GRANDI OPERE

Asti-Cuneo, tutto ancora bloccato mentre l'Ue prepara lo stop

La procedura adottata dal Governo non convince la Commissione Europea che lamenta anche la mancata risposta ai quesiti posti. Il nodo del valore di subentro. E il Cipe non dà il via libera ai lavori. Dura la parlamentare Gribaudo (Pd): "Ora basta prendere in giro i cittadini"

C’è da scommettere che, pure stavolta, daranno la colpa all’Europa. Che, in realtà, il Governo italiano lo ha avvertito in maniera chiara, anche sull’Asti-Cuneo, il cui sblocco dei lavori è stato annunciato in pompa magna a Cherasco dal premier Giuseppe Conte e dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli con una procedura che rischia pesantemente di essere bocciata dalla Commissione Europea. Lo si legge chiaramente in una comunicazione della rappresentanza permanente italiana a Bruxelles inviata a Roma lo scorso 29 marzo, quindi una settimana prima della riunione del Cipe di oggi in cui non è stata presa alcuna decisione sull'autostrada piemontese che attende da anni il suo completamento. “I nostri interlocutori – scrivono i funzionari della rappresentanza italiana riferendosi alla Direzione generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le Pmi dell’Unione Europea – hanno sollecitato l’invio delle informazioni relative all’analisi di congruità del cosiddetto valore di subentro”.

Il primo dato che emerge dalla nota riguarda la mancata risposta alle richieste di Bruxelles, peraltro anticipate “nella riunione del 14 febbraio scorso”, come si legge ancora nel report. Ma è proprio quel valore di subentro, ovvero la somma che il concessionario che prende il posto del precedente deve pagare a quest’ultimo. In base al nuovo piano predisposto dal Governo Lega-Cinquestelle in sostituzione di quello predisposto dall’allora ministro Graziano Delrio e approvato a suo tempo dall’Unione Europea, la somma che dovrebbe pagare il subentrante nella gestione della Torino-Milano (oggi gestita dal Gruppo Gavio, lo stesso che dovrà completare l’opera in questione) si aggirerebbe attorno agli 800 milioni, quasi otto volte l’importo previsto dal piano precedente.

Chi si farebbe avanti per la gestione con una cifra così enorme? Probabilmente soltanto chi già gestisce l’autostrada, il quale a quel punto sposterebbe solo il denaro da una tasca all’altra. Un rischio che era stato segnalato ripetutamente nelle scorse settimane dalle opposizioni e in particolare dal Pd.

Ma se quella dei dem poteva essere liquidata come una presa di posizione strumentale da parte del Governo, altrettanto difficilmente potrà dirsi di quanto da una settimana è sul tavolo di Conte e di Toninelli: quella comunicazione in cui si evidenzia come la Commissione ritenga che “qualora il valore di subentro risultasse eccessivamente elevato, esso rappresenterebbe di fatto un impedimento per gli altri potenziali operatori a partecipare alla gara per la riassegnazione alla sua scadenza, con conseguente violazione, dunque, della normativa europea sugli appalti”. Perché né da Palazzo Chigi, né dal ministero di piazza di Porta Pia sono arrivate quelle risposte chieste da Bruxelles, mentre Conte e Toninelli anche nella "gita" a Cherasco hanno asscurato che era tutto a posto?

"Sono mesi che lo ripetiamo alle forze di maggioranza: è impossibile che alzare il subentro sulla Torino-Milano a un miliardo di euro non sia lesivo della concorrenza nel settore autostradale", dice la deputata cuneese del Pd Chiara Gribaudo allo Spiffero. Per la parlamentare dem, "Il ministro adesso deve ritirare questa idea assurda e far partire i cantieri secondo l’accordo firmato dal ministro Delrio, che la Commissione Europea aveva accettato e che consente di far partire i cantieri entro il 2019. Adesso basta scherzare e prendere in giro. I cittadini di Asti e di Cuneo, come tutti i piemontesi, non possono stare dietro alle fantasie di Toninelli".

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