LOTTA DI CAMPANILE

Province, passa la linea light

Rimangono a bocca asciutta gli appetiti di Asti, Biella e Vercelli. Il riordino prevede quattro distretti piemontesi, compresa la Città Metropolitana di Torino. Pdl e Pd in subbuglio. Astensione Lega

Tutto come previsto. Sul riordino delle province il Consiglio per le autonomie del Piemonte si è svolto e concluso in bagarre: tutti contro tutti, il Pdl e Pd si spaccano, la Lega Nord alla fine porta a casa il risultato, nonostante insceni, assieme ai berlusconiani delusi una uscita dall’aula di Palazzo Lascaris in segno di protesta. Passa l’opzione originaria di accorpamento: quadrante del Nord che raggruppa Novara, Biella, Vercelli e Verbania, Torino con tutti i territori della provincia diventa Città metropolitana, Cuneo resta com’è e Asti si fonde con Alessandria. Nessun volo pindarico: tramontano, almeno per ora, le proposte di Provincia dei vini (Langhe, Monferrato e Roero, attraverso l’assimilazione di Alba e Bra all’interno di Asti), così come la nuova provincia del Canavese. Ma soprattutto viene rifilato uno schiaffone al presidente del Cal Carlo Riva Vercellotti, che più di tutti si era speso per spaccare in due il quadrante: da una parte Biella e Vercelli (provincia di cui lui è presidente) e dall’altra Novara e Vco.

 

Non c’è stato niente da fare, nonostante il sostegno di due potenti del Pdl piemontese come il capogruppo in Regione Pimonte Luca Pedrale  (eletto a Vercelli) e il consigliere biellese Lorenzo Leardi. Non passa la richiesta di Maria Teresa Armosino, presidente della provincia di Asti, di procrastinare il voto a dopo il 6 novembre, dal momento che proprio in quelle ore il ministro Filippo Patroni Griffi aveva annunciato che una decisione da parte del governo sul funzionamento degli enti di secondo livello “ci sarà soltanto dopo la pronuncia che la Corte Costituzionale è stata chiamata a dare”. E ancora: “Se si dovesse decidere che gli enti di secondo livello sono incostituzionali allora il governo sarebbe obbligato a ripensare per intero la riforma degli Enti Locali, soprattutto per quanto riguarda le province e le città metropolitane”. A Torino come a Roma: decisioni procrastinate dopo la sentenza dei giudici. Ma la richiesta non passa: il voto finisce 27 a 23, dopo che il Pdl di Novara, Verbania e Torino volta le spalle alla Armosino e si pronuncia per andare alla resa dei conti.

 

La contrapposizione non è tra centrosinistra e centrodestra, ma tra territori in guerra tra loro: mors tua vita mea e se Asti scompare, Alessandria si rafforza. Nasce così l’alterco tra i sindaci democratici di Asti e Alessandria, Fabrizio Brignolo e Rita Rossa, con lei che avrebbe sparato alzo zero contro il collega: “Avete riempito la provincia di Asti con manifesti con il logo del Gruppo regionale del Pd (e di questi tempi l’accusa non è da poco ndr) in cui avete scritto: noi non vogliamo andare con Alessandria perché è in dissesto. Dovete vergognarvi”. E la consigliera astigiana Angela Motta, la stakanov delle sagre paesane, che risponde: “Ma vergognati tu”. Lo spettacolo non è edificante, e meno male che i protagonisti sono tutti dello stesso partito. Tra i presenti assistono attoniti anche la consigliera regionale pidiellina Rosanna Valle e l’assessore al Bilancio di piazza Castello Giovanna Quaglia, anche loro astigiane.

 

Poco dopo lo sfogo di un altro sconfitto, Riva Vercellotti: “Avete tradito me e i cittadini vercellesi. Cinquanta sindaci si erano espressi per la provincia di Biella e Vercelli, dirò loro che li hanno presi per il…”. Il livello della discussione si fa aulico e intanto chi ormai aveva capito che andava incontro alla disfatta, decide per un ultimo colpo a effetto: il Pdl di Asti lascia l’aula, così come la Lega Nord proprio mentre l’assemblea vota la delibera di riordino delle province: alla fine il pronunciamento è bulgaro, 27 sì e 4 no.

 

«In Piemonte le Province non potranno essere più di quattro, Torino compresa: lanciare suggestioni per farne risalire il numero a cinque o sei oggi fa a pugni con la coerenza che tutti noi abbiamo il dovere di praticare» aveva dichiarato il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, tra coloro che per salvare l’ente per primo aveva progettato l’assetto poi approvato dal Cal, peraltro con l’accordo del Pdl.

 

Ora la partita si trasferisce su un altro campo: nel documento votato, infatti, il Consiglio per le autonomie chiede espressamente alla Regione di intercedere presso il Governo per mantenere le province come organo elettivo di primo grado. La palla passa ora all’assemblea regionale chiamata a ratificare l’indirizzo emerso al Cal.

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