POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false, Pd nel panico Gariglio “persona informata sui fatti”

Gabinetto di crisi in via Masserano. All'ordine del giorno della riunione di partito la vicenda delle autenticazioni delle liste alle scorse Regionali. Scontro tra Esposito e Mangone sulla linea di difesa da adottare. E il segretario riceve la convocazione dalla pg

Tra Rimborsopoli e firme false ormai è il panico nel Partito democratico del Piemonte. Chiusa la tre giorni fiorentina, i maggiorenti locali, di varia estrazione, sono tornati a immergersi nelle miserie locali e, gelati da una doccia fredda inattesa, si sono riuniti questa mattina nel quartier generale di via Masserano, per un vero e proprio gabinetto di crisi attorno all’annoso tema delle firme false. Presenti il segretario regionale Davide Gariglio assieme al suo braccio destro, il tesoriere Mimmo Mangone, il numero uno provinciale di Torino Fabrizio Morri, il consigliere di Piero Fassino Giancarlo Quagliotti e il factotum di Sergio Chiamparino, Carlo Bongiovanni, i parlamentari Anna Rossomando, Andrea Giorgis e Stefano Esposito. In un clima tesissimo si è proceduto all’analisi delle responsabilità , con la ricostruzione di cosa possa essere successo, secondo le informazioni a disposizione e le ricostruzioni dei giornali, quando è piombata la notizia che Gariglio è stato convocato come persona informata sui fatti dalla polizia giudiziaria. Il nome di Gariglio si aggiunge a quello di altre 200 persone che negli ultimi due mesi sono state ascoltate in qualità di testimoni nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella raccolta e nell’autenticazione delle firme di una delle liste che appoggiavano la candidatura di Chiamparino alle ultime elezioni.

 

All'interno del partito non sono pochi coloro che ritengono Gariglio il principale responsabile, almeno dal punto di vista politico, del pasticcio sulle firme. Lui, nella veste di segretario regionale, ha gestito la partita, attraverso il suo braccio operativo Davide Fazzone, e lui ora si trova al centro della bufera. La testimonianza della tensione in casa democratica è testimoniata da almeno un paio di episodi: una telefonata che i testimoni definiscono “rovente” tra il numero uno di via Masserano e il governatore Chiamparino (conversazione smentita però da entrambi) e poi uno scontro durissimo tra Mangone e Esposito. Durante la discussione, infatti, Mangone avrebbe ipotizzato una costituzione di parte civile del Pd nei confronti di quelli che risultassero responsabili delle irregolarità, ancorché iscritti al partito. Un modo per salvaguardare via Masserano, anche se a scapito di quegli amministratori che si sono messi a disposizione durante la raccolta delle firme. Un disegno che prevedrebbe inoltre la rinuncia di costituzione presso il Tar nel procedimento del 6 novembre promosso dalla Lega Nord.   

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