L'anello mancante
Riccardo de Caria 06:55 Venerdì 05 Ottobre 2012 1
Due filoni di notizie, all'apparenza scollegati: da un lato, la crisi gravissima del tessuto produttivo piemontese, che sta ipotecando il futuro della nostra Regione; dall'altro, le indagini sul cattivo uso, da parte delle amministrazioni locali, di fondi pubblici, che stanno scoperchiando fogne senza precedenti.
Quanto alle impreseche chiudono, disinvestono o se ne vanno, facendo restare disoccupate migliaia di persone e lasciando dietro di sé un desolante declino, la lista è lunga e purtroppo continua ad allungarsi. Lo Spiffero ha fatto ieri l'elenco dei casi più noti: De Tomaso, Fnac, Asa, Askoll, Alenia, Indesit, Romi Phonemedia, Agile-Eutelia, Fiat e ora Tekfor.
Quanto al malaffare della politica locale, ogni giorno viene fuori qualcosa. Solo in questa settimana, tutti hanno appreso che i consiglieri regionali si possono autoattribuire i rimborsi chilometrici, con una semplice autocertificazione (inevitabile che qualcuno sia tentato di fare il furbo). Sempre in tema di rimborsi, è venuto fuori che qualche consigliere di circoscrizione a Torino avrebbe spostato fittiziamente la residenza il più lontano possibile per poter aver diritto anche lui a un generoso rimborso, che non spetta se si risiede nel luogo dove ha sede l'istituzione di appartenenza.
Abbiamo letto sullo Spiffero le primedue puntate dell'inchiesta sull'immonda parentopoli della Regione Piemonte; abbiamo letto del funzionario di Rivoli che firma delle determine con cui si autoattribuisce degli incarichi a spese del Comune; dell'ex sindaco di Alessadria Fabbio che, dopo aver lasciato una città in dissesto, ora i suoi vorrebbero candidare al Parlamento (si è fatto il curriculum giusto, avranno pensato); delle generose sponsorizzazioni elargite per manifestazioni care a un consigliere regionale di cui si voleva comprare il voto favorevole a una legge; di una maggioranza regionale che nonostante tutto ciò tergiversa e rifiuta di pubblicare online la rendicontazione delle spese effettuate; del simile arroccamento al Comune di Torino, dove va in scena da giorni il giallo del cd contenente i dati degli affidamenti senza gara degli ultimi anni, che - a giudicare da quanto si sta cercando di ritardarne l'uscita - conterrà particolari molto interessanti; ma anche della mitica Mercedes Bresso, che giunge all'apoteosi di vantarsi di aver speso tanto, con la solita scusa che quelle spese servivano a fare investimenti, dimenticandosi però che non basta fare investimenti purchessia: bisogna anche che siano buoni, altrimenti i clienti di Maddoff sarebbero tutti miliardari e in Sardegna e a Taranto avrebbero raggiunto la piena occupazione.
Queste vicende ci fanno arrabbiare. In tempi di crisi così grave, ancora di più. Quello che però troppo raramente facciamo è il passaggio successivo, cioè collegare la crisi e la malapolitica. Non è soltanto che la malapolitica dei Fiorito e dei loro epigoni in sedicesimo è particolarmente odiosa in un momento di crisi: è proprio la causa della crisi. Se così tante aziende, fino a poco tempo fa sane e in utile, chiudono tutte assieme, non è una sciagura ineluttabile del destino: è la precisa conseguenza di una politica fallimentare, ladra e in molti casi criminale.
Ora, che assumere paccate di parenti in Regione e tutte le altre schifezze di cui sopra abbia un nesso di causa molto stretto con il disastro della nostra economia e delle finanze pubbliche, può apparire tutto sommato evidente, se appena ci si rifletta un poco.
Ma la politica non è ladra solo quando fa queste cose, con cui vanno a nozze i tanti libri, articoli e programmi tv di denuncia, utilissimi a suscitare una sana consapevolezza pubblica e indignazione di pancia per i crimini della casta, ma di per sé insufficienti a fare il ragionamento che invece occorre fare. Il ragionamento è che la politica è ladra anche quando fa cose che a prima vista sembrano del tutto normali o perfino giuste. Un esempio su tutti: quando stampa miliardi di euro dal nulla e li regala alle banche con il pretesto di salvare l'economia europea e mondiale, e anche grazie a questo regalo le banche poi possono permettersi di dare a Tronchetti Provera tutto il tempo in più che gli serve per rientrare da un investimento finito malissimo. Secondo la logica della Bresso, bisognerebbe probabilmente ringraziare Tronchetti Provera, visto che l'investimento era molto elevato. Peccato che abbia lasciato un buco enorme nei bilanci delle banche creditrici. Le quali però, poiché il debitore si chiama Tronchetti Provera, gli offrono tutto il tempo che gli serve per pagare gli interessi (fino a un anno di tempo in più del previsto) e gli fanno pure un caffé.
Peccato che, se anziché Tronchetti Provera, si fosse chiamato Signor Nessuno, come uno dei tantissimi imprenditori o artigiani senza appoggi politici che sono i veri eroi di questo Paese, stai a vedere che quelle stesse banche per fare credito a lui magari non avrebbero trovato neppure i soldi. O se anche li avessero trovati, alla prima difficoltà, per cifre anche immensamente più piccole, gli avrebbero chiesto di rientrare con condizioni capestro: altro che differimenti di un anno sulla fiducia!
E continuano a dare la colpa al mercato.
Cose inaudite.


