Nubi sull’azzurro della Sala Rossa

Lunedì era pronto il patibolo per il capogruppo Pdl di Torino Tronzano. Poi l’improvviso dietrofront. Ma lo sfratto è solo rinviato in attesa che i maggiorenti del partito trovino l'accordo

Lunedì scorso la lettera era sul tavolo. Con la penna in mano Paolo Greco, Enzo Liardo, Angelo D’Amico e Maurizio Marrone. In attesa dell’arrivo di Paola Ambrogio che apponendo la sua firma avrebbe decretato la sfiducia al capogruppo Pdl, Andrea Tronzano. Ma al suo ingresso nelle stanze la consigliera invece di precipitarsi a vergare la missiva ha preso in disparte Marrone, sodale dalla comune estrazione aennina e candidato in pectore alla guida della pattuglia pidiellina al Comune di Torino. Evidentemente latrice di un messaggio proveniente dalle alte sfere di corso Vittorio, quartier generale del partito berlusconiano: calma e gesso, rimandiamo la questione. Ed è così che i congiurati, primo fra tutti Jago, Marrone stesso, hanno deposto le stilografiche.

 

Con ogni probabilità, la trattativa tra Agostino Ghiglia e Vito Bonsignore era ancora in alto mare e nessuno se la sentiva di dare il proprio avallo al ribaltone in Sala Rossa. Ma in politica il tempo non è una variabile indipendente e con il passare delle ore il fronte che univa ghigliani, bonsignoriani e il rappresentante dei progettazionisti (D’Amico) si è sgretolato. E le tensioni di Palazzo Lascaris non potranno che riverberarsi sugli assetti a Palazzo Civico. A questo punto, l’unfit Tronzano ha, almeno per il momento, salvato la ghirba e il posto. Ancora per quanto è imprevedibile: fin tanto che un nuovo assetto sarà in grado di farlo sloggiare. Per ora vivacchia, ma non è una novità.

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