Caf a 5 Stelle... in Regione

Una staffista del capogruppo Bono pare arrotondi compilando dichiarazioni dei redditi, utilizzando mail, telefoni e uffici di Palazzo Lascaris. I partiti gridano allo scandalo, ma così fan tutti

CAF a Palazzo Lascaris

Anche Lo Spiffero è in possesso del dossier spammato a mezzo mondo da un sedicente attivista grillino che punta il dito contro una staffista del capogruppo a Palazzo Lascaris Davide Bono (lo diciamo a chi continua a inviarlo presso i nostri indirizzi di posta elettronica: basta!!!!). Lei è Laura Castelli, nonostante la giovanissima età (26 anni) ha un passato già piuttosto navigato all’interno del Consiglio regionale, prima con Mariano Turigliatto (Insieme per Bresso), poi con il Movimento 5 Stelle (qualcuno direbbe Franza o Spagna…). Non è tutto, secondo quanto riportato dalla mail incriminata, ripresa anche dal pidiellino Massimiliano Motta, pronto a presentare un’interrogazione ad hoc, la Castelli utilizzerebbe ufficio, mail, telefono e strutture del parlamentino piemontese per arrotondare attraverso un suo Caf.

 

Un’attività che ha sempre portato avanti, ma se negli anni alla corte di Turigliatto aveva utilizzato come quartier generale la sede di un’associazione collegnese, da quando è stata rapita dal verbo grillino avrebbe scelto direttamente via Alfieri 19 come dimora del suo secondo lavoro. «Da quanto si apprende – spiega Motta – i dipendenti del Gruppo, in orario di lavoro e dunque pagati con i soldi della regione, compilano modelli fiscali, prendono appuntamenti e prenotazioni attraverso i numeri telefonici del gruppo stesso. Una cosa inaudita, che diventa ancora più grave quando in taluni elenchi di Caf pubblicati online compare il numero telefonico del Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle accanto all’indirizzo di studi professionali che operano nel campo fiscale». Insomma, pagata (1.400 euro per 13 mensilità) dalla comunità per lavorare presso il Consiglio regionale e allo stesso tempo da privati cittadini per compilare le proprie dichiarazioni dei redditi.

 

Un fatto che, se confermato, risulterebbe certo poco edificante per un movimento che si nutre di forche e trasparenza. Non sarebbe però che l’ennesimo esempio di malcostume in un organismo che continua a elargire fondi spropositati rispetto agli altri enti. Verrebbe da chiedere agli altri gruppi, per esempio, chi paga segretarie e impiegati che lavorano non per loro ma nelle sedi di partito, per non parlare di portavoce e addetti stampa. E allora benvenuti grillini, o meglio: malarrivati.

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