VERSO IL VOTO

CasaPound in campo con Damilano. "Chiarisca rapporti con i neofascisti"

L'estrema destra fa pace con Fratelli d'Italia e mira a correre alle elezioni in appoggio al candidato sindaco che ottiene l'endorsement del leader Rossino. L'attacco del Pd Valle: "Torino è medaglia d'oro della Resistenza, lui da che parte sta?"

Paolo Damilano decida se vuole essere l’alfiere di una proposta di centrodestra legittimamente alternativa alla nostra o il candidato della destra più estrema”. La notizia di un riavvicinamento tra Fratelli d’Italia e CasaPound, che nel capoluogo piemontese si presenta sotto le insegne di Torino Tricolore, ha riacceso la polemica politica a una settimana dalle primarie del centrosinistra. A intervenire è il coordinatore della segreteria provinciale del Pd Daniele Valle, secondo il quale “se fosse confermato saremmo di fronte a uno sdoganamento che Torino, città medaglia d’oro per la Resistenza, non può accettare”.

È stato proprio lo Spiffero a dare notizia dei primi passi per un'alleanza elettorale tra Matteo Rossino, per lungo tempo leader della tartaruga subalpina, e l’assessore regionale Maurizio Marrone, esponente di punta (con Augusta Montaruli) del partito di Giorgia Meloni a Torino e rappresentante dell’ala più identitaria di Fratelli d’Italia. I candidati dell’ultra-destra sarebbero pronti a sostenere Damilano e presentarsi nelle liste di FdI, sanando una frattura datata nel tempo? “Si dice che in campagna elettorale non si butta via niente – prosegue Valle – ma qui siamo oltre la raccolta indifferenziata. Damilano prenda subito le distanze e blocchi quest’operazione altrimenti ne sarà complice. Su queste questioni non c’è una terza via”.

Intanto Rossino – che definisce Torino Tricolore un “laboratorio sovranista” – proprio in queste ore ha speso parole lusinghiere nei confronti di Damilano: “È un imprenditore di successo, si presenta molto bene e qualche sua idea che ho sentito è buona. Sicuramente sarebbe un bel cambio di passo dopo Pd e 5 stelle”. Di più, Rossino dice che “potremmo essere un ottimo valore aggiunto per un partito” anche se precisa “nessun accordo è ancora stato fatto”. Insomma, il seme è gettato e dopo anni di schermaglie le strade tra la destra di piazza e quella di palazzo potrebbero ricongiungersi proprio alle urne amministrative.

Un appoggio, quello della formazione della destra radicale, con cui Damilano dovrà presto fare i conti. Sin dalla sua discesa in campo l’imprenditore acqua&vino, infatti, si è proposto come civico sapendo però di poter contare sul sostegno incondizionato di Matteo Salvini, il quale di fatto l’ha imposto al resto della coalizione. Pur mancando ancora l’incoronazione ufficiale, tutti i partiti di centrodestra si sono compattati a Torino attorno al suo nome. Così mentre Lega e Fratelli d’Italia rastrellano voti in barriera e nelle periferie, lui si accredita nel milieu borghese della città, rassicurando l’elettorato moderato sulla natura civica e tutt’altro che estremista della sua coalizione.

L’ingresso però di CasaPound, sotto varie forme, nel novero dei suoi sostenitori cambia le carte in tavola. “Sta a lui decidere – intima il dem Valle –. Se non vuole essere complice dello sdoganamento di un partito che si richiama fieramente al Ventennio deve prendere le distanze subito e dare la sua parola che nessun esponente di quel mondo sarà candidato nelle sue liste”.

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