ENTI LOCALI

Chiude il parlamentino dei Comuni

La presidente Sibille rassegna le dimissioni, con lei tutto l'ufficio di presidenza. "Organismo pletorico e ininfluente", si faceva fatica pure a raggiungere il numero legale. O si riforma o si abbassano le serrande, ma il progetto di legge giace a Palazzo Lascaris

Doveva essere la cerniera tra Regione Piemonte ed enti locali, peraltro in un periodo di profonde trasformazioni istituzionali, con il superamento delle province e gli accorpamenti, più o meno imposti, ai piccoli comuni. Invece il Cal – Consiglio delle autonomie locali – si è rivelato un organismo pletorico e ingessato, del tutto ininfluente, in difficoltà anche solo a raggiungere il numero legale nelle poche sedute all’anno in cui viene convocato. Partendo da queste considerazioni la presidente Bruna Sibille e gli altri membri dell’ufficio di presidenza hanno deciso di rassegnare le proprie dimissioni, auspicando una riforma che trasformi il carrozzone (peraltro senza gettoni di presenza per i suoi membri) in un organo in grado almeno di assolvere alle funzioni assegnate dalla Costituzione e dallo Statuto regionale. Insieme alla numero uno lasciano i vice presidenti Mauro Barisone, consigliere comunale a Vinovo, e Roberto Colombero sindaco di Canosio (Cuneo) e i segretari Roberto Montà, primo cittadino di Grugliasco e Ignazio Stefano Zanetta, assessore leghista di Borgomanero.

LA LETTERA DI DIMISSIONI DI SIBILLE

 

“La composizione articolata del Cal ha spesso comportato il mancato raggiungimento del numero legale fino a paralizzare, in alcuni casi, l’attività stessa dell’Assemblea” si legge nella missiva con cui la Sibille, sindaco di Bra ed ex assessore regionale nella giunta di centrosinistra di Mercedes Bresso. I membri del Cal, sulla carta, sono più di 40, tra rappresentanti delle associazioni dei Comuni (Anci, Anpci, Legautonomie Piemonte, Uncem, Upp), uno di diritto in rappresentanza di ogni comune capoluogo e uno per ogni provincia. A questi si aggiungono 22 “membri permanenti”, dei quali alcuni provenienti dal basso Cuneese o da Verbania, amministratori che, a fronte di un compenso pari a zero, dovrebbero catapultarsi a Torino una volta al mese per esprimere un parere – di fatto ininfluente – su un provvedimento della Giunta regionale o del Consiglio. Non è un caso se alcuni di questi in quattro anni si sono visti non più di quattro o cinque volte su un totale di 42 sedute. L’ultima seduta è stata la scorsa settimana, in cui il numero legale è stato raggiunto per una o due presenze, giusto per permettere all’assemblea di recepire le dimissioni dei vertici.

 

In Consiglio giace da mesi un progetto di riforma del Cal e che dovrebbe mettere ordine nel rapporto tra Regione e autonomie locali, ma finora la questione non ha appassionato Palazzo Lascaris che ha lasciato il provvedimento chiuso in un cassetto. “Auspichiamo che questa nostra decisione – prosegue la lettera della Sibille – possa essere il punto di partenza” per rivedere la composizione e il ruolo del Cal.

 

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