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Cirio sostiene il decreto sicurezza, "Se sarò eletto ritiro il ricorso"

La discussione di fronte alla Consulta è fissata il 19 giugno, tre settimane dopo le elezioni. Per il candidato del centrodestra potrebbe essere il primo atto politico della sua amministrazione

Il 19 giugno è stata fissata la prima udienza alla Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Piemonte contro il decreto sicurezza del Governo, già convertito in legge. Una seduta che potrebbe non celebrarsi, quella di fronte ai giudici della Consulta, se a vincere le elezioni del 26 maggio fosse il centrodestra. È il candidato governatore Alberto Cirio a confermare allo Spiffero l’intenzione di ritirare il ricorso qualora l’esito delle urne lo incoronasse alla successione di Sergio Chiamparino. Del resto lo stesso europarlamentare aveva fortemente criticato la decisione assunta dalla giunta di centrosinistra di opporsi “a un provvedimento che condividiamo nel merito”.

Il professor Ugo Mattei, a cui la Regione ha conferito l'incarico di redigere il ricorso, ha individuato “otto punti di incostituzionalità”, contestando anche la procedura di approvazione: “È stata impedita qualsiasi discussione parlamentare. Il decreto è lungo 61 pagine e utilizza un linguaggio tecnico. È pieno di rinvii, commi che rendono labirintica la struttura. E le leggi, come ha già osservato la Corte Costituzionale, deve essere comprensibile per tutti i cittadini. Infine, con l’abolizione della protezione umanitaria, sostituita da una serie di micro permessi specifici, viene meno un diritto garantito a livello internazionale”. Il presidente Chiamparino aveva spiegato che “esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta: il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati”.

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