(D)ISTRUZIONE

Misurazione della febbre a scuola,
il Miur contro l’ordinanza di Cirio

Per il direttore dell'Ufficio scolastico regionale Manca si tratta di una "iniziativa impropria e tardiva" che aggiunge solo ulteriore confusione. La replica del governatore: "In un Paese normale si fa così. E poi ne stiamo parlando da un mese" - DOCUMENTO

A quattro giorni dalla prima campanella scoppia la polemica tra l’Ufficio scolastico regionale e la Regione Piemonte dopo l’ordinanza firmata ieri da Alberto Cirio con le linee guida per l’apertura delle scuole il 14 settembre. Per il direttore generale dell’Usr Fabrizio Manca si tratta di una “iniziativa tardiva e impropria” il provvedimento che impone – tra le altre cose – alle scuole di misurare la temperatura e alle famiglie di autocertificare l’avvenuta rilevazione a casa. “Si decide – aggiunge Manca – senza valutarne gli impatti, di cambiare le regole dettate dal Governo per la riapertura in sicurezza delle scuole in base alle quali i dirigenti scolastici hanno pianificato con grande fatica e complessità l’organizzazione del servizio. In molti casi, ad esempio, si sono differenziati gli orari di ingresso per evitare assembramenti con puntuali comunicazioni alle famiglie e ora i dirigenti saranno costretti a rimodularli perché dovranno considerare il tempo della misurazione e per il controllo delle autocertificazioni. Parliamo di scuole che mediamente accoglieranno 1000/1200 studenti”.

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Le linee guida nazionali, recependo le indicazioni delle Autorità sanitarie “hanno affidato alle famiglie la misurazione della temperatura senza ulteriori oneri per le stesse e per le scuole; insomma, verrebbe da dire che lo Stato ha fiducia e crede nella responsabilità genitoriale, la nostra Regione evidentemente no”. Il direttore generale esprime dubbi sulla legittimità dell’intervento “non solo perché carente di motivazione sotto il profilo delle indifferibili e contingenti esigenze sanitarie, delle quali non è chiaramente esplicitata l’urgenza, ma in quanto interviene in un ambito di materie che sono riservate alla competenza esclusiva dello Stato, quali l’autonomia scolastica, i poteri organizzativi del dirigente e il rapporto scuola famiglia”. “Da giugno – prosegue Manca – opera un tavolo regionale di coordinamento dove la Regione è rappresentata da ben tre assessorati, Istruzione, Sanità e Trasporti che sarebbe stato il luogo ideale per condividere e confrontarsi per tempo su questa iniziativa; invece nessuno dei loro rappresentanti ha mai prospettato il tema”. Il direttore generale precisa, inoltre, di avere espresso al presidente queste perplessità chiedendogli “di rinviare ogni valutazione a dopo la riapertura, alla luce dell’andamento, accuratamente monitorato, della situazione epidemiologica, ma purtroppo non sono riuscito a convincerlo”. “Il rischio che l’Ordinanza possa creare confusione è alto – conclude Manca – questo mi preoccupa perché non vorrei vedere vanificati il lavoro encomiabile fatto in questi mesi dai dirigenti scolatici con il coinvolgimento attivo delle famiglie e la straordinaria collaborazione dei sindaci e delle province del Piemonte per risolvere le esigenze logistiche connesse al distanziamento”. 

Immediata la replica di Cirio: “Tardiva l’ordinanza? Stiamo parlando del tema della febbre da un mese” afferma il governatore. “In un Paese normale – ha proseguito, a margine di un evento – la temperatura la si misura a scuola. Già noi usiamo questo meccanismo perché il governo ha scelto così. Almeno noi vogliamo essere sicuri che i bambini quando entrano a scuola abbiano una certificazione che dica che la febbre non ce l’hanno”. 

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