Monge

Partecipate, no trasparenza no euri

Con un Comunicato del 1° ottobre, il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) Raffaele Cantone – forse stanco di constatare un marcato e perdurante disinteresse nell’applicazione delle norme del decreto legislativo 33 del 2013 sulla trasparenza delle attività amministrazioni pubbliche – lancia un ultimatum. A partire dal 20 ottobre, l’ANAC avvierà una specifica attività di vigilanza sull’osservanza degli obblighi di trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati da pubbliche amministrazioni. Chi sono questi enti e in cosa consistono gli obblighi – tra l’altro strettamente correlati con le norme anticorruzione previste dalla legge 190 del 2012 –, l’ha precisato lo stesso Cantone con Determinazione n. 8 del 17 giugno. Chi sono (dice in sintesi Cantone): sono tutti quei soggetti che, indipendentemente dalla natura giuridica, sono controllati dalle amministrazioni pubbliche, utilizzano denaro pubblico e svolgono funzioni pubbliche. Per ciascuno, precisa poi cosa deve fare per osservare le norme sulla trasparenza. L’inosservanza di queste norme comporta una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 500 a 10.000 euro (art. 47 d. lgs. 33/2013). Le modalità di applicazione della sanzione le ha chiarite la stessa ANAC con Regolamento del 15 luglio.

 

Cè però unaltra sanzione che il Presidente Cantone non dimentica. L’ha puntualizzata con suo “Orientamento” n. 24 del 23 settembre. Questa sanzione è prevista dall’articolo 22 (co. 4) del decreto 33/2013 e consiste nel divieto, da parte delle amministrazioni pubbliche, di erogare somme a qualsiasi titolo in favore degli enti vigilati, controllati e società partecipate che non abbiano ottemperato a due obblighi: comunicare all’amministrazione vigilante i dati sulla trasparenza stabiliti dal decreto 33 che riguardano l’ente, e pubblicare gli stessi dati nei loro siti web. I dati comprendono, particolarmente, curriculum, compensi, altri incarichi e stato patrimoniale dei componenti degli organi che li governano, nonché curriculum, incarichi e compensi dei titolari di incarichi dirigenziali e di collaborazione e consulenza.

 

In considerazione del numero incalcolabile degli enti controllati e partecipati da pubbliche amministrazioni, non resta che formulare all’ANAC i migliori auguri di successo per l’iniziativa (la Corte dei conti, nella Relazione 2015 sui soli organismi partecipati/controllati da Comuni, Province e Regioni, ne conta – pag. 20 – 7.684). Qualora l’Autorità dovesse accertare la mancata pubblicazione dei dati sui siti web anche soltanto di tutti questi soggetti, le occorrerebbe un esercito di ispettori da impiegare tutto l’anno e per anni. Ma, certamente, il Presidente Cantone non pensa di agire nei confronti di tutti.

 

Più rapido intervenire sulle amministrazioni vigilanti. Si chiedono loro le informazioni. Dice infatti Cantone nel suo “Orientamento” che sono queste che, prima dell’erogazione di somme a qualsiasi titolo nei confronti di uno degli enti controllati o partecipati, sono tenute a verificare se tutti i dati sulla trasparenza di questi siano stati pubblicati nel loro sito e in quello degli enti. Facile concludere sul punto che l’erogazione di somme in assenza di pubblicazione dei dati sulla trasparenza nei modi appena detti può dare luogo a danno erariale, con responsabilità amministrativa da parte di chi ha versato la somma non dovuta.

 

Naturale che, in presenza dellultimatum di Cantone,venga la curiosità di andare un poa vedere come stanno le cose. Una passeggiata nei siti delle amministrazioni vigilantioffre un buon campionario delle inadempienze alle norme sulla trasparenza stabilite dal decreto 33/2013. Per restare vicino a casa prendiamo, ad esempio, i siti della Città di Torino e della Regione Piemonte. Entrambe le amministrazioni affermano di voler dare applicazione alle norme del decreto 33. Poi però, cammin facendo, l’impegno pare dissolversi un po’. Ne esce un quadro che non sembra proprio in linea con tutte le norme sulla trasparenza.

 

Città di Torino. Nella sezione del sito sulla “trasparenza partecipate”, compaiono elenchi illeggibili (purtroppo) a occhio umano. E fin qui passi. L’aggiornamento complessivo del quadro “partecipate” è fermo all’11 settembre 2014 (ma tant’è, l’obbligo dell’aggiornamento è soltanto annuale e, quindi, si può sperare in quello del 2015). Se poi però si scende nel dettaglio delle singole “partecipate”, l’aggiornamento di alcuni dati è dichiaratamente fermo. Siamo al 2014 per CAAT, Environment Park, 13P, SAGAT, SITAF e, addirittura, al 2013 per AMIAT e Finanziaria centrale del Latte. Talora mancano assolutamente i dati sull’aggiornamento (Icarus, Cartolarizzazione Città di Torino, TRM). Presi a caso, non presentano visibilmente la Sezione Amministrazione trasparente” (art. 9 d. lgs. 33) i siti di CAAT, SITAF, Environment Park, TRM. Ma l’elenco potrebbe essere più lungo. Inutile aggiungere che – quanto meno stando a una ricerca umanamente fattibile – non si trovano i dati che Cantone vorrebbe in base al decreto 33 del 2013.

 

Regione Piemonte. Nella Sezione “Amministrazione trasparente”, in apposita sottosezione si indicano anche gli “enti controllati”: enti pubblici vigilati, società partecipate ed enti di diritto privato controllati. Su questi soggetti, sono pubblicati dati assolutamente disomogenei. Enti pubblici vigilati: non si indicano date di aggiornamento. I dati contabili che compaiono si riferiscono ad anni pregressi. Balza all’occhio il trattamento economico del Direttore dell’Aipo –Agenzia interregionale del fiume Po, con un compenso di 180.000 euro più una variabile di 39.366 euro. Lacune anche alla voce società partecipate. Ultima modifica: 28 febbraio 2014. Enti di diritto privato controllati:ultima modifica 15 aprile 2015, ma alcuni dati giungono soltanto al 2012. Anche qui alcune tabelle sono illeggibili (ad es., tra gli enti privati in controllo pubblico, Associazioni e Fondazioni) e non sembra che i dati rispondano a quanto stabilito dal decreto 33. Eppure per tutti questi enti escono annualmente, dalle casse regionali, migliaia di euro. Chi ha controllato? Sono mancate le comunicazioni dagli enti? La Regione dovrà verificarlo in ottemperanza alle disposizioni dell’ANAC.

 

La curiosità porta anche a dare uno sguardo altrove.Visto che si parla di enti locali, come si comportano, per la trasparenza, le loro associazioni Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Upi (Unione delle province d’Italia)? Che Anci e Upi siano amministrazioni pubbliche è dato dal fatto che vivono, prevalentemente, con le quote associative che sono risorse pubbliche tratte dai bilanci degli enti locali. Inoltre, svolgono funzioni pubbliche e sono dichiarate amministrazioni pubbliche dall’Istat (la loro finanza entra anche nei conti europei - art. 1, co. 3, L. 196/2009). Orbene, nessuna delle due associazioni indica, nel proprio sito, la sezioneAmministrazione trasparente”. Né sembra farsi carico di informare gli associati sulle ultime disposizioni dell’ANAC in merito. Qualche dato compare tra la “documentazione” dell’Upi. Per l’Anci, compaiono le retribuzioni dei dipendenti apicali, con un massimo di 232.600 euro. Se l’inosservanza di Anci e Upi delle norme sulla trasparenza fosse accertata, gli enti associati – stando a quanto dice Cantone – dovrebbero ancora versare il contributo associativo?

 

A conti fatti, se le cose stanno così sembra che il lavoro del Presidente Cantone sia immenso anche per far applicare le norme sulla trasparenza. Per gli enti locali inadempienti, ci può essere la sanzione fino a 10.000 euro. Ma, a loro volta, questi possono risanare (almeno in parte) i loro bilanci non trasferendo più risorse agli enti controllati che non osservano le norme del decreto 33. Inoltre, chiudendo i rubinetti, magari le partecipate, finora resistenti a ogni norma di soppressione, muoiono

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:04 Venerdì 06 Novembre 2015 Ufficio Stampa Trm Trm precisa

    TRM desidera precisare quanto segue: Sul sito web istituzionale www.trm.to.it , la sezione denominata Amministrazione trasparente è presente ed è ben visibile: infatti, nell’homepage è inserito un bottone in evidenza che rimanda direttamente alla sezione. Inoltre, c’è un link nel footer del sito (in basso) che consente di raggiungere la sezione da qualunque pagina si stia navigando. A sostegno di quanto affermato, alleghiamo un’immagine. In merito ai contenuti della sezione Amministrazione trasparente, evidenziamo che sono già presenti e completi la maggior parte degli elementi richiesti dal D.Lgs. 33/2013 citato. La sezione è tuttavia spesso sottoposta a revisioni e integrazioni dovute principalmente a due fattori, tra loro correlati: in primo luogo, poichè la normativa di riferimento è in continua evoluzione, ogni aggiornamento richiede del tempo per analizzarla prima di essere pubblicato. Inoltre, la natura specifica di TRM (al 20% partecipata da enti pubblici e per l’80% da enti privati) rende necessario applicare le norme al caso specifico, operazione non sempre agevole. TRM, pertanto, ritiene di aver ottemperato a quanto richiesto dal D.Lgs. 33/2013 citato nell’articolo e – quindi - ritiene infondate le critiche avanzate nell’articolo anche alla luce del fatto che la Societàha da sempre operato per assicurare la massima trasparenza della propria condotta.

  2. avatar-4
    13:04 Lunedì 26 Ottobre 2015 Anonimo torinese Non bastano le leggi

    E'l'ennesima dimostrazione, gentile Professore, che a mancare, in questo Paese, non sono le leggi, anzi sappiamo tutti che ce ne sono in abbondanza, spesso non coordinate tra di loro. Ciò che manca è la loro attuazione, laddove occorrono decreti attuativi, e la loro applicazione come per la materia qui sopra descritta. Mancata applicazione inaccettabile da parte di quelle amministrazioni che dovrebbero essere le prime ad adoperarsi affinchè quelli che sono gli obiettvi di una Legge siano raggiunti.In bocca al lupo al dott. Cantone (del quale ho letto il libro) intorno al quale vedo però tanti bei sorrisini di circostanza ma ben poca fattiva collaborazione.

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