Milleproroghe, un toccasana

Nel discorso di fine anno del 29 dicembre 2014, il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi affermava, tra l’altro: “La parola del 2015 è la stessa del 2014, ritmo, dare il senso del cambiamento e dell’urgenza. Nel 2014 è avvenuto un cambiamento che per me è una rivoluzione copernicana. E’ cambiato il ritmo della politica”. E poi precisava: “L’urgenza è motivo per cui dicono che sono tarantolato. Non è un problema essere tarantolati. C’è un senso dell’urgenza che va misurato sulle prossime 12 ore, non sui prossimi 12 mesi”. Pochi giorni prima però (24.12), Renzi aveva annunciato l’emanazione del decreto “Milleproroghe 2015”. Il decreto è stato poi promulgato il 31 dicembre 2014 (DL 192/2014, Proroga di termini previsti da disposizioni legislative). La “rivoluzione copernicana che ha cambiato il ritmo della politica” non ha trovato di meglio che rinnovare il rito ormai decennale della politica: varare, a fine anno, il “Milleproroghe”. Dunque, un milleproroghe toccasana.

 

Il decreto Milleproroghe, entrato nel bagaglio delle leggi nostrane nel 2005 come strumento legislativo eccezionale per rinviare scadenze previste da leggi e non rispettabili nei termini stabiliti, è stato poi ripetuto in tutti gli anni seguenti. E’ diventato quindi uno strumento legislativo ordinario. Come tale, si è trasformato in rimedio apprezzato e universale per i metodi della politica di casa nostra. Si approva ogni sorta di leggi e se ne assicura la rapida applicazione, ma senza alcuna valutazione preventiva della concreta possibilità di osservare le scadenze previste. Con l’annuncio della legge – reso noto dai mezzi d’informazione con caratteri cubitali o grancasse vocali – il politico proponente acquisisce fama di operatore impegnato ed efficiente. Poco importa poi se le scadenze non possono essere mantenute. C’è sempre un milleproroghe per mettere a posto le cose (caso da manuale per la diffusa presenza nel Paese è la proroga dell’acquisizione del Certificato prevenzione incendi da parte degli edifici scolastici, obbligo introdotto nel 2007 e spostato via via fino al 31 dicembre 2015; secondo il Rapporto Ecosistema Scuola 2013 di Legambiente, tuttavia il 60% degli edifici ne è tuttora privo, il che fa pensare ad ulteriori proroghe). Dunque, anche Matteo Renzi si è adeguato al metodo.

 

Qui però non interessa tanto giudicare la scelta di politica gestionale di Renzi per il Milleproroghe. Certamente si percepisce un suo “leggero” contrasto con le roboanti affermazioni del Presidente del Consiglio sul nuovo “ritmo” della politica. Se queste fossero state un po’ più sommesse, tutto sarebbe rientrato nella normale prassi politica di fine anno. In ogni caso, meglio la scelta per il Milleproroghe piuttosto che la caduta nel vuoto legislativo, con effetti di ingovernabilità per molte situazioni. Interessa piuttosto valutare la portata delle scelte di proroga. Su queste, il nuovo “ritmo” della politica avrebbe potuto assumere forme più determinate, mentre si è preferita la consueta strada (italica) del “prendere tempo” anche di fronte a importanti problemi che, di proroga in proroga, restano irrisolti da anni. Estraiamo qualche caso dal Milleproroghe 2015 e vediamo com’è stata attuata l’urgenza annunciata nei discorsi di Renzi. Al tempo stesso, si possono anche unire alcune considerazioni in merito all’opportunità o non della proroga.

 

Nel 2005 è stato emanato il Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (d. lgs. 177/2005). Per tutelare la concorrenza nelle comunicazioni ed evitare posizioni dominanti, si era previsto che i soggetti che esercitavano attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete non potessero acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali e quotidiani prima del dicembre 2010 (art. 43, comma 12). Questo termine è stato poi prorogato di anno in anno. Il Milleproroghe 2015 lo sposta, nuovamente, al 31 dicembre 2015 (art. 3, comma 3). Si potrà sperare che il nuovo “ritmo” che Renzi vuole dare alla politica partorisca finalmente una disciplina organica in una materia così delicata? Soltanto in questa maniera si potrà avere chiarezza in merito al pluralismo dell’informazione. Oppure ci sarà una nuova scadenza nel Milleproroghe 2016? Tra l’altro, la questione non riguarda molti soggetti, ma pochi e facilmente individuabili. Continuare a lasciare nel vago il caso, può destare sospetti di accordi “extra-parlamentari”.

 

Uber è un’azienda con sede negli USA che offre un servizio di trasporto automobilistico mettendo in collegamento diretto passeggeri ed autisti privati. Da qualche mese, sta tentando di entrare nel mercato del trasporto automobilistico del nostro Paese. Naturale la protesta dei titolari di licenza taxi. Ebbene, l’articolo 8, comma 1, del Milleproroghe 2015 fa slittare al 31 dicembre 2015 il termine previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 40/2010 (L.73/2010) che stabilisce che, con decreto del Ministro dei trasporti, siano adottate “urgenti (sic!) disposizioni attuative tese ad impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente”. Il decreto deve anche definire gli indirizzi per il rilascio, da parte dei Comuni, delle licenze dei taxi (ecco l’imbarazzo di alcun i Sindaci di fronte alle proteste dei tassinari autorizzati per la presenza di Uber, che peraltro non ha impedito di ricevere i rappresentanti di Uber). Forse un calcolo non si pretende a ore ma almeno a pochi mesi poteva dare una risposta più congrua al problema.

 

Che la legge Delrio (L. 56/2014) che istituisce le Città metropolitane e sopprime (fittiziamente) le Province apparisse inapplicabile è stata opinione comune fin dal suo apparire (esclusi i lacché di partito, sempre proni ai voleri di parrocchia e incapaci di una propria opinione). La sua inapplicabilità deriva dalla mancanza totale di risorse per far funzionare le Città metropolitane e dalla confusione sulla ripartizione delle funzioni provinciali e sulla fine dei dipendenti delle Province. Le proteste di questi ultimi sono fatti di questi giorni. L’impossibilità di far decollare le Città metropolitane per totale assenza di risorse (dopo tutta l’enfasi posta nel costituirle) è stata denunciata, da ultimo, anche dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Torino Piero Fassino, ancorché appartenente all’area governativa. Sul punto, il Milleproroghe renziano se la cava salvando fino al 31 dicembre 2015 i lavoratori a termine in servizio presso le Province. Per tutto il resto, in barba al nuovo “ritmo” della politica, si vedrà.

 

Ancora un caso,emblematico. Il Governo Renzi approva nel settembre 2014 il cosiddetto decreto “sblocca Italia” (DL 133/2014, L. 164/2014). Stabilisce termini molto ravvicinati per lo sviluppo di interventi su alcune infrastrutture autostradali, comunque favorevoli ai concessionari. Appena un mese dopo, questi termini appaiono troppo stretti. E così si spostano di alcuni mesi (art. 8, comma 2) per consentire ai concessionari di mettere a punto i progetti. Come mai? Si insinua che il rinvio serva per ottenere il consenso dell’Europa per procedere ad affidamenti diretti dei lavori agli attuali concessionari (come noto, l’Europa condanna senza appello gli affidamenti diretti degli appalti), tra l’altro già beneficiati con gli aumenti dei pedaggi autostradali. Non resta che attendere per vedere gli sviluppi della situazione. Certo che alcune proroghe inducono a sospetti di logiche clientelari.

 

Molte delle proroghe contenute nel decreto richiamano problemi gravi che si trascinano da anni nel Paese. La loro soluzione viene ancora rinviata non a ore ma (quasi sempre) di un anno se non oltre. Poca quindi la coerenza del quadro normativo delineato con l’interpretazione dell’urgenza data da Renzi. Un’ultima chicca (affinché la burocrazia non muoia!): proroga al 28 febbraio 2015 per la presentazione del bilancio di previsione 2014 delle Province che non l’hanno ancora fatto (art. 4, comma 5).

 

A conti fatti, queste sono le proroghe decise internamente. Si spera che altre proroghe, quelle per il risanamento della finanza pubblica che devono essere decise all’esterno, siano ugualmente concesse da chi di dovere. Diversamente, il Milleproroghe 2015 non sarà che una pezza per risolvere i nostri cronici problemi.

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