VERSO IL VOTO

Centrodestra a pezzi sull’usurato sicuro Lega e Fratelli verso lo strappo

La stucchevole incoronazione di Napoli non placa la rivolta interna a Forza Italia e apre un solco nella coalizione. I berlusconiani, isolati e ridotti al lumicino, correranno da soli? Cresce l'ipotesi di una alleanza civica con perno il Carroccio

Sul palcoscenico della politica, la compagnia dei Saltimbanchi Azzurri in cartellone a Torino (e in replica a Novara) riesce a passare in men che non si dica dall’avanspettacolo alla commedia dell’assurdo. Dai fratelli De Rege a Ionesco, per finire a Ridolini. Se si cerca con un banale clic il tratto distintivo dell’opera del commediografo romeno, eccolo: “deliberato abbandono di un costrutto razionale e rifiuto del linguaggio logico-consequenziale”. Cucito addosso a Forza Italia e al suo candidato sì-candidato no, Osvaldo Napoli, non fa una piega. Alla mattina Silvio Berlusconi spiega che la partita per Torino è ancora aperta, tanto che ha parlato di sette o otto “uomini del fare” per trovare tra di essi chi far correre alle comunali. Alla sera l’impresario di Arcore mette la firma al contratto da capocomico con l’ex onorevole Macario. E questi, nello stesso arco temporale, riesce pure a spiegare non solo l’agognata investitura decisa da Berlusconi, considerata “la mia storia”, ma anche la titubanza mattutina dovuta al fatto che “non conosceva la mia storia”. È bastata una pagina di Bignami per raccontarla all’ex Cavaliere e farlo decidere prima che facesse notte. Una cosa è ormai chiara quando al Cav lasciano libere le briglie dice ciò che pensa. Il cerchio magico-tragico delle femmine fatali ce l’ha fatta. La vittoria di Pirro inseguita e perorata tampinando parlamentari vicini a Silvio fin nelle toilette di Palazzo Madama e Montecitorio dal diretto interessato e con sponda nella senatrice Botulix, al secolo Maria Rizzotti, nella caporala di fureria Deborah Bergamini  e nel ruolo di cicisbeo della corte di Arcore esercitato dal coordinatore regionale Gilberto Pichetto, è arrivata. Roba da far piangere o da mettersi a ridere, come del resto spetta - da contratto - a Macario (con tutto il rispetto per il compianto attore).

 

Parte, invece, sempre più spedita la corsa verso una candidatura civica di quegli ormai alleati mancati di Forza Italia che rispondono al nome di Lega e Fratelli d’Italia. L’asse sempre più solido che vede Matteo Salvini indicare in Gorgia Meloni il candidato giusto per il Campidoglio, si ripropone sotto la Mole con la variante, appunto, civica. La decisione di puntare sul notaio Alberto Morano, da parte dei vertici di via Bellerio, con la condivisione dei Fratelli d’Italia che in Maurizio Marrone hanno il proconsole della Meloni in terra subalpina, è nei sentiment di queste ore e l’ufficializzazione potrebbe essere questione di giorni. Lo sconquasso in Forza Italia, con gli stessi consiglieri uscenti per nulla intenzionati a fare i portatori d’acqua a Napoli e il rischio sempre più forte di vedere la compagine azzurra in seria difficoltà pure a mettere insieme le liste, ormai è cosa che Salvini e al suo plenipotenziario Riccardo Molinari non interessa più di tanto, se non come probabile bacino elettorale scontento e malmostoso verso l’ex onorevole Macario e quindi in parte acquisibile o perlomeno contendibile dall’alleanza pronta a puntare sul notaio.

 

L’infuocata riunione del coordinamento cittadino azzurro era stata l’ennesima riprova del clima che la scelta di candidare Napoli ha ingenerato tra non pochi berluscones: i due consiglieri in Sala Rossa, Andrea Tronzano e Angelo D’Amico erano stati chiari: o si va in coalizione oppure va tutto a scatafascio e a quel punto se si vogliono candidare Pichetto (“Che pensa solo a salvare il suo culo”, Tronzano dixit) o la Rizzotti ben vengano. Speranza delusa. Come sono destinate a fare la stessa fine quelle, sì meno forti e ormai parecchio affievolite, di chi nel Carroccio torinese ancora culla l’idea di un candidato sindaco pescato nella militanza. Salvini e Molinari con la questione aperta a Novara, dove il patto con Forza Italia è stato da questa disatteso e via Bellerio punta al colpo grosso con Alessandro Canelli (magari con l’appoggio pure lì di qualche formazione civica tradita dal capataz azzurro Diego Sozzani), per Torino la decisione-soluzione ce l’hanno di fatto già in tasca.

 

L’incontro dei giorni scorsi tra Salvini e Morano è andato bene, i due si sono annusati e piaciuti. Il segretario leghista sarebbe stato pronto a mettere la spada sulla spalla del notaio fin da subito, ma l’investitura pare solo rinviata di poco. I segnali evidenti in questa direzione ci sono, a partire dalla presenza giovedì prossimo di Molinari al convegno degli Stati Generali del centrodestra promosso dall’avvocato Stefano Commodo, cui parteciperanno anche Roberto Rosso e Maurizio Marrone. Non ci sarà Napoli. E anche questa è la conferma di come ormai Forza Italia – e neppure tutta, visti i mal di pancia ormai epidemici – a Torino sia destinata a correre da sola. Verso il precipizio. A seguire il sorridente e abbronzato ex onorevole Macario verso la conquista della (probabilmente unica) poltrona in Sala Rossa saranno truppe sempre più sparute e in odore di diserzione. Lui, da ieri sera dopo la giravolta dell’ex Cavaliere e la benedizione ricevuta stamane in tivù da una del gineceo come Licia Ronzulli (“A Torino è deciso, sarà Napoli il nostro candidato”, ha detto ad Agorà), ha una ragione in più per sognare Torino la sua Hamelin. E pazienza se poi tra i berluscones delusi e incazzati diranno che è un candidato del piffero.

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