POLITICA & POLTRONE

Sitaf, in pensione le cariatidi fassiniane

Si scontrano con il decreto Madia le ambizioni dei due arzilli sodali del sindaco, Quagliotti e Gallo, rispettivamente al vertice di Musinet e Sitalfa. Una norma che va nella direzione tracciata dal socio privato, Gavio, pronto a tagliare i ponti con i "vecchi giri"

L’orientamento è quello di dare una rinfrescata all’ambiente, sfoltire quei pletorici consigli di amministrazione che gestiscono le controllate di Sitaf e chiudere i ponti con quel pezzo di politica torinese che da decenni sfreccia lungo l’autostrada Torino-Bardonecchia. Questo, almeno, è quanto trapela dai due soci – Anas e Gavio – che il 9 aprile si sono incontrati in assemblea e torneranno a vedersi giovedì, ma con l’intento di rimandare ogni decisione definitiva di una ventina di giorni.

 

Dopo gli ultimi passaggi societari, con la massiccia dismissione di quote del Comune di Torino trasferite a Anas, si è chiusa di fatto una stagione, quella in cui i rapporti tra i Gavio e la politica subalpina li teneva il braccio operativo dell’azienda tortonese, Bruno Binasco. Un “sistema” che ha portato l’ex ras socialista Salvatore Gallo al vertice di Sitalfa, controllata di Sitaf che si occupa di manutenzione, e Giancarlo Quagliotti, già capogruppo del Pci in Sala Rossa, eminenza grigiastra del sindaco Piero Fassino, alla presidenza di Musinet la società di progettazione detenuta al 51% da Sitaf e al 49% da Fata, galassia Finmeccanica ma in via di dismissione. E proprio questi due protagonisti della politica torinese, passati con qualche inciampo giudiziario dalla Prima alla Seconda Repubblica, potrebbero veder sbarrate le porte della Terza, magari nell’anno in cui il gran capo starebbe facendo di tutto per lasciare la Mole e  trasferirsi altrove (Fao). Fantapolitica? Forse, ma lo scenario è tutt’altro che inverosimile.  

 

Al di là delle scelte dei soci c’è una legge che stoppa ogni velleità dei due: il decreto Madia, quello che impedisce ai pensionati di ricoprire incarichi nei consigli di amministrazione di società partecipate dal pubblico (e con quel 51% di quote in mano ad Anas, Sitaf è da considerarsi a tutti gli effetti una società pubblica). Potrebbe essere giunta, quindi, l’ora dei giardinetti per i due arzilli colonelli fassiniani, l’uno, Quagliotti, settantatreenne, l’altro, Gallo, di un anno più giovane con un’eredità politica affidata ai due figli, Stefano, assessore allo Sport del Comune di Torino, e Raffaele consigliere regionale.

 

Come detto i soci hanno intenzione di andarci piano, non vogliono bruciare le tappe anche perché alcuni tasselli ancora devono essere sistemati per comporre il nuovo mosaico. Per esempio l’Anas è in una fase di passaggio con le dimissioni annunciate dal presidente Pietro Ciucci subito dopo l’approvazione del bilancio e la stessa Fata, che detiene quasi la metà di Musinet, sta per essere ceduta da Finmeccanica, mentre nel cda esprime ancora il suo vecchio patron, quell’Ignazio Moncada che nella stessa Fata non ha più incarichi. Insomma, ci sono da rivedere una serie di equilibri un tempo consolidati, equilibri che il socio privato, rappresentato da Beniamino Gavio pare deciso a rompere. Questione di settimane, forse un paio di mesi. 

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