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VERSO IL VOTO

Il centrodestra congela Cirio, Damilano va da Berlusconi

Il vertice (senza il Cav) rinvia il dossier Piemonte. L'imprenditore che la Lega vuole candidare contro Chiamparino bussa alla porta di Villa San Martino. Forza Italia in fibrillazione teme di essere scaricata. La soffiata ai suoi della Meloni

Dalla graticola al freezer. Così, con le terga bruciacchiate, Alberto Cirio si ritrova “congelato”. Il summit del centrodestra, tenutosi ieri sera, si è concluso con la decisione di rinviare il dossier Piemonte a dopo il voto in Basilicata. Seppur rubricato a “incontro informale” per l’assenza di Silvio Berlusconi, rimasto a Villa San Martino in vana attesa di una chiamata di convocazione del vertice, l’incontro ha sancito il cambio di registro nei rapporti interni alla coalizione. A partire dal luogo in cui si svolge la riunione: la residenza romana di Matteo Salvini, guarda caso con affaccio su quel Palazzo Grazioli consegnato irrimediabilmente al passato nella toponomastica del potere. È lui ora il padrone di casa. A Giorgia Meloni e al numero due di Forza Italia Antonio Tajani, presenti Giancarlo GiorgettiIgnazio La Russa e Licia Ronzulli, il leader leghista ha espresso perplessità sul nome di Cirio, manifestando la volontà di cambiare cavallo ma anche una esplicita richiesta di affrontare la questione dopo il 24 marzo.

Non è (più) un mistero che  il nome su cui da settimane ragionano Salvini e lo stato maggiore leghista sia quello di Paolo Damilano. E dagli stessi vertici nazionali sarebbe stato dato il via libera a quella disponibilità manifestata dall’imprenditore al potentissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti a incontrare Berlusconi: “Mi pare un’ottima idea”, la risposta data, in sostanza, dal numero due del Carroccio, al quale tra l’altro si deve l’idea originaria di sondare Damilano.

Imprenditore di successo cresciuto nell’azienda di famiglia che ha portato a consolidarsi ed espandersi, Damilano vanta legami forti con il territorio, capacità di prendere in mano imprese e moltiplicarne gli utili, ha l'età giusta per entrare in politica senza averla praticata prima. Berlusconi, tra qualche giorno, si troverà davanti il suo candidato ideale, quello più volte descritto dal Cav come l’archetipo del leader da proporre agli elettori. Forse, vista la sua assai scarsa comprensione per chi non si rade ogni mattina, avrà da ridire sulla barba consigliando, come fa sempre, di tagliarla. L’altro dubbio, che riguarda il giudizio che il leader di Forza Italia ricaverà dall’incontro e conseguentemente darà dell’ospite a Palazzo Grazioli, tiene sulle spine la nomenclatura azzurra piemontese. E sì, perché il profilo che pare ricalcare alla perfezione quello del candidato ideale del Cav è proprio quello di Damilano, ovvero il nome che ormai da settimane la Lega ha pronto come “suo” candidato alla presidenza della Regione.

Da “riserva” in caso per più di una ragione non si dovesse o volesse tenere fede al patto che assegnava – ormai l’uso del passato è pressoché d’obbligo – a Forza Italia la designazione del competitor di Sergio Chiamparino, il ceo del gruppo che opera nel settore delle acque minerali e dei vini di pregio è passato sempre più in fretta ad essere il candidato con maggiori possibilità di essere formalizzato tale per la corsa del centrodestra verso piazza Castello.

Il faccia a faccia con il leader di Forza Italia sarà, probabilmente, il passaggio conclusivo. In un senso o nell’altro: se Berlusconi uscirà dall’incontro con un’opinione positiva, per Damilano la strada sarà ancora più in discesa, potendo a quel punto incarnare a tutto tondo il ruolo di candidato civico condiviso e supportato dall’intera coalizione (per FdI non parrebbero esservi problemi già fin d’ora) e non solo e non più come l’imprenditore che scende in campo con il viatico del (solo) Carroccio salviniano. In caso contrario, che pur sembra essere ancora auspicato da almeno una parte dei capataz azzurri piemontesi abbarbicati sulla sempre più debole candidatura di Cirio, per Salvini potrebbe essere una delle motivazioni per quello strappo con Forza Italia che ancora resta nel novero delle possibilità guardando alle elezioni del 26 maggio.

A dispetto delle dichiarazioni ufficiali, dettate più dal bon ton delle relazioni personali che da strategie politiche, Cirio è stato mollato dalla Lega. E questo non perché non sia apprezzato, vista la sua vicinanza storica con il Carroccio da cui arriva, e neppure per il residuo di incognite che la vicenda giudiziaria sulla Rimborsopoli regionale che lo coinvolge e per il quale è stata richiesta l’archiviazione, ancora presenta con l’ipotesi sia pure remota di una decisione contraria del giudice. La questione è prettamente politica: la Lega è sempre meno disposta a cedere a un uomo o una donna di Forza Italia la guida del Piemonte con le partite aperte della Tav e dell’autonomia, così come quella del governo leghista di tutte le regioni del Nord al novero delle quali, eccezion fatta per la Liguria di Giovanni Toti, mancherebbe solo più il Piemonte. Con Damilano la Lega otterrebbe questo risultato senza mettere un timbro evidente sulla candidatura civica.

Ancor più tale ed ecumenica nel caso arrivi il viatico di Berlusconi. In caso contrario anche la telefonata dell’altro giorno della Meloni a un luogotenente del suo partito in Piemonte in cui lo si preavvertiva di “tenersi pronti” nel caso Salvini decida di scaricare Forza Italia, assumerebbe un valore assai meno ipotetico. Per questo, oggi più che mai, è nelle mani di Berlusconi la decisione di Forza Italia sul candidato a governatore del Piemonte. Proposto dalla Lega, però.  

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