DISMISSIONI PERICOLOSE

“Sagat precipita”, Fassino salta giù

La cessione del 28% delle sue azioni forse salverà il Comune di Torino. Ma quale futuro ci si attende da uno scalo in crisi profonda? Calano i passeggeri e le compagnie tagliano i voli. Mentre regna l'incertezza sul piano industriale dei nuovi acquirenti

A TERRA Aeroporto di Caselle in crisi nera

Il 13 dicembre si riapriranno le buste per la cessione del 28% di Sagat da parte del Comune di Torino. Una delle varie operazioni di dismissioni che potrebbero salvare il destino delle esangui casse di Palazzo Civico. 

A quel punto, però, sarà necessario capire chi “salverà” lo scalo Sandro Pertini, sempre più a picco in tutte le classifiche nazionali e internazionali, reduce da 13 anni di convivenza infruttuosa tra soci pubblici e privati.

 

Lo scorso anno era il 13° aeroporto d’Italia, superato di slancio da Bari e tallonato da Cagliari, nel 2012 la situazione non è migliorata, anzi. I numeri sono impietosi: un traffico annuo di 3,5 milioni di passeggeri (-3,8% rispetto a una media nazionale di -0,4%), con sole 11 destinazioni low cost servite. Bologna - tanto per fare un raffronto con un aeroporto che funziona ma che non è certo Francoforte – ha 6 milioni di passeggeri all’anno con 34 destinazioni low cost. Pisa addirittura raggiunge le 51. Rayanair detiene il 45% del traffico bolognese, meno del 20% di quello subalpino. «Nei prossimi mesi perderemo due voli giornalieri per Amsterdam, che Alitalia ha deciso di chiudere, dopo che era stato bloccato anche il collegamento con Mosca. Da marzo, poi, addio anche ai voli per Madrid». La disamina di Michele Stillavato, vice presidente di Fly Torino, associazione che da anni si batte per chiedere un piano industriale credibile sull’aeroporto torinese, sembra un bollettino di guerra. Anche Meridiana, per far fronte alla crisi, taglia: i voli per Roma passano da cinque a due, quelli per Catania da due a uno, soppresso l'unico collegamento per Napoli. 

 

Se Caselle non è mai decollato la spiegazione risiede soprattutto nell’assetto azionario, con Fct Holding (Comune di Torino) al 38%, Sintonia (Benetton) al 24,39%, Equiter (Intesa Sanpaolo ) al 12,4%, Finpiemonte (Regione) all’8%, la Provincia di Torino al 5%, TecnoInvestimenti (holding del sistema camerale) al 4,7%, Sab (la società che controlla l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna) al 4,13% e Aviapartner (società attiva nell’handling) allo 0,42%. Un panorama piuttosto frastagliato nel quale agiscono interessi divergenti: non è un segreto che i Benetton hanno quote azionarie negli Aeroporti di Roma e soprattutto in Alitalia, che non a caso gestisce il 35% del traffico di Caselle a fronte di una media nazionale che si attesta al 22%. E proprio verso i soci privati è puntato il dito di chi – come la Regione – ha spinto con forza nei mesi scorsi per attivare una base low cost anche a Torino, senza riuscire a far prevalere la propria linea.

 

Ma che succederà se dovesse vincere Gamberale, con la sua F2i? Di convivere con i Benetton non ha nessuna intenzione e lo ha dimostrato chiaramente, condizionando il proprio impegno alle dimissioni entro l’anno dell’attuale amministratore delegato di Sagat, Fausto Palombelli, nominato proprio dal gruppo trevigiano. Mentre un successo di Sintonia rafforzerebbe chi si è reso protagonista di “una gestione del tutto fallimentare” come afferma Fly Torino e non solo. Anche di questo si dovrà occupare il sindaco Piero Fassino,perché una cosa è certa: la Gran Torino del turismo, dei congressi, dello sport passa anche da Caselle. 

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