SCOSSA DEMOCRATICA

Renzi stacca la corrente ai renziani

Primi malumori tra i supporter del sindaco di Firenze, alla vigilia del raduno alla Gam. Gariglio e Lepri vogliono capitalizzare il risultato delle primarie, ma nella base cresce la fronda contro i capibastone. Sullo sfondo la corsa per uno scranno in Parlamento

Ha investito il Partito democratico come un ciclone, non può ridursi a una corrente. Lo ha detto forte e chiaro lo stesso Matteo Renzi: “Non esiste nessuna ipotesi che io possa fare una mia lista, né tantomeno voglio mettermi a capo di una correntina interna”. Tesi ribadita con forza da Roberto Reggi, il coordinatore della campagna elettorale, che ancora ieri ha avvertito che “non faremo nessuna correntina, il nostro entusiasmo è a servizio del segretario”. Eppure mentre il Rottamatore attende le mosse di Pier Luigi Bersani per capire in che modo lui e i suoi verranno coinvolti nella partita delle Politiche, a Torino i seguaci subalpini tentano di non disperdersi e di proseguire un cammino comune. “E’ l’unico modo per evitare di farci massacrare o di finire assorbiti alla spicciolata nelle tante correntine del partito” dice uno di loro. Venerdì 7 si sono dati appuntamento alla Gam (ore 18) per studiare una strategia comune in vista della battaglia sulle liste. Anche perché i pretendenti a uno scranno in Parlamento sono tanti e il barometro nella variegata galassia renziana inizia a segnar tempesta. Altro che “è nata l’area liberaldemocratica del partito” come aveva annunciato all’indomani del ballottaggio un gongolante Diego Castagno, portavoce dei circoli torinesi. Il rischio è quello di una repentina implosione.

 

Ad essere stato folgorato sulla strada della Leopolda c’è una compagine politica quanto mai eterogenea, dal mondo cattolico incarnato dai consiglieri regionali Davide Gariglio (foto) e Stefano Lepri a quello ex diessino rappresentato dal sindaco di Nichelino Pino Catizone, dagli ecologisti democratici capitanati da Silvia Fregolent, capogruppo in Provincia di Torino, al mondo liberal di Gigi Brossa e Castagno, fino ai cosiddetti Corsari Davide Ricca e Paola Parmentola. Storie e modi di intendere l'azione politica differenti, tanto che durante le primarie più d'uno si è dissociato da campagne comunicative forti come quella del sindaco-barricadero Catizone contro i "respingimenti", alludendo ai tanti che non hanno potuto votare al secondo turno.

 

Non c’è un leader riconosciuto come tale e sebbene i personaggi più rappresentativi facciano di tutto per capitalizzare lo sforzo fatto, nella pattuglia renziana non c’è alcuna intenzione di diventare la dote di aspiranti parlamentari. Qualche malumore era già emerso alla vigilia del ballottaggio, quando furono proprio Ricca e Parmentola a ribellarsi ai “capibastone”, con riferimento chiaro ai due esponenti di Palazzo Lascaris; per non parlare dei rapporti pessimi con un ex sodale come Castagno, poi trasmigrato sotto le insegne della veltroniana Libertà Eguale, associazione che a livello nazionale fa riferimento al senatore Enrico Morando. Anche perché in una comunità che non ha una cabina di comando forte e riconosciuta (tanti sono coloro che lamentano di esserne stati esclusi) ogni portatore d’acqua ambisce a un ruolo da titolare nelle prossime competizioni.

 

A partire dalle Politiche. Certi o quasi della candidatura, al momento, ci sono uno tra Gariglio e Lepri, per l’area ex Margherita, e Catizone, tra i pochi ad avere un filo diretto con Firenze. Nella pattuglia in rosa l’unica ad avere un incarico amministrativo di rilievo è Silvia Fregolent (foto) numero uno dei democratici di Palazzo Cisterna e per questo legittimamente in corsa per uno scranno romano, ma tra le Cenerentole in fermento per un posto da principessa ecco l’ex assessore di Moncalieri Noemi Gallo, la consigliera della Circoscrizione VIII di Torino Parmentola, la canavesana Simona Randaccio.

 

Leggermente diverso il quadro fuori dalla provincia di Torino, nel Piemonte 2, dove se il sindaco di Novara Andrea Ballarè esce piuttosto ridimensionato dalla consultazione interna (ha vinto per un pugno di voti in città, salvo essere sconfitto in tutta la Provincia già al primo turno, cedendo nel ballottaggio alla controffensiva bersaniana), chi pare invece particolarmente in auge è il consigliere regionale cuneese Mino Taricco, leader della provincia Granda, che si è rivelata la vera roccaforte di voti per Renzi, tra le pochissime a prevalere anche domenica scorsa. Apprezzabili i risultati ottenuti ad Asti dal duo Angela Motta-Fabrizio Brignolo e ad Alessandria da un altro inquilino di Palazzo Lascaris come Rocchino Muliere, che al primo turno ha ottenuto un inatteso pareggio nonostante avesse contro tutto il partito a partire dal vice segretario regionale Federico Fornaro fino all'ex assessore di Mercedes Bresso Daniele Borioli (tutti peraltro in lizza per il Parlamento). 

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