Pronto il salvataggio del Cidiu

L’Ato-R si pronuncerà oggi sulla dismissione di Trm da parte del Comune di Torino, intanto si punta sulla solita Iren per realizzare la città metropolitana dei rifiuti (salvando anche qualche azienda)

All’indomani della messa sul mercato di Trm e Amiat da parte del Comune di Torino, il presidente dell’Ato Rifiuti Paolo Foietta aveva annunciato che “la partita non è assolutamente conclusa”, anzi. La decisione di dismettere l’80% della società che gestisce l’inceneritore, oltre che del 49% dell’azienda rifiuti, spettava a Palazzo Civico, ma l’ultima parola sull’affidamento del servizio sarebbe toccata all’Associazione d’ambito.

 

Una presa di posizione che suonava come un atto di guerra e che aveva fatto infuriare il sindaco Piero Fassino. Il testa a testa istituzionale, con ogni probabilità, si concluderà definitivamente oggi: quando l’assemblea dell’Ato sarà chiamata ad approvare la delibera di concessione. Difficile attendersi sorprese, soprattutto dopo che il primo cittadino torinese, prima di far approvare la delibera sulla filiera ambientale – operazione che secondo i suoi calcoli garantirà 150 milioni di euro alle casse cittadine – aveva raggiunto un accordo con i sindaci di Grugliasco e Beinasco, entrambi all’interno dell’Ato attraverso Cados e Covar14, i consorzi che si occupano di raccolta e smaltimento rifiuti rispettivamente nella zona ovest e sud di Torino. Tenendo conto che la quota del capoluogo in Ato si aggira intorno al 40% è facile capire come un blitz dell’ultimo momento sia quanto mai improbabile.

 

IREN E CIDIU - Anche perché collegato alla partita di Trm se ne sta giocando una parallela, legata alla nascita della “società metropolitana dei rifiuti”. Tra le tante rassicurazioni che il primo cittadino di Grugliasco Roberto Montà avrebbe ottenuto da Fassino ci sarebbe infatti l’impegno di dare copertura politica all’operazione che permetterebbe a Iren di acquisire quote del Cidiu, la società che raccoglie e smaltisce rifiuti per i comuni della cintura ovest di Torino, la quale da qualche tempo naviga in pessime acque dal punto di vista finanziario, tanto che una fonte interna all’azienda ammette che “ad oggi possiamo assicurare ai nostri dipendenti gli stipendi di luglio e agosto” nulla più. Alla base di una situazione non ancora critica, ma certo difficile, l’investimento di Punto Ambiente, il centro in cui si sarebbe dovuto smaltire l’organico di Torino e cintura, posto sotto sequestro dalla magistratura per il suo mal funzionamento. Venti milioni di euro di mutui che ancora gravano sulle spalle dell’azienda, senza possibilità di ammortizzarli attraverso l’attività di compostaggio.

 

LE AZIONI SMAT - Una prima boccata d’ossigeno dovrebbe essere garantita da Smat, di cui il Cidiu detiene il 15% circa, attraverso azioni nominali (per un totale di circa 15 milioni) che peraltro deve al più presto dismettere per rispettare l’esito del referendum sull’acqua pubblica dello scorso anno. La società delle acque torinesi riacquisirà le quote oggi in capo al Cidiu accollandosi i mutui legati alla realizzazione di Punto Ambiente, mentre per far tornare in funzione quell’impianto si cerca disperatamente un partner industriale. Le voci della possibile dismissione di quote sta girando, tanto che nei giorni scorsi anche Sel di Collegno ha pubblicato un appello a favore del mantenimento pubblico del Cidiu, nonostante i circa 8 milioni di debito, controbilanciati da altrettanti crediti che non si sa fino a che punto siano ancora esigibili. Si tenga conto che tra i principali creditori c’è Seta, altra azienda di rifiuti a un passo dal dissesto.

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