COMUNE DI TORINO

Ex Ogr, il giardino della discordia

L'ampliamento dell'intervento rischia di far scomparire un'area verde. In commissione il Pd Mangone chiede spiegazioni e l'assessore Lavolta scrive una missiva alla collega Curti per far ritarare il provvedimento. Critiche anche dalla Circoscrizione III

A Palazzo Civico è già stato ribattezzato il giardino della discordia. Un’area verde recentemente inserita nel piano di riqualificazione dell’ex Westinghouse (Ogr) e che presto potrebbe essere cancellata da un centro commerciale. E’ quanto emerso questa mattina durante la commissione Urbanistica, in cui è andata in scena una riedizione del braccio di ferro tra il consigliere democratico Domenico Mangone e l’assessora Ilda Curti, che lo scorso anno ha tenuto bloccato il Consiglio per settimane a discutere della nuova cittadella juventina nell’area della Continassa: “Voi comunisti siete più esperti di noi a capire le varianti urbanistiche” ha ironizzato l’esponente della maggioranza, tanto per rendere l’idea del clima che si respira in Sala Rossa.

 

Nell’avviso pubblicato dalla Città, infatti, ai 25mila metri quadrati di slp del piano iniziale (che comprende l’area tra via Borsellino e via Bixio) se ne sono aggiunti altri 9mila, garantendo lo sbocco su corso Vittorio e investendo anche una delle poche aree verdi presenti. Il tutto per permettere la costruzione di un albergo e un centro commerciale, fondamentali per rendere economicamente sostenibile l’investimento di 12 milioni che la Fondazione Crt ha garantito per costruire il centro congressi. Un intervento attorno al quale gravitano grandi interessi, dalla progettazione alla realizzazione.

 

Il progetto è seguito dalla Ream Sgr, società che fa capo direttamente alla Fondazione Crt, e redatto dall’architetto Alberto Rolla, colui che ha già costruito lo Juventus Stadium e che si appresta a seguire i lavori sull’area della Continassa: un professionista particolarmente vicino a Fassino e in generale ai salotti della sinistra torinese al punto che la figlia comparve su alcuni manifesti della campagna elettorale dell’attuale primo cittadino. Un uomo che ha ri-costruito mezza Torino (dalla riconversione del Palazzo del Lavoro al recupero in unità abitative dell'ex Ceat, dell'ex Isvor e della ex direzione Fiat), come ammette, con una punta di civetteria, in un suo libro. Ma le perplessità si moltiplicano, come testimonia una missiva stizzita che l’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta ha inviato giorni fa alla collega Curti:“Ho purtroppo constatato che, contrariamente a quanto mi era stato assicurato nel corso della seduta della Giunta  su mia esplicita domanda, il perimetro dell’area che verrà data in concessione comprende anche lo spazio verde di via Borsellino/corso Vittorio Emanuele II”. Ma su quell’area, come spiega Lavolta, la città ha già preso altri impegni, con Intesa San Paolo, nell’ambito della convenzione stipulata nell’ambito del grattacielo in costruzione: sul giardino che rischia di essere asfaltato, infatti, “doveva essere trasferita l’area giochi del giardino Nicola Grosa. Ritengo perciò opportuno che il provvedimento venga riesaminato e vi venga riportata la necessaria correzione sulla base di quanto era stato originariamente concordato”. E intanto, nei giorni scorsi, è stato approvato anche un ordine del giorno di censura sull’ampliamento del progetto originario anche da parte della Circoscrizione III: «Se dobbiamo rinunciare a un giardino per un centro commerciale io sono contrario – afferma il presidente Daniele Valle – e sono preoccupato anche perché si tratta di una delle poche aree verdi presenti in quella zona». Dopo il fallimento dell’avveniristico piano della biblioteca Bellini (16 milioni per un progetto che non è mai stato concretizzato), sull’ex Ogr tornano ad addensarsi le nuvole.

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