TRAVAGLI DEMOCRATICI

Senato, Fornaro boccia Damiano

Duello in chiave piemontese sulla riforma istituzionale. L'esponente della minoranza Pd respinge la mediazione dell'ex ministro: "La proposta del listino è la solita minestra riscaldata". A parole tutti invocano unità, nei fatti le divisioni si accentuano

“Rispetto Cesare Damiano, ma quella che lui prospetta come soluzione non è che la solita minestra riscaldata. L’unica soluzione concreta è la modifica dell’articolo due in cui sia esplicitato chiaramente che il Senato è eletto dai cittadini”. La sinistra bersaniana, con il senatore Federico Fornaro, stoppa il tentativo del presidente della commissione Lavoro di Montecitorio di vestire il ruolo di pontiere tra maggioranza e minoranza dem sul nodo della riforma del Senato e rispedisce al mittente quella che per lo stesso Damiano sarebbe, invece, la “della chiave che può aprire la porta ad una soluzione complessivamente soddisfacente”, ovvero il listino da votare in concomitanza con l’elezione dei consiglieri regionali.

 

“La discussione sul Senato sta diventando un dialogo tra sordi” ha detto ieri l’ex ministro del Lavoro, esponente insieme al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina di quella “minoranza responsabile” che va sotto il nome di “Sinistra è cambiamento” e si era affacciata nella geografia dem, nei mesi scorsi, con un motto rivelatore della non belligeranza con il segretario-premier: “Né gufi, né struzzi”.  La nota di Damiano è arrivata dopo il discorso di Matteo Renzi (pur non facendone cenno), alla chiusura della Festa dell’Unità di Milano, in cui l’avvertimento è stato chiaro “sulle riforme non accettiamo veti”, così come esplicito il riferimento alle divisioni in seno al partito: “Basta con le sterili discussioni interne. Dobbiamo renderci conto che il Pd ha un compito alto davanti e che non si può andare avanti con lo scontro delle correnti”.

 

Ma è proprio ai due fronti interni e opposti (anche) sulla vicenda del Senato che si è rivolto Damiano: “Una parte della minoranza del Pd invoca come unica soluzione quella del Senato elettivo, con conseguente modifica dell'articolo 2, che Renzi dovrebbe accettare come base di un accordo: una sorta di prendere o lasciare. Dall'altra – dice l’ex sindacalista della Fiom-Cgil nella Torino degli anni Ottanta- il governo si arrocca sulla difesa dell’articolo 2 cosi com’è. A queste posizioni contrapposte preferisco il disarmo bilaterale suggerito da Bersani”. Insomma per Damiano “la soluzione c’è e noi l’abbiamo indicata fin dall’inizio: è quella del listino da votare in occasione delle elezioni regionali. Si può anche decidere, successivamente, se verrà votato dagli stessi consiglieri regionali o dai cittadini: in quest’ultimo caso, la soluzione non comporterebbe la modifica dell’articolo 2. Non basta invocare, in astratto, l’unità del Pd: bisogna praticarla nei fatti”.

 

Alla minoranza che ha in Miguel Gotor e nello stesso Fornaro le teste d’ariete dei 28 senatori indisponibili a votare il testo del ddl Boschi Damiano si rivolge così: “Ai senatori che dichiarano che il listino sarebbe una minestra riscaldata, noi rispondiamo che si tratta invece della chiave che può aprire la porta ad una soluzione complessivamente soddisfacente. Renzi apra un confronto e si arrivi a un accordo, come ci chiedono i nostri militanti ed elettori”.

 

Minestra o non minestra quel che bolle in pentola nel Pd non è certo, per ora, qualcosa che soddisfi il palato di tutti. E se Fornaro dice di “apprezzare ogni iniziativa che serva ad abbassare i toni” comprendendo in queste anche il ruolo di pontiere fallito sul nascere di Damiano, il parlamentare bersaniano ribadisce un concetto più volte espresso in questi giorni di tensione attorno alla riforma del Senato: “Trovo incomprensibile l’arroccamento del governo e della maggioranza del Pd sull’intoccabilità dell’articolo 2. Visto che ormai è chiaro, nonostante molti continuino a sostenere il contrario, che quell’articolo dovrà essere nuovamente votato non si capisce perché non si possa ragionare su una sua modifica”. Il riferimento di Fornaro è basato sulla variazione intervenuta alla Camera, sia pure per una sola preposizione ( nel testo votato al Senato era scritto che i senatori sono eletti “nei” consigli regionali, mentre a Montecitorio lo si è modificato in “dai” consigli regionali), fatto questo che impone la nuova votazione e quindi – la tesi della sinistra dem – la ridiscussione e possibile modifica a Palazzo Madama. “Emendabile o no, il testo va rivotato e allora perché non cogliere l’occasione per discutere, anziché stare sulle barricate?”. Che “la questione sia politica” è lo stesso Fornaro a ribadirlo, così come riafferma la netta opposizione della minoranza ad accettare un’eventuale opzione listino senza la modifica dell’articolo due.

 

Quella del listino, ovvero un elenco di candidati consiglieri regionali da inviare al Senato in cui i cittadini voterebbero contestualmente alle elezioni regionali anche i nuovi inquilini di Palazzo Madama, non viene rigettata a priori dalla sinistra del Pd. “I sistemi di elezioni si decidano con legge ordinaria, ma nel testo, all’articolo due deve essere scritto che i senatori sono eletti dai cittadini. Su questo non deroghiamo” ribadisce il senatore piemontese. Il quale, a un giorno dall’attesa riunione del gruppo Pd del Senato alla presenza di Renzi, tuttavia, si dice “moderatamente ottimista per l’approdo a una soluzione condivisa”. Un ottimismo non certo indotto dal lavoro – ad oggi inutile – di qualche pontiere. Piuttosto dal superamento della posizione di Renzi e Boschi circa l’intangibilità dell’articolo due, data – nella tesi del governo - dal fatto che si tratterebbe della terza lettura del testo (dopo la prima al Senato e il passaggio alla Camera). “Ormai è acclarato che vista la modifica del testo, siamo alla prima lettura” dice Fornaro, lasciando immaginare una possibile via d’uscita per Renzi. Se così non fosse, resterà da vedere se e quanti dei 28 senatori terranno fino in fondo la linea annunciata di non votare il testo così com’è. Con tutto quel che ne potrà conseguire nel Pd.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    13:44 Lunedì 07 Settembre 2015 mammaitaliana Quanto sono lontani dai cittadini...

    Quanta distanza da quanto ritengono fondamentale, urgente e fondamentale i cittadini da quello che discutono i nostri famosi e determinati senatori!,,,,, cosa sanno questi onorevoli e i parrucconi sindacali dei giovani che hanno difficoltà a affrontare un affitto o un mutuo senza l'aiuto dei genitori... . . .? Siamo tassati in modo palese e occulto per oltre il 56 percento, paghiamo la benzina più cara d'Europa conacciseche risalgono a una guerra che ha fatto mio padre! Quanto cosa da fare!, ma perché non le fanno? Già... Perché..?

  2. avatar-4
    09:52 Lunedì 07 Settembre 2015 usque tandem Ci provano

    E avanti con i tentativi di salvataggio di cadreghe e cadrega inizio. ....

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