Bombassei mina il futuro dell’Unione

Gli industriali torinesi fanno il tifo per il patron della Brembo. Una scelta che potrebbe rivelarsi un boomerang e ripetere la sconfitta del 2000. E per Carbonato addio a prospettive romane

I più avveduti avevano raccomandato prudenza , memori dello schiaffo ricevuto nel 2000 quando il torinese “agnellesco” Carlo Callieri perse la competizione contro il napoletano Antonio D’Amato. A questo punto, l’endorsement pro Alberto Bombassei dello stato maggiore di via Fanti ha il sapore dell’azzardo e, per come si stanno mettendo le cose, potrebbe pure rivelarsi un pericoloso boomerang. Per la successione di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria l’Unione di Torino si è schierata a favore del patron della Brembo, un imprenditore maggiormente in sintonia – rispetto allo sfidante Giorgio Squinzi, il “chimico geniale” – con gli umori di casa Fiat (di cui è fornitore) e degli appelli alla “rupture” delle liturgie consociative lanciati nei mesi scorsi da Sergio Marchionne. Dopo la clamorosa uscita da viale dell’Astronomia, il Lingotto gioca un ruolo da sparring partner, continuando a mantenere con la struttura locale un rapporto privilegiato (e a versare consistenti contributi, non più sotto forma di quote associative, ma a fronte di servizi erogati).

 

E il presidente Gianfranco Carbonato, che del mondo Fiat è in qualche modo diretta espressione, rischia di pagare per primo l’appoggio al candidato che i bookmaker ritengono ormai sconfitto. Il fondatore di Prima Industrie, infatti, giunto agli sgoccioli del suo mandato ambiva – e forse continua ad ambire – a due ruoli di prestigio: la vicepresidenza nazionale con delega all’Internazionalizzazione (quella a suo tempo assegnata a John Elkann) e la poltrona di numero uno dell’organizzazione al posto di Mariella Enoc. Entrambe rischiano di sfumare, sotto le ceneri della sconfitta romana e delle logiche interne (è noto lo scarso feeling, ad esempio, tra Carbonato e Enoc).

 

Tutto ciò si inserisce in un quadro locale tutt’altro che pacifico. Il rinnovo dei vertici è in alto mare: al momento nessuno tra i vari aspiranti e “aspirati” gode del carisma (e del sostegno) sufficiente ad assumere la leadership di via Fanti. Il successore “naturale” Vincenzo Ilotte, vice dell’Unione e presidente dell’Amma, preferirebbe continuare a dedicarsi alle proprie imprese (ma potrebbe cambiare idea a fronte di qualche commessa garantita, riferiscono i maligni), stesso discorso per Licia Mattioli, già impegnata a livello nazionale nella categoria orafa. Anche l’ultimo nome uscito dal cilindro di qualche grande elettore – quello di Paolo Vitelli – incontra più ostacoli che opportunità: la sua azienda, yacht Azimut-Benetti, naviga in un mercato difficile e la successione famigliare è ancora troppo gracile per potersi permettere di dedicarsi ad altro. Inoltre, fanno notare da via Fanti, non gode di grandi simpatie nella struttura, avendo annunciato che nell’eventualità di un suo insediamento avrebbe fatto a meno di Giuseppe Gherzi, storico direttore e pietra miliare dell’Unione.

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