Torino in cassa integrazione
16:51 Mercoledì 20 Gennaio 2016 0Record sotto la Mole per la richiesta di ammortizzatori sociali, anche se il trend è in diminuzione. Piemonte secondo solo alla Lombardia, male la provincia di Asti. Migliorano commercio, industria ed edilizia. Il report annuale della Uil
Torino resta la capitale… della cassa integrazione. Al di là della strombazzata retorica che vede il capoluogo piemontese ai primi posti della classifica in cultura, sport e addirittura lavoro, i dati fotografano una situazione che resta critica, anche se in lento miglioramento. Nel 2015 la richiesta delle aziende piemontesi è stata pari a 80.517.900 ore, in diminuzione del 31,8 per cento rispetto all’anno precedente (-20,6 per cento ordinaria, -34,9 straordinaria, -47,4 deroga). La regione, tuttavia, si conferma seconda solo dopo la Lombardia. Mediamente, nel corso dei mesi del 2015, i lavoratori salvaguardati sono stati 39.470 con un calo di 18.364 unità rispetto all’anno precedente.
Secondo quanto emerge dal rapporto annuale della Uil, Torino si conferma la provincia più cassaintegrata d’Italia con 47.040.723 ore complessivamente richieste, seguita da Roma (40.096.538), Milano (37.443.103) e Brescia (34.920.290). Tra le altre province cassa integrazione in progressiva riduzione con Biella che fa segnare una diminuzione del 42,6 per cento, seguita da Cuneo (-36,3), Novara (-26,9), Vercelli (-26,5), Vco (-22,4) e Alessandria (-15). In controtendenza solo Asti, dove è stato registrato un aumento delle richieste pari al 7,8 per cento.
Per quanto concerne i settori produttivi, le domande per la cassa integrazione diminuiscono del 31,7 per cento nell’industria del 32,3 nell’edilizia, del 38,4 nel commercio, mentre aumentano del 17,8 per cento negli altri settori.
L’anno 2015 ha registrato in Piemonte un calo significativo di ore di cassa integrazione rispetto al 2014, anche se inferiore al dato nazionale. “I dati positivi dell’Inps - spiega il segretario regionale della Uil Piemonte Gianni Cortese - sono, in parte, condizionati dal fermo amministrativo per la cassa ordinaria e da quello normativo e finanziario per la cassa in deroga. Le ore richieste lo scorso anno sono, comunque, il 222% in più di quelle del 2008, anno di inizio crisi. E’ evidente che siamo ancora in presenza di una forte selettività degli effetti sulle imprese e sulle persone, che richiederebbero scelte economiche diverse dalle attuali, sia in termini di investimenti sugli asset industriali strategici per il Paese sia di sostegno ai consumi, con il rinnovo dei contratti di lavoro e con adeguate politiche fiscali rivolte ai lavoratori dipendenti e ai pensionati”.



