CENTRODESTRA

Non era amore, ma un calesse

Toti, lo staffiere di Berlusconi, decreta il divorzio dagli alleati: "Per sposarci bisogna essere in due". Figurarsi in quattro. E così sfuma la grande ammucchiata per le Regionali. Tra le sette liste in appoggio a Pichetto ci sono i Pensionati, ma non quelli di Giovine

A Giovanni Toti sarebbe piaciuto un triangolo, invece gli tocca ora recriminare per il matrimonio mancato con Ncd e Fratelli d’Italia. Il consigliere politico di Silvio Berlusconi oggi a Torino per la presentazione delle liste di Forza Italia ha così commentato la rottura del tetto coniugale del centrodestra piemontese: «Sono davvero dispiaciuto, ma i matrimoni si fanno in due», figuriamoci quando nel talamo accampano diritti in tre o addirittura in quattro. «Ci abbiamo provato fino all’ultimo – ha affermato -. Noi abbiamo molti e validi argomenti per presentarci agli elettori, e con noi si presenta anche il nostro alleato storico, la Lega Nord. Gli altri hanno deciso diversamente». Ma uno dei promessi sposi la pensa diversamente e parla addirittura di nozze combinate.  «A noi piacciono i matrimoni d’amore – replica Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale -. Quello che ci proponeva Toti era invece un matrimonio di interesse con una sposa obbligata da scegliere solo perché così voleva papà Toti. Fuori da metafora: in Piemonte è stata Forza Italia a rompere il patto che da sempre nel centrodestra prevede che il candidato di coalizione sia chi ha più possibilità di vittoria. Chiunque sa, e i sondaggi lo confermano, che Guido Crosetto distanzia di diversi punti il candidato di FI Pichetto e che quest’ultimo corre senza alcuna possibilità di vittoria. Il vero matrimonio d’amore Forza Italia lo ha forse fatto con Renzi promettendogli di far vincere facile la sinistra in Piemonte. Saranno gli elettori a premiarci e a punire Forza Italia». Insomma, dopo il divorzio volano i piatti.

 

Intanto, il coordinatore regionale di Forza Italia e aspirante governatore Gilberto Pichetto, ha presentato il “listino” bloccato che, a differenza di quelli degli altri competitori, si presenta come una sorta di squadra del presidente. Dopo Pichetto al numero 2 dell’elenco c’è Gianna Gancia (Lega), seguita dall’assessore alla Sanità uscente Ugo Cavallera. Seguono poi il sindaco di Stresa, Marcella Severino, l’avvocato Luca Olivetti e il sindaco di Orbassano Eugenio Gambetta. Gli altri cinque sono Federico Perugini (Novara), Riccardo Cravero (Cuneo), Magda Verazzi (di Premosello Chiovenda, nel Verbano), Davide Scaiola (Torino) e Paolo Ruzzola (Rivoli). Legate al nome di Pichetto sette liste: Forza Italia, Lega Nord, Destra Unita, Verdi-Verdi, Civica Pichetto, Pensionati e Azzurri Italiani. «Siamo assolutamente convinti di vincere - ha commentato Pichetto - perché noi rappresentiamo l’80% del centrodestra. Poi ci sono due piccole componenti come Ncd e FdI-An che ritengono di andare da sole. Ma noi restiamo convinti di poter battere Chiamparino». Domani nevica.

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