VERSO IL VOTO

“Torino merita le (cinque) stelle”

La ricetta di Nogarin, il sindaco grillino che ha strappato Livorno al Pd, per conquistare Palazzo di Città. "Un programma ambizioso che sappia immaginare questa città tra vent'anni". Dall'altra parte "son buoni solo a costruire supermercati"

“Una Torino a cinque stelle è possibile”. Ne è convinto Filippo Nogarin, 44 anni, ingegnere aerospaziale, ma soprattutto sindaco pentastellato di Livorno, che nel 2014 spedì in orbita le ambizioni democratiche di restare al potere in una città che più rossa non si può. “E se ce l’ho fatta io ce la possono fare anche i torinesi”. Aruspicio, quello del primo cittadino labronico, che corre come un rivolo di sudore gelato sulla schiena dei piddini subalpini.

 

Dopotutto Torino e Livorno, due città industriali alla ricerca di nuove vocazioni, città progressiste per tradizione, sono legate tra loro da un filo: rosso, ovviamente. A Livorno è nato il Pci che Piero Fassino guidò negli anni Ottanta sotto la Mole, prima di diventare il segretario nazionale dei Ds, uno dei tanti figli (più o meno legittimi) della falce e martello. Corsi e ricorsi tra due città ingannate allo stesso modo dalle stesse persone, come nella tristemente nota vicenda di De Tomaso, che ha lasciato a spasso centinaia di lavoratori al di qua e al di là dell’appennino. Nogarin diventò sindaco dopo aver racimolato meno del 20 per cento al primo turno, grazie a un ballottaggio in cui riuscì a catalizzare su di sé i voti di tutti coloro che non ne potevano più di cinquant’anni di giunte rosse. Lo stesso schema che ha permesso a Roberto Falcone di conquistare Venaria e che potrebbe consegnare al Movimento 5 stelle anche le chiavi di Palazzo di Città. E quella che nela iconoclastia comunista resta un malattia infantile - l’estremismo - secondo molti (nostalgici o reduci, o semplicente delusi) è l’unico antidoto non solo alla deriva moderata e centrista del partito ma soprattutto indispensabile argine alla bulimia di potere delle sue classi dirigenti. E lui, Nogarin, con quel nome da farmaco della mutua, è diventato la medicina - per quanto amara - che la sinistra ha dovuto prendere.

 

“Per vincere bisogna puntare su un programma ambizioso e allo stesso tempo sostenibile - dice Nogarin, che pr ha dovuto prendere atto che amministrare non è tutto rosa e fiori -. Dovremo avere la capacità di immaginare la Torino che vogliamo tra vent’anni, pensare a come proiettare questa città stupenda in Europa e nel Mondo, su quali vocazioni puntare oltre a quella industriale. E soprattutto superare la miopia di certi politici che in passato hanno gestito il potere con il solo obiettivo di essere rieletti”.

 

I rapporti tra i Cinque stelle di Torino e Livorno sono intensi. Nogarin è certamente un amministratore di sinistra, così come Chiara Appendino, candidata sindaco in pectore, che il primo cittadino livornese stima e “se sarà lei potrà fare benissimo”. È lui stesso a precisare che “non si deve strappare Torino alla sinistra, ma al Pd”. Quel Pd che ha utilizzato per un ventennio i supermercati come leva di sviluppo e riqualificazione di periferie e aree industriali dismesse. “Il Lingotto è l’icona di un fallimento – prosegue il sindaco livornese -. La storia di una città, la casa della sua industria più importante che diventa un centro commerciale”. È da qui, secondo Nogarin, che il Movimento 5 stelle deve ripartire per espugnare la quarta città d’Italia, per spazzare via il Pd “e quel sistema di potere che si perpetua da decenni”.

 

Il turno amministrativo è un passaggio fondamentale per un movimento che sta completando quella mutazione genetica che da forza di opposizione lo trasformerà in partito di governo. Dal “tutti a casa” alla gestione della cosa pubblica. Da Roma a Napoli, da Milano a Torino passando per Bologna. I centri nevralgici del Paese vanno al voto e da qui potrebbe partire la scalata dei grillini a Montecitorio. E quando si chiede a Nogarin se il movimento è pronto per guidare una grande città, lui risponde secco: “Siamo pronti per guidare il Paese, partiremo dalle tante capitali d’Italia”.  

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