Fiom denunciata dai lavoratori

A trascinare il sindacato davanti ai giudici 25 dipendenti della Flexider, licenziati nel 2009 “senza giusta causa”. L'accusa: non aver seguito le pratiche per il reintegro. Prima udienza a settembre

Fiom inadempiente. E’ con questa accusa che gli ex lavoratori della Flexider di corso Romania a Torino - società impegnata nei settori dell'industria meccanica, elettromeccanica, elettronica e siderurgica - trascineranno il maggiore sindacato dei metalmeccanici di fronte ai giudici. I fatti risalgono all’agosto del 2009. In seguito alla dismissione di un intero ramo d’azienda, quello relativo all’auotomotive, la Flexider mette in mobilità 25 dipendenti. Licenziati senza giusta causa. C’è da far valere il celebre articolo 18, quello che oggi il sindacato guidato da Giorgio Cremaschi, Maurizio Landini e Giorgio Airaudo difende strenuamente in ogni sede, per preservarlo dalle nefaste azioni del ministro Elsa Fornero.

 

Così i lavoratori decidono di dare mandato alla Fiom per impugnare la scelta dell’azienda e tutelarli in sede giudiziaria. Il sindacato accetta la missione, loro si iscrivono come previsto e vengono allestite le pratiche per chiedere il reintegro, attraverso un legale individuato dal sindacato. La legge prevede 60 giorni di tempo per ricorrere. Sembra tutto sotto controllo, quando l’avvocato deputato a occuparsi dell’annosa questione restituisce le pratiche ai malcapitati informandoli della scadenza dei tempi per procedere con l’azione legale. «La Fiom non aveva portato avanti la loro vertenza» afferma Michele Ianniello, il legale di 15 dei 23 lavoratori rimasti a spasso. Insomma, il tempo era scaduto. Per tutti tranne un paio: due per i quali l’azione giudiziaria prosegue e proprio in virtù dell’articolo 18 ottengono il reintegro. Perché solo loro due? Perché per gli altri l’azione legale si è arenata? Domande alle quali per ora non c’è risposta.

 

Di qui la scelta dei lavoratori di rivolgersi loro a un avvocato, tirando in ballo proprio la Fiom. Una richiesta di indennizzo da 800 mila euro per danni da perdita di chances. «All’inizio la Fiom aveva ammesso l’errore, c’erano stati dei contatti, ma poi ha deciso di non risarcire chiudendo le porte a un eventuale accordo bonario» dice ancora Iannello. La prima udienza è stata fissata il 19 settembre di fronte al giudice Vittoria Nosengo della VI sezione civile del Tribunale di Torino

 

print_icon