Saitta non è di buona Compagnia

Secondo i rumors di Palazzo il presidente della Provincia di Torino gioca una partita tutta sua sul San Paolo. Cercando di mettersi di traverso. E sarebbe lui l’insider del Corriere

Il Corriere cerca di seminare zizzania, la Stampa (nelle cronache locali) avverte tramestii. Com’è facilmente comprensibile, i poteri più o meno forti e i principali stakeholder, ben rappresentati da questi giornali, entrano a gamba tesa nella corsa per il rinnovo dei vertici della Compagnia di San Paolo. Milano continua a guardare con sospetto la designazione di Sergio Chiamparino e i salotti “buoni” di Torino non sono affatto concordi nell’affidare la principale cassaforte locale all’ex sindaco. Con Fassino a Palazzo Civico e il suo predecessore in corso Vittorio, nonostante i rapporti altalenanti tra i due, significa consegnare le chiavi della città a un blocco di potere dalla precisa identità, e non solo in quanto ex comunista. Da qui il sasso lanciato da via Solferino che ieri, in un pezzo di Sergio Bocconi, riferisce di uno scontro Fassino-Chiamparino e di un ripensamento del sindaco, nelle ultime ore tentato dalla soluzione partorita da Enrico Salza (e assai gradita, indovinate perché, dai milanesi): Valentino Castellani.

 

Letto l’articolo, Fassino ha preso carta, penna e calamaio per vergare la smentita che appare oggi nella pagina delle lettere. Poche righe, ma nette e precise che dovrebbero sgombrare il campo da ogni equivoco: il candidato di Fassino è Chiamparino perché ritiene che «abbia l’autorevolezza, l’esperienza e la competenza per dare alla Compagnia una guida solida e indipendente». E tanto per fugare ogni dubbio aggiunge: «Chi in queste settimane ha avuto modo di interloquire con me su questo argomento sa che la penso così e mi auguro che allo stesso convincimento giungano gli altri enti designanti gli organi della Compagnia». Vero. Grosso modo le medesime parole usate nel recente incontro con Salza, al quale avrebbe prospettato – per addolcire il pillone – un posto in Consiglio nel ruolo di “cane da guardia” del presidente (più il posto di segretario della Compagnia per Guido Bolatto, attuale braccio destro di Alessandro Barberis alla Camera di Commercio).

 

Chiuso, in questi termini, il “caso” nelle stanze della politica è però partita la caccia all’insider che avrebbe fornito questa (fallace) interpretazione delle vicende torinesi. E tutti gli sguardi pare siano puntati dalle parti di via Maria Vittoria e all’insolito attivismo – almeno su questo terreno – dell’inquilino di Palazzo Cisterna. Secondo una fonte solitamente attendibile Antonio Saitta oltre a disporre di una fiche per sedersi al tavolo della trattativa (la Provincia di Torino nomina un consigliere), avrebbe stretto un accordo con il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando, uno dei dirigenti meno convinti dell’ipotesi Chiamparino. E non è solo la comune ascendenza democristiana a farli marciare in sintonia: entrambi hanno mire convergenti (intanto assicurarsi un futuro politico) che passano inevitabilmente nell’indebolimento dell’asse Fassino-Chiamparino. E con l’obiettivo di assoldare nuovi alleati al progetto, pare abbiano deciso per intanto il nome di chi rappresenterà l’ente provinciale: Gian Maria Gros-Pietro, economista-manager con esperienze bancarie.

print_icon