S-MOBILITAZIONE

Fassino e Chiamparino snobbano il Pd

Sindaco e governatore disertano i banchetti dem. Dai cittadini critiche alla giunta torinese, carente nella manutenzione urbana, e la richiesta di maggiore attenzione al lavoro. Per il segretario piemontese Gariglio occorre aprirsi alla società

Non si sono fatti vedere. Piero Fassino e Sergio Chiamparino hanno disertato la mobilitazione del Pd e la chiamata alle armi del segretario-premier Matteo Renzi. Un po’ per prudenza, soprattutto da parte del sindaco, che ha così evitato domande indiscrete sulle sue intenzioni in vista del voto, e un po’ per marcare una posizione critica dalla leadership del partito, in particolare da parte del governatore, entrambi si sono dati alla macchia. Orfani dei due “padri nobili” i dirigenti locali però hanno avuto modo di sondare i sentimenti dei cittadini e, in primis, di militanti ed elettori democratici, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ricavandone non poche critiche e sollecitazioni. A partire dalla necessità di moltiplicare le occasioni di confronto.

 

“Dobbiamo aprirci al mondo delle professioni, del lavoro e delle imprese. Dobbiamo ritrovare lo spirito del 1993, quando le migliori energie di Torino vennero coinvolte in un grande progetto che cambiò il volto della città”. Reduce dalla due giorni di mobilitazione del Partito democratico, il segretario piemontese Davide Gariglio scruta l’orizzonte e traccia la rotta in vista delle prossime amministrative. Una sfida che quel partito “di strada e di palazzo” che lui stesso preconizzava durante le primarie, dovrà giocare da protagonista, senza limitarsi a ratificare le scelte del candidato sindaco. Almeno nelle intenzioni di chi lo guida.

 

E il Pd in strada ci è finalmente tornato, dopo oltre un anno e mezzo di palazzo, grazie a una iniziativa fortemente voluta dal Nazareno al grido "Italia coraggio!". Lo ha fatto in Piemonte con più di 200 banchetti in tutta la regione, 203 per l’esattezza; 2mila militanti, dirigenti e amministratori mobilitati, 60mila persone incontrate nei mercati e nelle piazze. Così, da una parte il partito riscopre l’orgoglio di riuscire ancora a mobilitare i suoi attivisti, dall’altra deve fare i conti con le paure e la rabbia di tanti cittadini che chiedono conto di ciò che si è fatto in un momento in cui non si possono addurre alibi giacché si governa ovunque, da Torino a Roma. “Partendo da qui e guardando alle prossime elezioni dobbiamo darci l’obiettivo di far emergere una nuova classe dirigente, coinvolgere il tessuto più vivo e propositivo della società civile” dice Gariglio. La stella cometa è il Valentino Castellani del primo mandato, quando l’allora neo-sindaco riscrisse in parte la mappa del potere subalpino, coinvolgendo il mondo universitario, i cosiddetti professori, mandando in pensione un po’ di vecchi arnesi della prima repubblica: “Dobbiamo costruire un nuovo blocco sociale attorno al centrosinistra e al Pd – dice Gariglio -  attraverso un rinnovamento che Fassino, qualora si candidi, può interpretare nel modo migliore”.

 

Un Fassino invocato nei capannelli e nei discorsi coi cittadini ma che ai banchetti del Pd non si è fatto vedere, dopo la missione a Parigi, per il vertice sul clima. Così come il dirimpettaio di piazza Castello Chiamparino, impegnato sabato nel Vco con il suo vice Aldo Reschigna e poi ieri pomeriggio a Novara per i funerali di Rita Fossaceca, il medico ucciso in Kenya una settimana fa. Scelte che testimoniano il distacco tra i due ex ragazzi di via Chiesa della Salute e il partito che entrambi hanno guidato a livello locale e, nel caso di Fassino, pure al vertice nazionale.

 

Per chi ai banchetti c’è stato il cahiers de doleances è sempre lo stesso. Da Verbania a Novi Ligure la questione fondamentale resta il lavoro: “Gli anziani ti fermano per dirti che i loro figli sono disoccupati, che non riescono ad andare via di casa - racconta Gariglio -. C’è tanta rabbia e frustrazione, ma anche disponibilità ad ascoltare e a dialogare”. Tra i temi più sentiti anche quello dell’immigrazione, in particolare nelle periferie delle grandi città, Torino in testa, da dove cresce la richiesta di maggior cura verso il territorio, attraverso la manutenzione delle strade e dell’arredo urbano. “È la dimostrazione che il partito c’è ed è pronto a confrontarsi con i cittadini – afferma Davide Ricca, responsabile della Comunicazione nella segreteria regionale -. In altri tempi ci sono stati governi che sugli 80 euro ci avrebbero campato una legislatura, noi siamo andati avanti con la riforma costituzionale, il jobs act, la riorganizzazione della pubblica amministrazione”. Per il senatore alessandrino Federico Fornaro, bersaniano, “tutte le iniziative di mobilitazione sono positive” anche se, fa notare, “nel confronto con la gente la sensazione è che l’aspettativa nei confronti di Matteo Renzi stia diminuendo”. 

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