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WELFARE

Reddito di Cittadinanza per 56mila famiglie

Al 30 Aprile solo la metà dei nuclei piemontesi aventi diritto ha fatto domanda per l'assegno. La Regione vara un "modello Piemonte" alla misura introdotta dal governo. Attivati i centri per l'impiego per le politiche di reinserimento al lavoro. Equipe multidisciplinari a sostegno dei beneficiari

Non solo l’assegno ma anche un supporto per il reinserimento nel mondo del lavoro. È il modello Piemonte per l’applicazione del reddito di cittadinanza. Un approccio multidisciplinare sul modello del Rei, il reddito di inclusione sociale, introdotto dal passato governo. Da una parte il sostegno al reddito, dunque, dall’altra politiche occupazionali (gestite dalla Regione attraverso i centri per l’impiego) e politiche socio-assistenziali, in capo ai Comuni e ai loro consorzi. La delibera di indirizzo è stata approvata questa mattina dalla giunta regionale su proposta degli assessori al Lavoro, Gianna Pentenero, e al Welfare Augusto Ferrari.

Tra il 6 marzo e il 30 aprile scorso, stando ai dati Inps, il sussidio è stato richiesto in Piemonte da oltre 56mila nuclei familiari (di cui 33.718 in provincia di Torino), dati che collocano la nostra regione al settimo posto in Italia per numero di domande, dopo Campania (172.175), Sicilia (161.383), Lazio (93.048), Lombardia (90.296), Puglia (90.008) e Calabria (70.300). Quasi il 60 per cento delle istanze è stata presentata attraverso i Caf, seguiti dagli uffici postali (37 per cento delle domande), dal sistema Poste-Spid (2,8 per cento) e dai patronati (oltre l’1 per cento). Rispetto al mese di marzo, quando la misura è partita, il numero di domande è calato in modo significativo ad aprile (10.765 domande contro le 45.900 di marzo). Una tendenza che andrà naturalmente verificata nelle prossime settimane.

Gli uffici regionali hanno inoltre stimato in 116mila i nuclei familiari piemontesi e in 250mila gli individui potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza in Piemonte. Di questi, si stima che il 24,8 per cento (pari a circa 62mila persone) avrebbero le caratteristiche per essere presi in carico dai servizi per il lavoro, il 50,3 (quasi 126mila persone) dovrebbero essere indirizzati ai servizi sociali, mentre il 24,9 (oltre 62mila persone) sarebbero esenti da ogni obbligo (perché, ad esempio, titolari della pensione di cittadinanza, oppure con carichi familiari di cura o ancora occupati a basso reddito o che frequentano corsi di formazione).

Considerata l’elevata platea di potenziali beneficiari (che tuttavia potrebbe non corrispondere a quella degli effettivi richiedenti), la Regione Piemonte intende valorizzare l’esperienza di gestione delle precedenti misure di contrasto alla povertà (Sia e Rei), facendo ricorso a equipe multidisciplinari, composte da operatori dei centri per l’impiego e da assistenti sociali, in grado di valutare le caratteristiche del beneficiario e invitarlo a presentarsi al centro per l’impiego per la sottoscrizione del “Patto per il lavoro”, se le esigenze sono di carattere unicamente lavorativo, oppure ai servizi sociali per la sottoscrizione del “Patto per l’inclusione sociale”, se i bisogni sono più complessi.

Il Piemonte, spiega l’assessora Pentenero “si sta attrezzando per far funzionare nel migliore dei modi una macchina complessa, che, come si capisce dai numeri, avrà un impatto significativo sui servizi socio-assistenziali, quindi sui comuni. Fino al 30 novembre prossimo, tra l’altro, non sarà operativa la piattaforma informatica di gestione centralizzata del reddito di cittadinanza. Chiediamo al Governo di velocizzare le procedure per consentire di assumere i nuovi operatori dei centri per l’impiego”. Per l’assessore alle Politiche sociali Ferrari “a fronte dell’incertezza che grava ancora sull’attuazione delle politiche attive, abbiamo deciso di assumerci direttamente la responsabilità per dare risposte più chiare agli operatori. L’obiettivo di questa delibera è quello di costruire un modello di azione condiviso tra servizi sociali territoriali e i centri per l’impiego, in modo da incardinare l’attuazione del Reddito di Cittadinanza sul lavoro già attivato da tempo sui territori per il reddito di inclusione”.

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