Sul Carroccio il giovane è Benvenuto

Consigliere a Venaria, il leader degli juniores leghisti sarà eletto prossimo segretario provinciale. Maroniani al lumicino. E per la leadership piemontese la Gancia si prepara a disturbare Cota

Domenica prossima anche a Torino la Lega Nord celebrerà il proprio congresso. Da settimane, ormai, il Carroccio è impegnato in una complicata fase di rinnovo dei propri vertici locali e in alcune delle province della mitica Padania questo percorso ha messo in evidenza lo strappo esistente tra i sostenitori del cosiddetto "cerchio magico", i pretoriani stretti attorno al vecchio e malato leader Umberto Bossi, e i maroniani, per lo più brillanti amministratori locali, che fanno riferimento all’ex ministro degli Interni Roberto Maroni.

 

Nel capoluogo, l’area dei dissidenti è ridotta al lumicino, rappresentata in passato dal giovanissimo consigliere provinciale Alessandro Albano (23 anni), vicino all’assessore regionale Massimo Giordano sin dall’inizio della sua carriera, ma a quanto pare pronto a rientrare nei ranghi dopo la caduta in disgrazia del suo referente. Così il futuro segretario dovrebbe rispondere al nome di Alessandro Benvenuto (foto) perito aziendale, classe 1986, consigliere comunale a Venaria. Iscritto al Carroccio dal 2004 ha fatto tutta la trafila interna, al fianco di Davide Cavallotto, fino ad assumere la guida dei Giovani Padani torinesi. Da piccolo uomo d’apparato ha già usufruito di un posto di sottogoverno in qualità di consigliere d’amministrazione dell’Ires. E’ considerato la testa di legno del parlamentare Stefano Allasia, deputato vicinissimo a Bossi, che in combutta con l’assessore regionale Elena Maccanti governa il partito attraverso il controllo di circoli e iscritti. Sì perché nella Lega non basta ottenere la tessera per poter esercitare il proprio diritto di tribuna attraverso il voto nei congressi. Per poter incidere nella vita di partito è necessario passare da semplice tesserato a militante: perché ciò avvenga serve almeno un anno di militanza (appunto) nel partito, solo successivamente - se si ottiene il nulla osta della segreteria di sezione - si diventa leghisti a tutti gli effetti. Un meccanismo che sovrintende all’ortodossia e che garantisce ai vertici una potestà pressoché totale sul partito.

 

A impensierire la vittoria bulgara degli apparatnik potrebbe scendere in campo l’attuale capogruppo in Provincia, Patrizia Borgarello, che pur non differenziandosi sul piano politico (anche lei di stretta osservanza cotiana) ha espresso in più di un’occasione forti critiche sulla gestione del partito. I riscontri che riscuote all’interno del partito non sono tali da poter davvero ambire alla leadership, per questo sta valutando l’opportunità di una battaglia che possa garantire una rappresentanza anche a un’ala un pelino meno ortodossa di quella che si affermerà la prossima settimana. Ha ancora poche ore per decidere se formalizzare la candidatura, che va presentata cinque giorni prima del congresso.

 

Intanto, senza clamore, nella maggior parte delle provincie piemontesi la Lega ha già rinnovato i propri vertici: a Biella è stato eletto Michele Mosca, nel Vco Enrico Montani, a Novara Luca Bona. A Cuneo e Alessandria non ci saranno congressi perché già celebrati recentemente, mentre a Vercelli, dove i toni sono altissimi e i dissidenti hanno già dimostrato di essere pronti allo scontro, è per ora tutto congelato.

 

A provocare frizioni ci si è messa anche la fantomatica provincia padana del Canavese. Settore geografico, staccato da Torino nelle dinamiche leghiste, dove a comandare sono il deputato Valter Togni e il consigliere regionale Gianfranco Novero: un gruppo definito dai torinesi “assetato di poltrone” capace sistematicamente di soffiare incarichi ai fratelli più grandi, nonostante questi possano contare su un numero di iscritti almeno quattro volte maggiore. La madre di tutte le battaglie, però, sarà il congresso nazionale piemontese (secondo l’usanza del partito federale leghista). Il governatore Roberto Cota non vuole mollare la segreteria anche se per rimanere in sella dovrebbe chiedere una delega ai vertici federali (Bossi), che tuttavia non dovrebbero opporre forti resistenze. Ma intanto, la presidente della provincia di Cuneo Gianna Gancia, legata sentimentalmente all’ex ministro Roberto Calderoli, pare che in modo discreto ma deciso si stia attrezzando per fargli le scarpe.

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