CARRIERE NOSTRANE

Saitta prepara il trasloco in Regione

Il presidente della Provincia di Torino lascia in un colpo Palazzo Cisterna e la guida dell'Upi e aspetta una chiamata da Chiamparino. “Ho salvato l’ente, ma c'è ancora molto da fare”. Si apre la partita sulla successione. Ipotesi commissariamento

In attesa di scoprire se il suo futuro politico sarà nella squadra di Sergio Chiamparino, magari come assessore alla Sanità, il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta libera la sua poltrona di Palazzo Cisterna e conseguentemente anche quella al vertice dell’Upi, l’Unione delle province italiane. E’ stato lui stesso a convocare l’assemblea dei presidenti per il 27 giugno, due giorni prima la sua decadenza in via Maria Vittoria. Perderà due poltrone in due giorni anche se in cuor suo spera di conquistarne una non meno prestigiosa alla guida della malconcia sanità piemontese. «Dipenderà da Chiamparino, ma certo i due avvenimenti non sono per nulla collegati» spiega Saitta. In realtà il decreto legge 56/2014, quello che ha sancito il superamento delle province, prevede, laddove siano previste le città metropolitane,  un periodo di transizione in cui i presidenti uscenti si assumono l’onere di traghettare l’ente occupandosi dell’ordinaria amministrazione. «Avevo affermato da tempo che non avrei fatto il commissario liquidatore, per questo considero il mio mandato concluso il 29 giugno, a cinque anni esatti dalla mia proclamazione, nel 2009».

 

A questo punto si apre una partita delicata in via Maria Vittoria, nella quale si prefigurano due scenari. La legge, infatti, prevedrebbe – in caso di dimissioni – la nomina di un commissario prefettizio che guidi la Provincia verso la Città metropolitana, ma Saitta ammette di avere un piano B: «Potrebbe restare il vice presidente della Giunta, assieme al resto degli assessori, sto valutando questa opzione con il Viminale». Per portare a casa questa operazione Saitta potrebbe dimettersi con qualche giorno di anticipo, prima della sua decadenza. A quel punto resterebbe da capire chi andrà alla guida. L’attuale vice presidente è Gianfranco Porqueddu, presidente del Coni regionale, nominato in quota Idv, quando i dipietristi erano la seconda forza della coalizione. Difficile, però, che il Pd lasci a un apolide questo delicato incarico. Meglio se si trattasse di un esponente democratico, «magari che contemporaneamente sia anche un amministratore» dice Saitta, da sempre tutore dei piccoli comuni per contrastare la forza centripeta esercitata dal capoluogo. Anche perché a settembre i consiglieri della Provincia eleggeranno il Consiglio metropolitano, formato da 18 elementi, che avrà il compito di redigere il nuovo Statuto. In questo senso Palazzo Cisterna continuerà ad avere un ruolo importante soprattutto per evitare che Piero Fassino giochi all’asso pigliatutto. Ma chi potrebbe essere allora il nuovo timoniere? Il nome che in questo momento circola con maggiore insistenza è quello di Alberto Avetta (foto), assessore alla Viabilità, appena eletto sindaco  della sua Cossano, nel Canavese, e reduce dalla sconfitta alle Euroelezioni che per ora lo vedono primo escluso nella lista del Pd. Un’opzione certamente ben vista dal segretario regionale democratico Davide Gariglio, tra i principali sostenitori di Avetta e dello stesso Saitta nei confronti di Chiamparino. Insomma una triangolazione che riassesterebbe un pezzo del mondo Pd, dopo il terremoto elettorale.

 

Intanto, dopo quasi due anni di battaglia per la salvezza delle province per Saitta si chiude un ciclo. Soddisfatto dell’esito finale? «Avrei preferito che l’ente rimanesse di primo livello con l’elezione diretta del presidente e del Consiglio e su questo è chiaro che ho perso – spiega – ma intanto le province non sono state abolite, l’ente è stato salvato, conservando le sue competenze, dalla Viabilità all’Ambiente, dall’Edilizia scolastica alla pianificazione territoriale, mentre per conto delle regioni le province continueranno a occuparsi di formazione professionale, trasporti e agricoltura». Il percorso, tuttavia, non è concluso e prevede alcuni passaggi cruciali con la riforma del Titolo V della Costituzione.  «E’ necessario evitare tutte le sovrapposizioni presenti oggi tra comuni, province e regioni – prosegue Saitta - E’ normale che sui rifiuti i comuni si occupino della raccolta e le province della gestione delle discariche e della programmazione? Che l’assistenza venga gestita da tutti e tre gli enti?». E la Regione di cosa si dovrà occupare? «Ne ho parlato con Chiamparino e mi è sembrato concordi con me: dovrà tornare alla sua vocazione iniziale di ente legislativo e di programmazione, non può continuare a occuparsi di tutto».

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2 Commenti

  1. avatar-4
    12:56 Mercoledì 04 Giugno 2014 rosarossaperte penoso

    è semplicemente penoso. Si portera' in Regione anche la Gatti?

  2. avatar-4
    21:14 Martedì 03 Giugno 2014 folgore46 prima preoccupazione..

    avere sempre una poltrona e una buona prebenda sotto lr chiappe.

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