ECONOMIA

Agricoltura, è lite sui fondi europei

Difficoltà tecniche e burocratiche impediscono alle aziende di sfruttare i contributi del Programma di Sviluppo Rurale. Confagricoltura: "Ridefinire i criteri e aprire un nuovo bando". La Regione: "Abbiamo raddrizzato una situazione partita male"

Bandi pubblicati in fretta e furia, un elenco nebuloso di requisiti da fornire per ottenere i contributi, un sistema informatico zeppo di problemi e una macchina burocratica capace di istruire appena dieci pratiche sulle oltre mille arrivate. A scrivere il cahier de doléances del comparto agricolo alle prese con l’Europa per interposta persona della Regione, è Confagricoltura Piemonte che, in una riunione di vertice tenuta stamattina, ha mosso pesanti critiche verso l’assessorato di Giorgio Ferrero, colpevole – secondo l’associazione di categoria – anche di avere applicato ai primi bandi dei criteri che impediscono o rendono molto difficile l’accesso ai contributi europei per le aziende agricole di medie o grandi dimensioni. Accuse, come vedremo rispedite al mittente, ma che la sigla agricola elenca e dettaglia, arrivando subito al nocciolo del problema: “Il Programma di sviluppo rurale del Piemonte del valore di oltre 1 miliardo per tutta la durata penalizza le aziende con maggiore capacità competitiva”.

 

A lanciare gli strali è il presidente regionale di Confagricoltura Gian Paolo Coscia, il quale aggiunge: “Queste aziende proprio in base ai parametri delineati dalla Regione, non riescono ad accedere a quei contributo che, invece, dovrebbero andare in primo luogo alle imprese che hanno forze per investire e non ad altre, più piccole che faticheranno comunque a trovare la strada per accrescere la loro competitività”. La previsione fatta da Confagricoltura è a dir poco grigia: “La maggior parte delle aziende, solide e vitali, vitivinicole e ortofrutticole delle nostre colline finirà agli ultimi posti nelle graduatorie, con buona possibilità di essere esclusa dai finanziamenti. Lo stesso discorso vale per gli allevamenti suinicoli, avicoli, per le stalle attrezzate di bovini da carne e da latte, per le aziende cerealicole di medie dimensioni”. Un deciso cambio di direzione, insieme a un’altrettanta forte accelerata è quanto chiede l’associazione alla Regione: “È indispensabile una tempestiva ridefinizione dei criteri di selezione e la riapertura di un nuovo bando per rispondere alle attese delle aziende agricole del Piemonte - ribadisce Coscia -. Occorre evitare di restituire all’Europa centinaia di migliaia di euro, come avvenuto con la passata programmazione, a scapito dello sviluppo del settore primario nazionale”.

 

In Confagricoltura fanno notare come si sia passati dall’overbooking di richieste di fondi all’Europa quando a capo dell’assessorato della giunta di centrodestra c’era Ugo Cavallera (cui subentrò poi Claudio Sacchetto) che aveva a sua volta recuperato terreno rispetto alla gestione di Mino Taricco (giunta Bresso) a una situazione attuale in cui il rischio di non utilizzare l’intero plafond che supera il miliardo sia sempre più concreto. Un attacco, forse anche politico quello di Confagricoltura, ma che certo mette per l’ennesima volta a nudo le debolezze e i ritardi della Regione sul fronte strategico dei finanziamenti.

 

LA REPLICA DELLA REGIONE - Ben diverso il quadro tracciato, sempre oggi, proprio dall’assessore Ferrero dai cui uffici arriva una evidente smentita circa i dati diffusi da Confagricoltura relativi alla “decina di domande, su circa 1.100 presentate in bozza, caricate dal sistema”: per quanto riguarda i primi due bandi pubblicati a fine dicembre scorso, il 26 gennaio risultavano inserite nel sistema informatico 1.098 domande. Delle 815 già esaminate, superano il punteggio minimo e quindi possono entrare in graduatoria 399, pari al 48,96% delle domande esaminate, fanno sapere da corso Stati Uniti. E lo stesso Ferrero, annunciando l’accordo con l’Abi sui finanziamenti del Psr, si è detto soddisfatto per essere riusciti a “raddrizzare una situazione partita col piede sbagliato. Quando ci siamo insediati, nel giugno 2014, abbiamo trovato un Psr fortemente lacunoso - ha spiegato - degno delle tante osservazioni della Commissione europea. Solo il lavoro dei funzionari dell’assessorato, il rapporto con le associazioni agricole, con cui abbiamo condiviso le linee guida del piano, il confronto continuo con la Commissione europea, che ha fissato criteri molto stretti sulle singole misure, ha permesso di arrivare a varare il piano e i primi due bandi sugli investimenti per complessivi 80 milioni di euro. A breve arriverà il bando sui giovani e a seguire gli altri, in modo da dare risposte concrete ai bisogni di radicamento e sviluppo dell’agroalimentare piemontese”.

 

Per quanto concerne i tempi, l’assessore ha spiegato che “alla chiusura dei bandi, entro 45 giorni saranno compilate le graduatorie, in 90 giorni sarà completata l’istruttoria delle domande. Si tratta di tempi tecnici ravvicinati che permetteranno di erogare i contributi molto più velocemente del passato. Chi sarà escluso – ha aggiunto - potrà presentare l’anno successivo una domanda più completa, visto che i bandi sono annuali, senza scorrimento delle graduatorie, proprio per permettere a tutti di parteciparvi”. In merito all’accordo siglato con l’Abi,  “Il Piemonte è la prima regione a livello nazionale a sottoscriverlo - ha sottolineato il segretario piemontese dell’Associazione bancaria italiana Pier Luigi Bruera – e permetterà di finanziare fino al 100% gli investimenti dei soggetti cui è stato concesso il contributo del Psr”. L’adesione dei singoli istituti di credito all’intesa con la Regione è ancora aperta, ma hanno già sottoscritto l’accordo Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, RivaBanca, Banca di Cherasco, Cassa rurale e artigiana di Boves. “Questa sinergia con le banche darà opportunità di finanziamento sicuro e trasparente alle aziende piemontesi, a cominciare dalla procedura automatizzata di ricezione delle domande – ha spiegato l’assessore - con un punteggio minimo applicato automaticamente, che renderà più veloce e trasparente la gestione delle pratiche, senza intasare gli uffici di domande spesso insufficienti per essere accolte”.

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