TRAVAGLI DEMOCRATICI

Canalis: "Pronta a dimettermi". E tira in ballo Avetta e Fassino

La recordwoman degli incarichi offre la disponibilità a lasciare lo scranno in Città Metropolitana. Un sacrificio da poco (non percepisce gettoni). Nella stessa situazione anche l’ex sindaco e il collega di Anci. Il nodo dei subentri

“Il mio incarico in Città Metropolitana è a vostra disposizione”. Lo scrive Monica Canalis in una lettera inviata al segretario del Pd subalpino Mimmo Carretta e al capogruppo nell’ex Provincia Roberto Montà. È pronta a dimettersi la Canalis, ma è disponibile a cedere solo quell’unico scranno che non prevede indennità. Ben si guarda, infatti, la consigliera comunale e regionale di lasciare la Sala Rossa o Palazzo Lascaris e non mette in discussione neanche il suo ruolo di vicesegretaria del Pd piemontese. E a ben vedere anche di mollare la Città Metropolitana non ne ha così tanta voglia. Piuttosto nella sua lettera passa la palla a chi dovrebbe prtendere la decisione, ricordando “che nel 2016 il Pd provinciale sbagliò nel fare una lista per il Consiglio Metropolitano” perché “troppo corta”. E ora “è praticamente terminata”. L’ultimo escluso, infatti, è Carlo Palenzona, esponente di una lista civica di Moncalieri.

La stessa Canalis tira in ballo ancora una volta quegli “altri autorevoli consiglieri” nella sua stessa situazione. Tra questi, in Città Metropolitana, c’è Alberto Avetta:ex sindaco e attuale consigliere comunale di Cossano Canavese, consigliere metropolitano e consigliere regionale, presidente uscente di Anci. Certo sedere nel consiglio comunale di un comune di cinquecento anime non è paragonabile all’incarico di consigliere comunale a Torino, ma per prendere tempo può essere utile. E se poi si dimettesse anche Avetta non ci sarebbe alcun esponente del centrosinistra a subentrare e così il brodo si allunga e Canalis resta al suo posto. Ai suoi posti.

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Pure in quello in Sala Rossa, poiché “se si riterrà di chiedermi le dimissioni anche da Consigliera comunale le valuterò (che è diverso da “le rassegnerò” ndr), a condizione che la stessa richiesta sia formulata e accettata anche da altri autorevoli colleghi nella mia stessa condizione”. Questa volta il riferimento è a Piero Fassino, un altro che in quanto a Vinavil sulle natiche non è secondo a nessuno. Nonostante l’elezione a Montecitorio, peraltro in un collegio in Emilia Romagna, l’ex sindaco ha sempre procrastinato le sue dimissioni. Qui la prima esclusa nella lista del Pd è Lorenza Patriarca, una dirigente scolastica che il Pd aveva candidato come indipendente per dimostrare la sua attenzione verso quella società civile che poi fatalmente viene dimenticata all’indomani delle urne. Dopo ancora però c’è Federica Scanderebech, la figlia di Deodato, il vanverologo torinese, che dopo tanto peregrinare tra destra e sinistra pare aver tramandato anche alla giovane erede l’arte del saltafosso: candidata nel 2011 nella coalizione civica di Alberto Musy è passata, sotto Fassino sindaco, nel Pd e col Pd si è ricandidata nel 2016 ma appena il vento è cambiato eccola ora tra i supporter della Lega, dopo una campagna elettorale al fianco dell’aspirante consigliere regionale Andrea Cerutti, poi eletto.

E dunque se si dimettessero Canalis e Fassino insieme la lista del Pd porterebbe in Sala Rossa una neoleghista. Uno spauracchio che lascia incollati entrambi sulla propria sedia, con buona pace della Patriarca e di quei militanti che da mesi chiedono un giro di vite sui doppi, tripli e quadrupli incarichi. Come un certo Andrea Orlando, che pare essere vicersegretario nazionaler del Pd.

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