REGIONALI

È Moro il renziano di Alessandria

Mentre ancora non si placa la polemica sulla candidatura di Filippi, i seguaci del premier indicano nell'assessore provinciale il loro portabandiera nella corsa per Palazzo Lascaris. In pole position anche Ravetti e Comaschi

I renziani alessandrini giocano d’anticipo e mettono sul piatto delle candidature per le prossime regionali il loro uomo. Graziano Moro, attuale assessore provinciale alle Infrastrutture, sarà uno dei quattro nomi della lista. Per gli altri tre i giochi sono ancora aperti e, anzi, sembra ancora lontana una soluzione visto che sul fronte cuperliano gli aspiranti sarebbero non pochi. Non solo. Ancora tutta da dipanare la matassa che s’è avvolta sul nome di Paolo Filippi e che rischia di ingarbugliarsi ulteriormente anche in conseguenza delle norme del decreto Delrio sull’abolizione delle Province che, come pare, passerà per un semestre provvisorio che potrebbe vedere gli attuali presidenti – come Filippi, appunto – in regime di prorogatio.

 

Il colpo di acceleratore, impresso ieri sera nel corso di una riunione, ha dunque visto la componente che fa riferimento al segretario nazionale portarsi avanti e arrivare già con un nome certo alle prossime assemblee provinciali, ad incominciare da quella di lunedì, dove si discuterà degli altri tre posti in lista. Quello di Moro, insieme a quello di Marco Balossino, era il nome che – come anticipato da Lo Spiffero – godeva del gradimento e fors’anche di qualche input romano. Dato per qualche giorno in leggero calo nelle chance rispetto a Balossino, Moro invece alla fine ha raccolto l’indicazione unanime dell’ala renziana alessandrina. Novese come il consigliere uscente e ora candidato a sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere e come lui molto vicino a Enrico Morando, Moro oltre a quella delle componenti va anche a coprire una  delle aree che un manuale Cencelli in versione geografica disegna e assegna incrociando le candidature regionali con i seggi parlamentari. In base a questa logica, essendo l’Ovadese il Casalese e il Valenzano già coperti a livello parlamentari rispettivamente da Federico Fornaro, Cristina Bargero e Daniele Borioli (tutti e tre, tra l’altro, schieratisi per Cuperlo alle ultime primarie), i nomi per completare la quadretta regionale dovrebbero essere pescati nelle zona di Alessandria (forse l’attuale segretario provinciale Domenico  Ravetti?) di Acqui (dove si fa il nome di Ginafranco Comaschi (attuale assessore proviciale) e di Tortona. Ma un’ulteriore variabile, quasi certamente, sarà rappresentata dal rispetto delle quote rosa. Se come pare due dei quattro nomi dovranno essere di donne, il toto-candidati si complica. Non  foss’altro perché i nomi che continuano a girare sono tutti o quasi maschili. Compreso quello più ricorrente: Filippi. Sempre sostenuto anche a livello torinese da un asse Rita Rossa-Piero Fassino e da un nutrito stuolo di iscritti (mentre lui non ha ripreso la tessera) e amministratori locali dell’Alessandrino in una rete tessuta e curata da Agostino Gatti, il presidente della Provincia potrebbe tuttavia dover fare i conti con un imprevisto. Non tanto e non solo con i mal di pancia di chi contesta le sue prese di posizioni contro il partito, contro Delrio e alle primarie per la segretaria a favore di Civati (per poi appoggiare Gariglio alle regionali) quanto sulle norme che potrebbero essere contenute del decreto sulla soppressione delle Province.

 

Se, come pare, per evitare le elezioni e dare il temo per attuare il riordino, gli attuali presidenti degli enti saranno prorogati per sei mesi, Filippi rimarrebbe ostaggio di quella Provincia al cui vertice il partito, un anno fa, gli aveva chiesto di rimanere evitando di candidarsi – previe primarie- al Parlamento. Una scelta di responsabilità quella di Filippi che potrebbe aver per lui l’effetto di una beffa. Saltato il giro per il parlamento, potrebbe dover dire addio pure alle regionali. Rimanendo a palazzo Ghilini, anche solo per sei mesi. Per via di quel decreto che, guarda caso, porta di nome di Delrio. Ribattezzato dallo stesso Filippi in Delirio. Per lui, quasi un incubo. (s.r.)

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