Piemonte al collasso, allarme dalla politica

Il processo di deindustrializzazione sta mettendo in ginocchio il territorio. Dopo il caso Indesit, i parlamentari scrivono a Monti: "E' uno stillicidio, servono azioni concrete"

I dati che quotidianamente rimbalzano dalle aziende piemontesi sui siti di informazione online e sui quotidiani cartacei (per chi ancora li legge), suonano ormai come un bollettino di guerra. La Indesit di None è solo l'ultimo di una serie infinita di fallimenti, delocalizzazioni o ridimensianamenti delle attività. Una casistica ampia e variegata dalla De Tomaso alla Romi, passando per Askoll, Phonomedia e Agile-Eutelia in un panorama desolante che racconta di capannoni dismessi e lavoratori a casa in attesa che passi la nottata. Ma la notte pare ancora lunga, al punto che la politica sabauda oggi parla di un vero e proprio caso-Piemonte.

 

"E’ giunto il momento di accendere una luce di emergenza sulla situazione industriale e sociale di questo territorio. Il Governo inserisca nella sua agenda il dossier Piemonte e assuma con urgenza una forte iniziativa, venendo a Torino a incontrare i rappresentanti del mondo produttivo, sindacale e istituzionale, cominciando ad immaginare proposte, anche sperimentali, che provino ad invertire questa tendenza e a creare le condizioni per politiche di reindustrializzazione manifatturiera" si legge in una lettera aperta redatta dai parlamentari piemontesi che costituiscono la nuova maggioranza nata a Montecitorio e a Palazzo Madama. I primi firmatari della missiva sono i deputati Osvaldo Napoli (Pdl), Stefano Esposito (Pd) e Marco Calgaro (Udc). Destinatari: il presidente del Consiglio Mario Monti e i ministri piemontesi Renato Balduzzi, Elsa Fornero e Francesco Profumo.

 

"Assistiamo da anni a un quotidiano stillicidio di aziende che chiudono, si trasferiscono, ridimensionano i propri stabilimenti, ricorrono agli ammortizzatori sociali. Un dramma sociale ed economico". E ancora: "Il Piemonte e la Provincia di Torino stanno vivendo un profondo processo di deindustrializzazione di fronte al quale la politica e le istituzioni sembrano impotenti, incerte, capaci al massimo di istituire tavoli di crisi e intervenire con pannicelli emergenziali. Nulla, fin’ora, lascia intravedere non un’inversione di rotta – che, lo sappiamo, non potrà esserci per il Piemonte se non ci sarà per tutto il Paese – ma, quanto meno, il comparire all’orizzonte di qualche concreto segnale di speranza". La lettera è stata firmata, inoltre dai democratici Antonio Boccuzzi, Giorgio Merlo e Anna Rossomando, dal moderato Giacomo Portas, dal pidiellino Enrico Costa e dall'Udc Teresio Delfino.

 

Nel documento viene fotografata una situazione sempre più preoccupante con "sullo sfondo tutti gli interrogativi relativi al futuro della Fiat". E se poi si aggiunge che "questo territorio è uno di quelli con il maggior numero di esodati, non è necessario aggiungere altro".

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