Vecchie ruggini dietro il “Cogefagate”

Sullo scandalo degli appalti, il presidente della Provincia di Torino fa l’eroe. Ma dal passato spunta una querelle con i Fantini su un’opera che si trascinò a lungo, tra polemiche e scambi di accuse

INAUGURAZIONE Circonvallazione Venaria

Ci sono due noti proverbi che andrebbero citati se si esaminano, anche solo dall’esterno, alcuni particolari dell’inchiesta sugli appalti per la realizzazione della circonvallazione di Venaria, opera che ha visto trascorrere quasi quarant’anni anni dall’idea originaria alla entrata in servizio, e che ora vede indagati Massimo Fantini, titolare dell’impresa Cogefa (associata alla Codelfa del gruppo Gavio), l’ingegner Mauro Fegatelli (ex Provincia di Torino), direttore tecnico di Scr Piemonte e l’ingegner Domenico Petruzzelli, oggi capo compartimento dell’Anas in Calabria.

 

Il primo proverbio è riferibile al comunicato-precisazione (by Carlina Gatti, super dirigente) che sabato, poco prima delle 13, è arrivato ai quotidiani torinesi, dall’ufficio del conte Mascetti della Cisterna, al secolo Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino. Dice il proverbio: “La miglior difesa è l’attacco”. E l’attacco sta nel fatto che all’indomani della notizia degli avvisi di garanzia per la variante di Venaria l’inquilino di via Maria Vittoria 12 precisa che «dalla Provincia di Torino le imprese Codelfa e Cogefa non hanno ricevuto un euro in più per le riserve richieste di ben 7 milioni di euro».

 

Tenuto conto che ancor prima dell’apertura della circonvallazione di Venaria era noto che la magistratura si stava interessando alla questione, il minimo che si potesse fare come preliminare prudenza era di congelare tutti i pagamenti. Cosa ancora più facile in periodo di casse vuote. Renderlo noto ufficialmente, come contromossa, mentre si sente sul collo il fiato dei magistrati che indagano è il minimo che si possa fare.

 

Se poi è vero che, come ha riferito il Tg3 Piemonte domenica, che un dirigente della Provincia, l’ingegner Luigi Spina, direttore del Servizio progettazione ed esecuzione interventi di viabilità, ha riferito ai magistrati che le trattative con l’impresa Fantini erano gestite direttamente dal presidente, potrebbe valere anche il secondo proverbio: “La vendetta è un piatto che si mangia freddo”. Perché quasi dodici anni fa, nell’estate del 2000, fra la Cogefa, allora guidata dallo scomparso Teresio Fantini, e la Provincia si trascinò un'antipatica vertenza originata proprio da un progetto dell’ingegner Spina – il cavalcavia di Strada del Dojrone - in cui un docente del Politecnico, il professor Giuseppe Mancini, consulente dell’impresa, trovò numerose carenze al punto che si rese necessario rifarlo. Risultato: polemiche, blocco del cantiere per mesi con problemi seri alla circolazione ed incidenti (uno mortale), costi aumentati, scambi di accuse progettista-impresa. Soprattutto 675 giorni per realizzare un'opera che ne richiedeva originariamente 265. Ed è normale che la scottatura di allora bruci ancora oggi: un invito alla loquacità.

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