MALASANITA'

Pavimenti allagati e crepe nei muri Cade a pezzi l’hospice per terminali 

Costruita appena cinque anni fa, la struttura attigua al nosocomio di Casale Monferrato versa in uno stato di incuria e degrado. La direzione Asl ha finora ignorato i solleciti del sindaco Palazzetti. Ma ieri l’assessore Saitta ha alzato il telefono (e la voce)

 

Acqua nelle sale del seminterrato, macchie di umidità alte mezzo metro, profonde crepe nei muri. Questo è lo stato in cui versa l’hospice per malati terminali di Casale Monferrato. Sembra incredibile ma la struttura attigua all’ospedale dove dare ospitalità ai pazienti oncologici all’ultimo stadio che non possono essere assistiti a casa è stata costruita appena cinque anni fa da un’impresa incaricata dall’Asl. Costruita male è logico pensare, vista la situazione in cui versa e, soprattutto, in cui sono costretti a vivere i pazienti. Ma il peggio, se possibile, sta in una storia di silenzi, ritardi, omissioni, appelli inascoltati. Come se in quella struttura gravemente compromessa non vivessero delle persone già duramente provate dalla malattia e non vi lavorassero degli operatori.

 

Una storia che ieri ha fatto strabuzzare gli occhi all’assessore regionale alla Sanità mentre ascoltava quanto gli andava dicendo la sindaca di Casale Monferrato Titti Palazzetti.  Quando la prima cittadina ha finito di raccontare questa storia incredibile, il cellulare del direttore generale dell’Asl Alessandria, Paolo Marforio, in vacanza, ha suonato. Che cosa gli abbia detto un Antonio Saitta a dir poco indignato e non certo ben disposto è facile immaginarlo. Quello che aveva detto Marforio alla sindaca, invece, è una brutta pagina di una vicenda orrenda. Ma andiamo con ordine. «All’inizio dell’estate mi avvertono che ci sono problemi all’hospice. Vado subito a vedere – racconta Titti Palazzetti allo Spiffero –. Nel seminterrato dove ci sono alcune sale per i pazienti l’acqua usciva dal pavimento. Sulle pareti grandi macchie di umidità. Al piano terreno dove sono collocate le camere, sui muri si erano aperte grosse crepe, qualcuna rischia di compromettere anche la rete di distribuzione dell’ossigeno».

 

Sembra, ma non se ne ha conferma certa, che alcuni operatori della struttura avessero già segnalato la situazione all’Asl. Di certo lo fa senza perdere tempo la Palazzetti. “Data la delicatezza delle problematiche di salute dell’utenza, vi prego caldamente di intervenire al più presto per far fronte alla situazione e restituire serenità e dignità ai malati e agli operatori. Certa della Vostra sensibilità e attenzione, attendo un rapido cenno di riscontro e soprattutto notizia del Vostro intervento” è un passo della lettera che la sindaca invia al direttore generale dell’Asl lo scorso 29 luglio. Il rapido cenno di riscontro non ci sarà. «Mai ricevuto una risposta scritta alla mia segnalazione». E quando, un giorno, la prima cittadina di Casale Monferrato a un incontro con i sindaci si trova di fronte il numero uno dell’Asl torna a chiedergli conto dello stato dell’hospice, ma soprattutto «gli ho chiesto di intervenire. Lui mi ha risposto che aveva presente la situazione, ma purtroppo non ci sono fondi». Nessun cenno alla questione sollevata dalla Palazzetti nelle lettera di fine luglio, dove aveva scritto: “Questa struttura di recentissima costruzione, fiore all’occhiello del nostro nosocomio, presenta criticità strutturali davvero incredibili. Ci si domanda quale sia la qualità delle imprese a cui si affidano i lavori e quali garanzie offrano in caso di errore”.

 

Già, cosa ha fatto fino ad oggi l’Asl per imporre all’impresa di rimettere in sicurezza e in totale salubrità quella palazzina? Una domanda che nella telefonata partita da Corso Regina,  Marforio si è sentito ripetere. Senza le circonlocuzioni usate a titolo di cortesia dalla sindaca. A quanto risulta quelle di Saitta sono state precise disposizioni, senza se e senza ma. Se non è mai arrivata una risposta scritta e quella verbale lasciò la sindaca senza parole, qualche tempo dopo come lei stessa racconta «è venuto a fare un sopralluogo il direttore sanitario della Asl Francesco Ricagni, insieme a un tecnico». Ma di interventi, fino a ieri, l’hospice con l’acqua sul pavimento e le crepe nei muri non ne ha visto.

 

«Un insulto alla disponibilità degli abitanti di Casale che volontariamente avevano arredato, dipinto, curato quel luogo indispensabile per i nostri malati, per le loro famiglie», ribadisce il sindaco. Sul sito internet dell’azienda sanitaria locale alessandrina a proposito dell’hospice casalese si legge: “L’obiettivo di tutti noi è costruire intorno ai malati  e ai  famigliari una solida rete protettiva che consenta loro di attraversare tutti i difficili momenti della malattia avendo accanto solidi punti di riferimento”. Quanto siano solidi, ancora, quei muri ammuffiti e crepati è difficile dirlo. Nel vicino ospedale stanno approntando alcuni locali dove trasferire gli ospiti della struttura che pare sia stata «costruita su una falda senza le indispensabili opere di impermeabilizzazione» come spiega Titti Palazzetti. “Credo sia doveroso un intervento urgente e risolutivo, eventualmente rivalendosi sulle ditte che hanno effettuato i lavori” aveva scritto nella lettera di fine luglio al direttore generale dell’Asl. Al quale ieri è squillato il telefonino. E non era per sapere come stava andando la sua vacanza. (sr)

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