AUTODISTRUZIONE

Centrodestra, fallisce il tavolo romano

Il vertice si arena di fronte all'irrigidimento di Fratelli d'Italia: "Noi abbiamo fatto un passo indietro, non altrettanto Forza Italia". Napoli fa le bizze e propone se stesso. Ncd assente. Berlusconi uccel di bosco, in forse la manifestazione di lunedì

È finito male il tavolo nazionale del centrodestro apparecchiato oggi nel quartier generale di Forza Italia a San Lorenzo in Lucina. Anzi, per dirla con le parole di uno dei partecipanti, è “andato in vacca”, registrando la sostanziale rigidità delle posizioni in campo. Gli esponenti di Fratelli d’ItaliaIgnazio La Russa, Agostino Ghiglia e Guido Crosetto - dopo aver rivendicato il merito di “aver fatto un passo indietro, rinunciando alle primarie, per senso di responsabilità, proprio per favorire una ricomposizione della coalizione”, hanno accusato Forza Italia di non essere stata conseguente, proseguendo come se nulla fosse nell’intenzione di imporre la candidatura di Gilberto Pichetto alla presidenza della Regione. “A favore dell’unità del centrodestra avevamo anche fatto il sacrificio più grande: Crosetto aveva addirittura espresso la propria disponibilità a fare un passo indietro, purché si trovasse un metodo condiviso e oggettivo per trovare il candidato migliore da contrapporre a Chiamparino - spiega Ghiglia -. Abbiamo dovuto prendere atto della posizione di totale chiusura da parte di Forza Italia che ha unicamente continuato a riproporre il proprio esponente, non basandosi su dati oggettivi ma esclusivamente sulla pretesa che il candidato presidente fosse espressione del partito più grande”.

 

Un “prendere o lasciare” che FdI ha definito  “inaccettabile” portandoli a fare quadrato attorno ai Crosetto. Di certo non hanno contribuito a stemperare il clima le bizzose esternazioni del vice coordinatore Osvaldo Napoli che tra sbraiti e colorite intemperanze ha preteso che venisse “testato” anche il suo nome: un atteggiamento ormai chiaramente volto a delegittimare l’azione di Pichetto coltivando la neppure troppo celata ambiziosa di prenderne il posto. Insomma, tempesta in arrivo anche nella famigliastra berlusconiana, anche se neppure queste scene da saloon paiono aver turbato più di tanto il vicepresidente che, interpellato dallo Spiffero, pur ammettendo la “situazione di stallo” si augura che alla fine prevalga il buon senso e che nelle prossime ore possa tornare il sereno tra i due partiti. La Lega Nord, rappresentata da Roberto Cota nella veste di segretario “nazionale”, ha accampato il diritto di esprimere a sua volta un proprio candidato qualora non si riuscisse a convergere su una proposta unitaria. L’assenza di Ncd, formalmente dovuta per un disguido – il presidente degli alfaniani Renato Schifani, avvertito in ritardo, era impegnato in un incontro in Confindustria -, marca ormai un solco difficilmente colmabile. Una baraonda.

 

Silvio Berlusconi che, secondo i programmi, avrebbe dovuto sancire la propria decisione al termine della riunione, si è ben guardato dal mettere il naso fuori dalla sua stanza. In serata verrà ragguagliato da Altero Matteoli e solo domattina, a quanto si apprende, emetterà il suo verdetto. Intanto, nella babele si scatenano le voci sul possibile annullamento della manifestazione di lunedì, in verità “ancora da confermare”. Si attendono ore, se possibile, ancor più concitate con telefoni roventi e incontri vis-a-vis, come quello avvenuto già al termine del tavolo tra Matteoli e La Russa.

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