuto ha puntato piuttosto a consolidare l’asse con il capogruppo in Sala Rossa Fabrizio Ricca e insieme rivendicano un’egemonia che sotto la Mole faticano ad esprimere. C’è poi il gruppetto dell’ex consigliere regionale Antonello Angeleri, vicino alla Gancia, mentre l’ex deputato Davide Cavallotto è legato da antica amicizia con Molinari fin dai tempi della comune militanza nel movimento giovanile.


