TRAVAGLI DEMOCRATICI

“Stop al partito delle autostrade”

Dopo l'operazione San Michele si apre il confronto nel Pd. L'ala sinistra chiede un'ampia discussione su metodi di tesseramento e soprattutto sulla necessità di separare incarichi economici, politici e amministrativi. Emblematico il caso Sitaf

Ci sono dei rapporti incestuosi tra politica e affari, in particolare tra incarichi amministrativi, economici e di guida politica in un partito, come il Pd, che da quando ha vinto anche le elezioni regionali di fatto gestisce un potere infinito che si dipana attraverso i propri eletti, gli amministratori nelle partecipate, gli assessori e i sindaci dei piccoli comuni.

 

E’ quanto denunciano il senatore democratico Stefano Esposito e l’ex sindaco di Settimo Aldo Corgiat (la cosiddetta ala sinistra del Pd torinese) al vice segretario nazionale Lorenzo Guerini, alla presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi e ai vertici torinese e piemontese del Pd Fabrizio Morri e Davide Gariglio. Dopo l’operazione San Michele anche il Pd esce ammaccato. Uno dei dieci arrestati, Vincenzo Donato, era un iscritto del circolo di Venaria Reale, un indagato, Franco Zaccone, era stato assessore a Caselle, dove alle elezioni faceva il pieno di preferenze, ed era  un impiegato di Sagat, posizione dalla quale intratteneva rapporti con l’impresario edile Gianni Toro che accidentalmente ottenne per 12 anni dall’azienda l’appalto per lo sgombero della neve. Ci sono poi gli amministratori coinvolti pur non essendo indagati, come Antonino Triolo, assessore a Bruzolo in Val Susa, già sospeso dai vertici provinciali del Pd. Quel che emerge è l’immagine di un partito permeabile alle infiltrazioni.

 

«La ricostruzione dei fatti contenuta nell'ordinanza evidenzia la pericolosità, la diffusione, la capacità criminale dell'organizzazione mafiosa» è la premessa della lettera di Esposito e Corgiat. Secondo loro il Pd deve «attivare un'eccezionale mobilitazione delle coscienze» aumentando la propria «capacità di vigilanza, di collaborazione, di scambio e coordinamento di informazioni tra poteri dello stato, istituzioni e amministratori pubblici». Ma soprattutto: «Pensiamo occorra attivare urgentemente misure che impediscano l'infiltrazione dei partiti, delle associazioni di categoria, dei sindacati; pensiamo sia necessario ripensare a regole interne per l'adesione ai partiti e la selezione delle candidature, a nuove regole che fissino incompatibilità tra incarichi amministrativi, economici e direzione politica». Sulla stessa linea si muove la componente civatiana del partito, che attraverso un comunicato firmato dall’eurodeputato Daniele Viotti, Fabio Malagnino e Jacopo Suppo chiede «un’analisi politica profonda che deve coinvolgere tutti i livelli, a partire dai circoli». Si legge nella nota: «Perché il Pd non venga coinvolto in futuro in altre inchieste, vanno recisi i troppi rapporti che legano dirigenti del partito ad aziende. Nella condizione attuale, la politica non può emanciparsi da certe logiche che sono lontane dal pensare al bene comune e alla crescita di questo Paese».

 

E’ proprio quest’ultimo il punto focale: non si possono sovrapporre incarichi amministrativi, economici e di direzione politica. Questo chiedono Esposito e Corgiat. Un tema sul quale già Renzi aveva insistito nelle settimane scorse. Un esempio su tutti? Sitaf, società a maggioranza pubblica, che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus, quella per cui – secondo l’ordinanza della magistratura – ha lavorato Gianni Toro, uno degli arrestati. Annche se, nel merito, la Sitaf in una nota dichiara di non aver mai affidato interventi alla Toro srl concernenti la galleria Prapontin (ma risultano lavori, affidati alla Toro Srl, per 22.812 euro nel 2011, 35.069 nel 2012, 36.663 nel 2013). 

 

Mezzo Pd ha incarichi di vertice all’interno di quell’azienda: Giancarlo Quagliotti, eminenza grigiastra di Piero Fassino, presidente della Musinet, controllata di Sitaf, Gioacchino Cuntrò, consigliere comunale di Torino, tesoriere del partito provinciale e anche consigliere di amministrazione della stessa Musinet, Salvatore Gallo, l’uomo delle tessere a Torino, capace di far eleggere un figlio in Regione e un altro in Comune, che guida un’altra delle tante società dell’arcipelago Sitaf, ovvero Sitalfa. Sono alcuni dei più influenti sostenitori della componente di Fassino, quelli della cosiddetta corrente autostradale. A far le tessere per Gallo in Val Susa è quel Triolo più volte citato nell’ordinanza e sospeso in via cautelativa dal Pd, quel Triolo che di Sitalfa è un dipendente. Tessere, politica, rapporti economici.

 

Leggi la lettera integrale di Esposito e Corgiat

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5 Commenti

  1. avatar-4
    00:40 Sabato 05 Luglio 2014 Diego Sarno meglio tardi che mai?

    dopo l'operazione "San Michele" in molti (forse troppi?!) chiedono atti "forti" e immediati e tutti sottoscrivono... quando eravamo in pochi a chiedere le stesse cose dopo il processo Minotauro venivamo etichettati (dagli stessi che oggi urlano alle scelte drastiche) come giustizialisti! meglio che tardi che mai?! ‪

  2. avatar-4
    18:13 Venerdì 04 Luglio 2014 l'osservatore Sitaf dei misteri

    in aggiunta alle ultime , un anno or sono l' Autorità di Vigilanza per gli appalti pubblici richiamava ufficialmente SITAF circa l'affidamento di appalti diretti alle sue controllate " invitandola a ricorrere a gare pubbliche e a non eludere la normativa in materia, tre anni prima i vertici SITAF venivano condannati in 1° grado per turbativa d' asta e abuso d'ufficio, in attesa di conoscere la sentenza d'appello, il Ministero dei LL PP in prossimità delle regionali ha riconfermato gli uscenti..... ma Renzi lo sa? mistero

  3. avatar-4
    18:02 Venerdì 04 Luglio 2014 Bandito Libero Apota SANTO SUBITO!

    mannaggia, me l'ero proprio scordato il casello Bresso!!! :-D

  4. avatar-4
    17:22 Venerdì 04 Luglio 2014 apota .....ed il casello Bresso?

    Solo ora il PD si accorge di questo lievissimo conflitto di interessi. Non quandamente presidente ATIVA era tal Marengo, già capigruppo PDS in Consiglio Regionale. Oppuramente quando la Bresso, paladina dell'abolizione dei caselli in campagna elettorale, favorì la costruzione del casello ATIVA di Beinasco, (perciò denomineto casello Bresso), una volta eletta Presidente della Provincia.Questi fanno impallidire Cetto La qualunque.

  5. avatar-4
    16:03 Venerdì 04 Luglio 2014 Dalessio Bah

    Un solo commento: che schifo!

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