VERSO IL VOTO

Per Fassino c’è Speranza (con Cuperlo)

La sinistra Pd scende in campo a Torino per sostenere la ricandidatura del sindaco "renziano". Obiettivo: arginare l'emorragia di voti verso Airaudo. Prevale la fedeltà al partito, con un occhio al congresso e alle future elezioni politiche

“A sinistra nel Pd per Piero Fassino sindaco”. Ci sono decisioni che si prendono senza doverci riflettere su. E poi Torino non è Roma e Gianni Cuperlo non è Massimo D’Alema, anche se ne è stato per anni allievo, fido scudiero, brillante ghost writer e tante altre cose ancora. Insomma, è deciso: la sinistra interna al partito democratico – nelle sue varie anime protese verso una più volte annunciata unificazione –  sosterrà l’attuale inquilino a non traslocare da Palazzo di Città. Scontato, a dir poco. Ci sarebbe mancata pure una dalemata, dopo lo strappo e la corsa solitaria di Giorgio Airaudo che qualche angustia per una possibile emorragia di voti dal fianco sinistro a Fassino la suscita e pure dopo lo sconquasso nel centrodestra capace di causare una migrazione di parte del suo elettorato, deluso e invelenito dai giochi di poltrone, verso la temibile candidata del M5s Chiara Appendino. Meno scontata la sottolineatura data da quello slogan che verrà lanciato il prossimo 6 maggio alla Gam dallo stesso Cuperlo, insieme al bersaniano Roberto Speranza.

 

L’antirenzismo unito in quella lealtà al partito che passa anche nell’appoggio al candidato sindaco, che l’ex lider Maximo, incarnazione della lontananza più abissale con il segretario-premier, ha messo in discussione invece a Roma per Roberto Giachetti.  Sarà, come dice il deputato torinese Andrea Giorgis, che le prese di posizioni di baffino “fanno emergere le distanze e l’autonomia di una nuova classe dirigente” della minoranza dem, sarà che la pugnalata a Giachetti – per colpire Renzi – ha creato qualche imbarazzo anche tra i suoi fedelissimi rimasti e una reazione immediata quanto dura nella maggioranza del Pd (di cui Fassino è esponente non proprio marginale), certo è che lo spettro di D’Alema è meglio tenerlo lontano. Anche e soprattutto da Torino. Dove domani Cuperlo - una settimana esatta dopo aver parlato a lungo alla buvette di Montecitorio con il suo vecchio maestro suscitando il sospetto, infondato, che il suo intervento contro Renzi lunedì in direzione fosse il frutto (avvelenato) di quella conversazione – presenterà la proposta di unificare le varie componenti della sinistra dem, unite per ora solo nel sostenere sotto un’unica bandiera Fassino.

 

“Federare una nuova sinistra. Cambiare il Pd” è il tema della conferenza stampa che l’ex presidente del Pd terrà nel pomeriggio nel quartier generale piddino di via Masserano.  L’obiettivo è quello, peraltro non nuovo e già preannunciato un anno fa proprio a Torino da Cuperlo e Speranza, di “federare una nuova sinistra, facendo appello a quanti pensano che una sinistra ripensata e creativa sia oggi la garanzia migliore per alzare lo sguardo sui conflitti aperti in Europa e nel mondo”. Per Cuperlo “questa è anche la condizione per segnare passi in avanti del Governo e affrontare un congresso dove far vivere un fronte largo a sostegno di quel centrosinistra che è stato la prospettiva politica, sociale e morale del Pd”. La chiamata alle armi in vista del congresso è condizione essenziale per la minoranza, ormai su posizioni sempre più frontali rispetto alla maggioranza nelle mani di Renzi.

 

Il documento-appello,  al quale ha contribuito pure l’ex parlamentare torinese Giorgio Merlo, l’ex Dc oggi uno degli uomini più vicini all’ex braccio destro di D’Alema, è rivolto a quanti “dentro e fuori il Pd” vogliono condividere uno spirito federativo anche in vista di un congresso “tutt’altro che scontato nell’esito”. Di mezzo, prima del congresso, ci sono le amministrative, ma anche quel referendum sulle riforme che vede ancora sulle barricate la minoranza. La minaccia non dichiarata è quella dimettersi di traverso sulla consultazione cui Renzi ha attribuito il valore di una prova senza appello per la sua permanenza in politica. Sia pur di peso minore ma accresciuto dagli ultimi eventi, il referendum sulle trivelle vede ancora una volta la sinistra su posizioni differenti da quelle della maggioranza e – particolare non insignificante – più vicine a quelle della sinistra che per le comunali torinesi vede in corsa Airaudo. Un tema scottante quello referendario, dal quale Fassino cerca di stare opportunamente discosto.

 

“In questa logica – spiega Cuperlo – anche le candidature per il 2017 acquisteranno un’autorevolezza maggiore se scaturite da un’idea e un progetto che mirano a un Partito democratico rigenerato capace ricongiungere politica, cultura e società”. Ci sono, però altre candidature oltre a quelle per il congresso, che, pur non citate, aleggiano su questa ricercata unità delle sinistre. Sia che si voti a scadenza di legislatura, sia che il referendum sulle riforme induca Renzi a premere sull’acceleratore anticipando il voto, le manovre per mantenere o conquistare un posto nel nuovo e assai più ristretto Parlamento sono ormai in atto. Tutto da scoprire quale peso avrà – Renzi ancora con il partito in mano – la sinistra che domani a Torino vedrà ascoltare l’appello di Cuperlo molti dei suoi nomi di spicco, sia pure ancora divisi nelle varie declinazioni della minoranza: oltre al già citato Giorgis, l’altro bersaniano Federico Fornaro, senatore in ascesa costante nell’inner circle della sinistra, e poi la presidente del Pd regionale Giuliana Manica, cuperliana di ferro, quello del Pd torinese Alessandro Altamura, l’assessora Gianna Pentenero e i consiglieri Silvana Accossato e Andrea Appiano. Nel novero anche la parlamentare cuneese Patrizia Manassero, nella cui provincia si sta muovendo conquistando fette sempre più consistenti un vecchio (ma non in pensione) nome della sinistra torinese quale Roberto Placido, attraverso l’associazione L@b in loco rappresentata dal vicesindaco della stagione ulivista Giancarlo Boselli. L’ex numero due di Palazzo Lascaris dicono sia pronto per mettere sul piatto la sua candidatura al Parlamento. E cosa farà Aldo Corgiat? E quale peso eserciterà uno dei capi più stimati, Luciano Marengo, segretario della Cgil torinese e vicepresidente della Regione nell’ultima stagione del conte Brizio? Ma, soprattutto, quanto saranno unite le varie anime della sinistra, oggi legate dall’antirenzismo, alla prova delle candidature? Per ora la minoranza dem sta con Fassino. Per fermare Airaudo. Poi si vedrà.

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