GRANDI OPERE

Torino-Ceres, un tunnel pieno di ombre

Secondo round in Regione sulle procedure di gara per l'opera da 180 milioni aggiudicata dal Gruppo Gavio. Scr, la stazione appaltante, si difende: "Abbiamo agito nella piena regolarità". Ma anche la Procura ora vuole vederci chiaro

Secondo round su Scr e il collegamento ferroviario Torino-Ceres, con il tunnel che passa sotto corso Grossetto, opera da 180 milioni di cui 20 messi a disposizione dal Cipe e gli altri 160 dalla Regione Piemonte. Un’infrastruttura mastodontica, sulla quale il Partito democratico a Palazzo Lascaris ha acceso un riflettore, attraverso il proprio capogruppo Davide Gariglio. Non convince il metodo utilizzato per valutare le opere in sede di gara e neanche le operazioni successive, a partire da alcune varianti proposte ex post alla ditta vincitrice. Già due settimane fa, e ancor prima durante la giunta di Roberto Cota, Gariglio, assieme al senatore democratico Stefano Esposito avevano espresso una serie di riserve riguardo al metodo utilizzato per la selezione della ditta deputata alla realizzazione. «In modo inusuale e, a mio avviso, non condivisibile,  il ribasso d’asta  incideva per meno di un sesto sul punteggio complessivo – dice allo Spiffero –. Mentre decisive risultavano le caratteristiche tecniche dell’offerta». Parliamo del progetto dei parcheggi in superficie, la pista ciclabile, o la quantità di energia utilizzata per il cantiere. Insomma, una serie di parametri «ad altissimo tasso di discrezionalità, per questo già un anno fa dissi che quel bando era inopportuno e oggi lo ripeto» aveva attaccato il numero uno della formazione democratica a Palazzo Lascaris.

 

Oggi Gariglio è tornato ad attaccare: «Il direttore amministrativo Leo Massari si era impegnato a fornirci esempi di bandi effettuati con modalità analoghe, ma finora non l’ha fatto». Dubbi confermati anche dalla decisione di un’azienda esclusa – la Consorzio Stabile – di ricorrere al Tar (prima udienza il prossimo 5 novembre) e, secondo quanto riporta Gariglio, dallo stesso direttore della Regione Aldo Manto, secondo il quale l’offerta tecnica sarebbe stata sopravvalutata . A  vincere la gara è stata un’associazione d’impresa formata da Itinera, società del Gruppo Gavio, e la cooperativa rossa Ccc e tanto basta per dare la stura a una serie di ipotesi e macchinazioni. Ancora una volta Scr ha ribadito di aver agito secondo le norme, come fatto già dal presidente in una lettera inviata allo Spiffero.

 

Oltre al Tar, secondo quanto risulta al nostro giornale, anche la Procura di Torino avrebbe aperto un’indagine conoscitiva sulla procedura, al momento senza alcuna ipotesi di reato.

 

C’è poi la questione relativa alle possibili migliorie. Un’azienda aveva proposto di aprire un collegamento in sotterranea anche con corso Ferrara e quindi con lo Juventus Stadium: l’avrebbe fatto senza costi aggiuntivi, ma la proposta (e l’azienda in questione) è stata scartata. Ora quello stesso progetto potrebbe essere affidato ai vincitori della gara, ovviamente con un aggravio di spesa. Anche in questo caso, dice Gariglio «le giustificazioni offerte da Scr non reggono. Sostengono che le migliorie avrebbero imposto un nuovo passaggio al Cipe con relativo allungamento dei tempi, ma non è così per due motivi». Innanzitutto, secondo il capogruppo dem «laddove non ci sono aggravi di spesa non c’è bisogno di tornare al tavolo ministeriale e poi mi chiedo, a questo punto non dovranno tornare dal Cipe?».

 

Terza questione: la scelta della stazione appaltante. Affidando la gara a Scr «l’opera avrà un costo maggiorato perché non sarà possibile recuperare neanche in parte l’Iva». Secondo Gariglio si sarebbe potuti passare da Infra.To, società del Comune di Torino che aveva gestito la progettazione e che, qualora avesse bandito l’appalto, avrebbe anche recuperato una parte di Iva per il suo status societario.

 

Sono tante le operazioni che non tornano e per questo i presidenti delle Commissioni Bilancio e Trasporti – Vittorio Barazzotto e Nadia Conticelli – hanno annunciato una nuova audizione sul tema, di concerto con la Giunta regionale. Il Movimento 5 stelle, per bocca dei consiglieri Federico Valetti e Davide Bono chiede di «sospendere subito l’appalto». Per i grillini non c’è solo un problema di procedure ma anche di utilità dell’opera, che prevede : « oltre all'inutile realizzazione del tunnel ferroviario verso stazione Rebaudengo, l'abbattimento delle due sopraelevate con la realizzazione di un solo tunnel viario verso Corso Potenza e un maxi-incrocio in superficie che moltiplicherà la congestione del traffico».

 

Durante la commissione, inoltre, Gariglio ha sollevato anche alcune questioni riguardo alla gestione di Scr nel suo complesso. «Mi chiedo perché – chiude l’esponente democratico – il commissario liquidatore dell’Agenzia Torino 2006, a distanza di otto anni dalle Olimpiadi e con il solo compito di chiudere quell’ente, in questi mesi abbia ingaggiato una serie di persone, poi spedite a lavorare a Scr che attraverso una procedura di mobilità le ha assunte». Per ora non sono state date risposte, ma stupisce, a oltre un anno dal varo del sistema di governance duale introdotto dall’allora assessore Agostino Ghiglia del presidente di Scr Andrea Martino che punta il dito contro le giunte presenti e passate, giacché «non è mai stato riunito il Consiglio di sorveglianza».

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