Lega, i reietti tornano sul Carroccio

Il vento cambia e anche le anime critiche vengono ripescate dai militanti di base. Ricompaiono Brescia e Parisch tra i 47 delegati eletti dal popolo padano per incoronare a fine mese il nuovo leader

Ripudiati e messi in un angolo dai pretoriani di Roberto Cota, oggi sono in prima fila a battersi per assicurare un futuro alla Lega Nord. A sdoganarli - salvandoli dall'ostracismo decretato dagli ascari del governatore - è stata la base, la mitica base del Carroccio che ha assegnato loro il compito di rappresentare il "militante ignoto" al prossimo Congresso federale, premiandoli con una valanga di voti.

 

Due nomi su tutti: Mario Brescia (foto sotto) e Anna Parisch, entrambi esponenti storici delle camicie verdi, tra i primi a denunciare il "marcio" e il tradimento degli antichi valori e per questo emarginati all’interno del partito, a un passo dall’espulsione. Il primo è stato capogruppo della Lega al Comune di Torino, dopo una gavetta fatta di militanza e banchetti. Lei, invece, attivista canavesana della prima ora è presidente di Collare Verde, associazione che promuove l’amore per gli animali, e responsabile dell’organizzazione di Miss Padania. Erano destinati alla pubblica gogna. Brescia, in particolare, si era macchiato dell’infamia peggiore, l'aver portato all'esterno il dissendo, inviando una lettera a tutti i militanti e poi ai giornali fortemente critica nei confronti dei leader locali e nazionali. Insomma, aveva messo in piazza i panni sporchi, macchiandosi di lesa maestà. E si sa che nel Carroccio vige una disciplina tardo leninista e pure un tantino staliniana.

 

Col nuovo corso, però, tutto è stato stravolto e i loro nomi sono tornati popolari, popolarissimi. I militanti, infatti, hanno indicato anche loro nella pattuglia di 47 delegati chiamati a eleggere il nuovo leader del popolo padano, il 30 giugno e l’1 luglio quando si celebrerà il congresso federale (della comitiva fanno parte di diritto parlamentari, consiglieri regionali e segretari provinciali del partito). Tra questi anche esponenti illustri del partito come l'assessore regionale al Bilancio Giovanna Quaglia, il candidato sindaco di Asti Pierfranco Verrua, il vercellese Ercole Fossale e Alberto Preioni vice presidente della provincia del Vco.

Un risultato che ha fatto andare su tutte le furie la guardia pretoriana leghista, dall’assessore regionale Elena Maccanti ai parlamentari Stefano Allasia e Davide Cavallotto. Inutile, a questo punto, sottolineare che nessuna delle pene minacciate per Brescia e Parisch verranno comminate e se a ciò si aggiunge che quasi tutti i delegati delle altre province sono più o meno afferenti all’area maroniana è chiaro intuire come per Cota e i suoi giannizzeri si annunciano tempi difficili.

 

Molti continuano a guardare al suo gemello diverso Massimo Giordano, come il più credibile interprete del rinnovamento. Secondo alcuni le ritrosie che mostra in pubblico fanno parte di una precisa strategia attendista. Dare l’assalto al quartier generale piemontese un minuto dopo l’incoronazione dell’ex ministro Roberto Maroni.     

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