POLITICA & SANITA'

Psichiatria, il Tar stoppa la Regione

I giudici amministrativi, accogliendo la richiesta delle associazioni dei malati e delle loro famiglie, sospende la delibera con quale la giunta Chiamparino ha riorganizzato il servizio. È da "ritenersi sussistente il danno grave e irreparabile" - DOCUMENTO

Nei provvedimenti disposti dalla delibera regionale sul riordino dei servizi psichiatrici può “ritenersi sussistente il danno grave e irreparabile” denunciato dalla Diapsi e dalla Almm, associazione per la Lotta contro le Malattie Mentali, così come peraltro fatto anche da altre associazioni dei malati e delle loro famiglie. Per questo motivo il Tar del Piemonte ha disposto la sospensiva della stessa delibera predisposta dall’assessorato alla sanità e varata lo scorso 3 giugno dalla giunta di Sergio Chiamparino. I giudici amministrativi discuteranno nel merito il ricorso il prossimo 13 gennaio. Nel frattempo ogni effetto dell’atto è congelato.

 

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Un duro colpo per corso Regina che incassa un primo stop a una delle delibere più discusse e contestate: non solo dalle associazioni delle famiglie dei pazienti, ma anche dalle delle strutture accreditate, le rappresentanze di categoria del personale medico, fino ad arrivare agli stessi Comuni che, quello di Torino in prima fila, contestano le scelte fatte dall’assessorato alla Sanità, tanto da far partire da Palazzo di Città altre carte bollate sempre contro la delibera oggi bloccata dal Tar.

 

L’atto della giunta regionale, secondo il largo fronte degli oppositori, rivoluziona in maniera negativa e inaccettabile il settore psichiatrico. Ni ricorsi oltre ad alcuni vizi procedurali, viene contestato alla Regione la mancanza di una preventiva consultazione dei soggetti interessati. Nel merito, uno dei provvedimenti decisamente rifiutati dalle associazioni è quello che nega al malato (o alla famiglia) della scelta del luogo di cura. Un altro punto oggetto di forte contestazione riguarda  la situazione di incertezza e confusione in cui si trovano le cooperative sociali che operano nel settore e che in seguito alla delibera sono impossibilitate a “pianificare la loro attività o solo a decidere in quale tipologia di struttura potrebbero convertirsi, con il rischio concreto di dover chiudere e licenziare il personale”. Centinaia di operatori sono a rischio licenziamento e gli stessi psicologi sono da tempo in aperto contrasto con l’assessorato. Lo stesso presidente dell’ Ordine degli Psicologi del Piemonte Alessandro Lombardo ancora recentemente aveva spiegato come  “il riordino del settore della residenzialità è questione delicata  Ed ho sempre sostenuto che fosse necessario mettervi ordine. Quel che è certo è che il rischio che si corre è quello di stravolgere un sistema che, pur con  tutte le pecche dovute ad una normativa ormai vetusta e da rivedere (la DGR 357), si poneva comunque nel pieno del solco segnato dalla riforma Basaglia. Non posso inoltre pensare che, nelle giuste e necessarie azioni di riordino, di governo, di pianificazione di una questione centrale per le politiche socio-sanitarie regionali come la residenzialità psichiatrica, non vi sia, da parte della giunta e del Consiglio regionale, una parallela presa in carico anche dei riflessi occupazionali che tale riordino pone in essere”. Altro nodo riguarda i costi: per le comunità alloggio e i gruppi appartamento le spese ricadrebbero sulle famiglie e sui Comuni: Solo per quello di Torino, che ha già contestato aspramente la delibera regionale, si calcola un costo non inferiore ai 10 milioni.

 

Altrettanto critico Metello Corulli, presidente de Il Porto e della Fenasc piemontese: “L’assessorato non ha consultato nessuno, non ha ascoltato nessuna delle osservazioni espresse in questi mesi dagli addetti hai lavori. Si rifiuta di aprire un osservatorio per studiare il fenomeno degli esiti del trattamento. Nonostante che un 30 % delle strutture residenziali siano del pubblico non ha svolto nessuna indagine dei costi alla collettività di organizzazioni analoghe operate dal pubblico e dal privato. Non c’è una segreteria per la psichiatria in Regione che risponda entro i sessanta giorni stabiliti dalla legge se qualcuno vuole aprire una qualche iniziativa. In poche parole blocca ricerca, iniziative, confronti e monopolizza tutto nell’arroganza silenziosa del potere”.

 

Una cosa è certa: dopo l’ordinanza di questa mattina, il percorso per Antonio Saitta nella difesa della delibera si fa molto più difficile.

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