VERSO IL VOTO

Centrodestra fuori dal ballottaggio

Sul tavolo di Berlusconi arrivano i primi sondaggi della Ghisleri. A Torino la coalizione verde-azzurra distanziata di oltre dieci punti dai grillini. Il Cav, arrabbiato con il ceto del suo partito, è ormai deciso a puntare su un esterno. Come il "notaio della gente" Morano

Una Caporetto. L’ultimo sondaggio di Alessandra Ghisleri non è una doccia gelata per Forza Italia pure unita al resto del centrodestra, Fratelli d’Italia e Lega Nord compresi, per le comunali di Torino: dai numeri emerge un iceberg capace di squarciare e affondare anche l’ultimo sogno, ovvero arrivare almeno al ballottaggio con il centrosinistra di Piero Fassino. Numeri che non lasciano spazio all’interpretazione: il distacco della coalizione moderata dal M5s ad oggi sarebbe tra i 10 e i 15 punti. La rilevazione, raccontata allo Spiffero da un insider di Palazzo Grazioli, è impietosa: malissimo il partito dell'ex Cavaliere (che fatica a superare la decina), insignificante la formazione della Meloni (pochi punti percentuali), al palo il Carroccio. Certo, va considerato che mancano oltre sei mesi all’appuntamento elettorale e sotto la Mole, come un po’ ovunque nelle grandi città incominciando da Roma, manca il nome del candidato sindaco che potrebbe se non ribaltare, almeno modificare in maniera meno drammatica l’esito delle proiezioni. E se Silvio Berlusconi torna a lamentarsi di una classe dirigente senza più entusiasmo e protesa a difendere le sue rendite di posizione, anche per un fedelissimo dell’ex Cavaliere come il coordinatore azzurro in Piemonte Gilberto Pichetto la faccenda si fa più complicata ogni giorno che passa.

 

S’impone una virata, uno scatto di reni, almeno un segnale di vita. Senza mai abbandonare il suo pragmatismo e tenendo sempre i piedi ben piantati per terra Pichetto non ha mai ceduto a facili entusiasmi o minimizzato le difficoltà che la tornata amministrativa sotto la Mole presenta. Ma non basta. Oggi, dopo la lettura dei sondaggi, pure per lui è un’impresa non cedere allo sconforto. La prospettiva di un ballottaggio tra grillini e centrosinistra non è una novità e non può sorprendere nessuno tra chi osservi la politica torinese e l’influenza che su di essa ha quella nazionale. Semmai è il distacco tra la coalizione verde-azzurra rispetto ai pentastellati che ha l’effetto di un ko da cui è difficile rialzarsi. Le stesse parole di Berlusconi, dure verso la classe dirigente del partito, non possono che evocare tutte quelle ambizioni di vecchi arnesi della politica e gli ostracismi più o meno conclamati nei confronti di nomi nuovi o comunque lontani quel che basta dall’apparato che potrebbero ridurre il divario disegnato oggi dai sondaggi.

 

L’idea iniziale e non certo abbandonata dell’ex omino coi baffi di affidare le speranze a una figura della cosiddetta società civile non ha certo trovato unanime consenso nel partito. E l’autocandidatura, travestita da disponibilità e spirito di servizio, di vecchi nomi come quello di Osvaldo Napoli ne sono la palese conferma. Per un Napoli che esce allo scoperto, talvolta in maniera un po’ scomposta, non mancano altri che più sottotraccia cercano di fare argine per impedire che a Torino i destini di Forza Italia e del centrodestra siano affidati a un “esterno”, come ad esempio il notaio Alberto Morano. Personaggi in cerca d’autore o che, peggio, hanno trovato scritture per sé stessi o per qualche congiunto nelle generose disponibilità del sindaco. 

 

Per contro c’è chi è pronto a scommettere che se fosse proprio il “notaio della gente” il candidato prescelto, l’esito di un nuovo sondaggio risulterebbe meno traumatico. Anche per questa ragione Pichetto preme per arrivare presto a una definizione evitando di lasciare il partito e la coalizione il fanalino di coda nella presentazione, più o meno ufficiale, dei candidati dopo che gli elettori conoscono già quelli del M5s, ovvero Chiara Appendino, quello di Sel e parte della sinistra Giorgio Airaudo. In tutto questo e, soprattutto, dopo l’esito del sondaggio che ha fatto rabbuiare Berlusconi, resta da vedere cosa deciderà di fare la Lega. Rischiare di affondare nel Po con Forza Italia o cogliere l’occasione per rompere gli indugi e far saltare i tatticismi?

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